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L’inutile vittoria della Troika

Il parlamento greco ha alzato bandiera bianca, ma neanche la resa cambierà la situazione del paese. Non c’è infatti nessun analista con un minimo di credibilità che riesca a sostenere l’efficacia economica del “piano” imposto dalla Troika.

La “vendetta” consumata dai creditori, inferociti dal referendum e dalla resistenza ellenica, tutto è meno che una terapia efficace per un paese a pezzi, che non potrà mai ripagare il debito e anzi lo vedrà crescere ancora. Lo spiega bene il Fondo Monetario Internazionale, uno dei tre pilastri della Troika, che rimane incerto se partecipare o meno al “piano di aiuti” da mettere in campo in cambio dell’accettazione delle lacrime e del sangue.

Lo sanno tutti, anche Schaeuble. E quindi ci sarebbe da chiedersi “perchè?” sia stata scelta questa strada. Dal punto di vista puramente economico, infatti, le soluzioni serie erano soltanto due: far uscire la Grecia dall’euro, fornendo l’assistenza necessaria, oppure tagliare il debito e finanziare il paese, per impedirne il tracollo. 

Entrambe le soluzioni avevano controindicazioni politiche ed economiche molto forti. La Grexit avrebbe certificato nero su bianco quello che comunque i mercati hanno capito: l’euro non è affatto “irreversibile”, qualsiasi paese potrebbe saltarne fuori da un momento all’altro, affossando l’esperimento più folle della storia (una moneta senza uno Stato, senza una politica economica per tutta l’area di interesse, in regime di concorrenza interna sul piano fiscale). Il taglio del debito, all’opposto, avrebbe distrutto il potere vincolante della Troika sui singoli paesi in difficoltà, liberandoli – tutti, non solo la Grecia – dall’obbligo di rispettare “regole” idiote.

Quando la realtà ti pone davanti la necessità di scegliere tra due soluzioni sbagliate significa che ti sei messo su una strada senza uscita.

Ma l’Unione Europea non ha strumenti per correggersi. I suoi organismi decisionali non dipendono dall’orientamento di una opinione pubblica continentale, non sottostanno alla tagliola di elezioni che possono bocciarne l’operato. Nessuno – insomma – può “mandare a casa” i pazzi e gli imbecilli che hanno sbagliato tutto.

Al contrario, i trattati conferiscono a quei pazzi un potere assoluto, privo di contrappesi. La “rivelazione” confessata a Varoufakis, nel bel mezzo di una riunione dell’Eurogruppo, per cui non esiste alcuna base legale dell’Eurogruppo stesso (non è previsto da alcun trattato, non esistono regole di funzionamento né verbali che ne resocontino l’attività) illumina una situazione assurda. Un aereo guidato da pirati dell’aria, che rispondono a input di breve respiro (gli interessi di alcune multinazionali, variabili come i risultati delle “trimestrali” di cassa), senza rotta e soprattutto senza punto d’arrivo.

Possono distruggere molto, ma non creare qualcosa.

Non sappiamo se ci sarà una ribellione del popolo greco abbastanza forte da rovesciare quelli che hanno firmato e sottoscritto la resa. Quello che sappiamo con certezza è che questa macchina distruttrice va fermata il prima possibile. Prima che metta in moto la guerra di tutti contro tutti.

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