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Francia. Il 30 settembre manifestazione nazionale contro l’austerità


Il Presidente della Repubblica vuole fare ratificare al più presto dal Parlamento il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance (TSCG) dell’eurozona, più noto sotto il titolo di «Patto di bilancio», così come è stato firmato da Nicolas Sarkozy il 25 marzo scorso. Ma le deboli misure «di crescita» annunciate il 29 maggio scorso non costituiscono per niente la «rinegoziazione », promessa dal candidato François Hollande, di un trattato che «aggiunge austerità all’austerità».
Questo Patto di bilancio aggrava le politiche neoliberiste attuate da anni e che hanno portato ai problemi attuali dell’eurozona. Innanzi tutto è un’assurdità economica. Imponendo che il «deficit strutturale» di uno Stato sia inferiore allo 0,5% obbligherà a tagli drastici nelle spese pubbliche. Priverà i poteri pubblici di mezzi indispensabili per attuare politiche che permettano di avviare la transizione sociale ed ecologica. Ora, al contrario, noi abbiamo bisogno di sviluppare e rinnovare i servizi pubblici e la protezione sociale per rispondere ai numerosi bisogni non soddisfatti, ridurre le ineguaglianze sociali e realizzare l’uguaglianza tra donne e uomini. Abbiamo bisogno di investimenti pubblici considerevoli per finanziare la transizione energetica, ridurre gli inquinamenti, assicurare la riconversione ecologica dei modi di produzione e di consumo, creare milioni di posti di lavoro. L’obbligo dell’equilibrio di bilancio permanente sarà un freno fortissimo ad affrontare la crisi sociale ed ecologica.
In una Europa in cui i clienti degli uni sono i fornitori degli altri, questo orientamento iniziato da due anni conduce oggi alla recessione generalizzata. Le difficoltà della PSA e di altre imprese derivano direttamente dal crollo della domanda nell’Europa del Sud. Oggi il potere d’acquisto stagna o regredisce, le imprese e le collettività locali riducono i loro investimenti: in un tale contesto, tagliare le spese pubbliche non farà che aggravare la disoccupazione. Secondo uno studio dello stesso FMI, riportare il deficit della Francia all’obiettivo posto dal governo del 3% del PIL, creerà 300 000 disoccupati in più dal 2013. La riduzione delle entrate fiscali che ne deriverà renderà ancora più difficile la riduzione dei deficit, che l’austerità avrebbe dovuto favorire, «giustificando» in tal modo un nuovo giro di vite, e così via.
Stupido dal punto di vista economico, questo Patto di bilancio è socialmente insopportabile poiché i «programmi di aggiustamento strutturale» oggi imposti alla Grecia e agli altri paesi in difficoltà riducono le protezioni, accrescono le ineguaglianze e colpiscono più duramente le parti più precarie della popolazione: donne, giovani, operai/e, immigrate/i. Lungi dall’evitare ai paesi del Nord-Europa di subire la sorte di quelli del Sud, questo Patto trascina tutta l’Unione in una spirale depressiva che rischia di generalizzare la povertà. Sarebbe un ritorno indietro senza precedenti dalla Seconda Guerra mondiale.
Infine, questo Patto di bilancio rappresenta una negazione della democrazia. Non solo prevede sanzioni quasi automatiche in caso di non rispetto, ma marginalizza i Parlamenti nazionali e quello europeo, e fa della Commissione e della Corte europea di giustizia, organismi non eletti, i giudici dei bilanci nazionali. Istituisce un federalismo autoritario che nega la sovranità popolare. Mette l’economia in stato di pilotaggio automatico, sottoposta a norme destinate a rassicurare dei mercati finanziari la cui potenza non viene messa in discussione. Noi non lo accettiamo.
Le crisi mondiali: sociale, ecologica e finanziaria, si aggravano. Sono cariche di pericoli, come dimostra il rafforzamento delle estreme destre xenofobe e nazionaliste. Queste crisi necessitano di una mobilitazione dell’Europa, ma di una Europa fondata sulla solidarietà e la democrazia, di una Europa che si libera dalla presa dei mercati finanziari. Il Patto di bilancio, al contrario, rafforzerà le contraddizioni interne dell’eurozona e potrebbe portare alla sua disgregazione. Il rifiuto da parte della Francia di ratificare il trattato sarebbe un segnale forte mandato agli altri popoli europei per aprire un dibattito sulla costruzione di un’altra Europa.
Per questo noi, le organizzazioni firmatarie di questo appello, rifiutiamo questo Patto di bilancio che compromette l’avvenire. Noi chiediamo che si tenga un ampio dibattito democratico affinché i cittadini possano impadronirsi di questo soggetto decisivo e pronunciarsi in proposito. Vogliamo mettere il Presidente della Repubblica, il suo governo, i parlamentari, di fronte alle loro responsabilità.

Per creare tale dibattito democratico, facciamo appello a rafforzare i collettivi locali già esistenti – in particolare quelli per l’audit cittadino del debito pubblico – ed eventualmente a crearne dei nuovi; noi organizzeremo insieme una serie di dibattiti pubblici in tutta la Francia; ci rivolgeremo, e inviteremo tutti i cittadini a rivolgersi, a ciascun deputato e senatore della maggioranza parlamentare, e organizzeremo manifestazioni, e tra queste una grande manifestazione unitaria a Parigi domenica 30 settembre. Si costituisce immediatamente un comitato di organizzazione per assicurare il successo di queste iniziative.

Primi firmatari(1) :

Aitec-IPAM, AC !, ANECR, Attac, CADTM, Cedetim-IPAM, CDDSP, CNDF, Les Économistes Atterrés, Fondation Copernic, Front de Gauche -Parti Communiste Français -Parti de Gauche -Gauche unitaire -FASE -République et Socialisme -PCOF – Convergence et Alternative-Gauche anticapitaliste, Marches Européennes, NPA, Résistance Sociale, Solidaires, Sud BPCE.

(1)Tutte le organizzazioni sindacali, associative e politiche progressiste che lo desiderano possono unirsi ai primi firmatari. Per saperne di più: www.audit-citoyen.org o contact@audit-citoyen.org.

(traduzione di Gigi V.)

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