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BastaAlternanza. Un’assemblea nazionale degli studenti in lotta

In vista del corteo nazionale del 30 novembre, la Campagna BastAlternanza convoca un’assemblea nazionale a Roma.

Ci vediamo venerdì 2/11 al CSA Intifada (via di Casal Bruciato), ore 16.00, per passare tutti insieme dalla resistenza al contrattacco!

E’ il momento di una mobilitazione nazionale del mondo della scuola, che sappia essere conflittuale e che sappia prendere una posizione netta e chiara rispetto al modello di scuola pubblica che da anni a questa parte ci viene imposto.

Contro una scuola elitaria, non più garante di istruzione di qualità.
Contro la repressione del decreto “Scuole Sicure” del Ministro Salvini, quando poi le scuole continuano a crollarci in testa.

Contro la repressione e lo sfruttamento, costruiamo insieme una mobilitazione del mondo della scuola.

Di seguito il testo di convocazione della mobilitazione nazionale del 30/11.

30 Novembre 2018 – Gli studenti scendono in piazza!

Non passa giorno senza che qualcuno tiri fuori nuovi dati sulla precarietà, la disoccupazione, i neet e i problemi delle nuove generazioni. Tante chiacchere ma poca sostanza. Noi siamo qui con analisi e proposte, ma anche con la rabbia di chi vuole una scuola ed una società diversa.

Viviamo un contesto di cristallizzazione della crisi economica e sociale. Da tempo le classi dominanti hanno capito che il mondo della formazione e dell’istruzione sono terreni di rilevanza strategica: agire sulle menti delle nuove generazioni, per formarle ad uso e consumo del capitalismo nelle forme che oggi questo assume, diventa una necessità improrogabile per gestire la crisi. L’accelerazione impressa dalla Buona Scuola di Renzi e del PD rispondeva proprio a questa necessità, cioè quella di educarci fin dalle scuole alla competitività, all’auto-imprenditorialità, allo sviluppo delle competenze (e non delle conoscenze), cioè a renderci le lavoratrici e i lavoratori funzionali alla nuova organizzazione del lavoro e della società.

Grazie all’alternanza scuola-lavoro, l’incubo è diventato realtà: minorenni che lavorano gratuitamente, senza diritti, saltando ore di scuola o di tempo libero pomeridiano o addirittura durante le vacanze e i festivi. Ci vogliono servi, precari, flessibili, schiavi delle esigenze di un mercato che produce solo sfruttamento. Sono passati 3 anni dall’approvazione della Buona Scuola e le conseguenze sono talmente sotto gli occhi di tutti che anche il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione è stato costretto questa estate ad ammettere che l’alternanza scuola-lavoro è frustrante, di scarsa qualità e utile soltanto alle aziende.

Le elezioni politiche del 4 marzo hanno poi segnato un terremoto politico, portando al governo due forze politiche (il confuso M5S e la Lega del fascista Salvini) che oggi godono del consenso popolare più alto mai visto nella storia della nostra Repubblica. In particolare, il Movimento 5 Stelle, il primo partito in Italia, ha portato avanti una campagna elettorale fatta di enormi promesse, tra cui l’abolizione della Buona Scuola .

Noi non abbiamo mai pensato di poter ottenere qualcosa di concreto da questo Governo e, infatti, nel contratto stipulato dai due partiti si lascia chiaramente intendere che non verrà stravolto l’impianto aziendalistico e classista della Buona Scuola e che, come immaginavamo, non c’è alcuna visione alternativa a quella della scuola autoritaria di mercato, un governo che non fa altro che continuare a tagliare sul mondo dell’istruzione finanziando soltanto la repressione ed il controllo all’interno delle scuole con il decreto “Scuole Sicure”, ma per noi le vere scuole sicure sono quelle che non hanno tetti pericolanti che ci cadono in testa!

Nel DEF verrà intanto discussa la proposta del ministro dell’Istruzione Bussetti di ridurre le ore di alternanza scuola-lavoro, mantenendo comunque il doppio delle ore nelle scuole professionali: lo scopo dichiarato è quello di rendere l’alternanza più “formativa” e inerente al percorso di studi. Tutto questo verrà accompagnato da un potenziamento dell’autonomia scolastica regionale, come richiesto dalle regioni ultra-produttiviste di Veneto, Piemonte e Lombardia, confidando poi sul fatto che in molte scuole si rimarrà sugli standard orari attuali.

Vista questa situazione, crediamo ci siano delle richieste minime che oggi con chiarezza vadano poste, e che devono diventare comuni agli studenti del nostro Paese:

– il diritto a ripensare a un modello scolastico inclusivo, pubblico e democratico

– una scuola di qualità che renda effettivo il diritto allo studio per tutti

– l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro e della Buona Scuola

– la re-internalizzazione delle attività di alternanza nelle scuole e il potenziamento delle attività di laboratorio all’interno dei nostri istituti

– l’abolizione delle Invalsi

– Aumento dei fondi stanziati per l’Edilizia Scolastica.

Dalle scuole, in mezzo a ricatti, controllo, sfruttamento e competizione si alza una voce di riscatto.
Il grido di rabbia di chi non ci sta, la voglia di riprendersi un futuro che altri ci hanno tolto, la pretesa di far sentire la propria voce di giovani e studenti in lotta.
LA FORZA DEGLI STUDENTI E DELLE STUDENTESSE CHE SONO CONSIDERATI NULLA E VOGLIONO ESSER TUTTO!”

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