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Zedda riconquista Cagliari: circo senza pane

Le elezioni comunali del 5 giugno hanno visto, con il 50.6% dei voti, la riconferma del candidato del centrosinistra Massimo Zedda direttamente al primo turno, lasciandosi alle spalle un centrodestra ricomposto alla bell’e meglio- con un po’ di vernice civica – il Movimento 5 Stelle (un 9% legato al voto d’opinione più che alla reale presenza dei pentastellati sul territorio), la coalizione civico-indipendentista-ecologista “Cagliari Città Capitale” (che ha raccolto un 2%, sotto le aspettative) e altre candidature minori. Il trionfo dell’esponente di SEL, sostenuto dal PD senza passare dalle primarie, è avvenuto in un contesto assai differente rispetto alla vittoria al ballottaggio di cinque anni fa, quando Zedda aveva spodestato la destra dal governo cittadino detenuto da decenni, suscitando speranza ed ottimismo in un clima generale di sconfitta per il polo di Berlusconi (le cosiddette «rivoluzioni arancioni» con Milano e Genova).

Il programma della coalizione a sostegno di Zedda del 2011 conteneva dei punti molto ambiziosi per affrontare importanti questioni, lasciate insolute da decenni di governo della città: contro la disoccupazione (“Nei prossimi cinque anni ogni giorno almeno un occupato in più; ogni giorno almeno la stabilizzazione per un precario; ogni giorno almeno una altra donna che conquista il lavoro; ogni giorno almeno un giovane che inizi a lavorare”); per rivitalizzare l’economia locale (“un comune che costruisce impresa”; “è necessario rivitalizzare le piccole botteghe, dall’artigianato ai generi alimentari, negozi, mercati comunali e mercatini rionali: con il Comune capofila di un progetto che interessi tutti i quartieri e valorizzi le vie del commercio di uso. In tutta Cagliari tutti devono avere la possibilità di fare impresa”); risolvere l’emergenza abitativa (“Daremo soddisfazione al bisogno abitativo dei cittadini. Lo faremo attraverso il recupero del grande patrimonio abitativo già esistente, gli oltre 6.000 alloggi sfitti”; «Noi vogliamo comunque garantire a tutti la possibilità di una casa»); la questione dei rifiuti («Migliorare la raccolta differenziata anche implementando sistemi domiciliari, dove il contesto urbanistico lo consente, significa recuperare materiali di ottima qualità tali da consentire forme di riciclaggio ad elevato valore aggiunto ed un notevole risparmio per l’amministrazione»); la questione degli studenti fuorisede (… «campus» …) ecc.

A conclusione del mandato, tutte le questioni di cui sopra, che avevano caratterizzato la coalizione come potenziale portatrice di un cambiamento reale nella vita della maggioranza delle persone, sono rimaste insolute – in alcuni casi aggravandosi – tra impegni disattesi e inerzia dell’amministrazione. Dal 2011 al 2014, sommando disoccupati e inoccupati – iscritti al Centro Servizi per il Lavoro – notiamo che, nella città di Cagliari, i senza lavoro sono aumentati di 8000 unità; rimangono 5090 appartamenti sfitti e un migliaio di famiglie in graduatoria per un alloggio popolare – mentre il comune fece staccare luce e acqua ai senza dimora che hanno occupato le scuole di via Flumentepido e via s’Avanzada, applicando un decreto chiaramente contrario ai diritti umani- e 17000 studenti fuorisede con i lavori di costruzione del campus universitario di viale La Playa (540 posti letto) non iniziati ed una casa dello studente in via Roma (150 posti, chiusa dal 2011 per inagibilità) di cui un esponente di maggioranza aveva proposto la vendita ai privati per farne un albergo. La raccolta differenziata rimane problematica mentre in città si paga la tassa sui rifiuti più alta dello Stato; inoltre, la giunta comunale non si è pronunciata contro la nuova discarica a Macchiareddu, di sostegno ad un inceneritore, malgrado il comune di Cagliari sia uno dei principali azionisti del Consorzio che intende realizzarlo.

Quella che doveva essere un’amministrazione di cambiamento che avrebbe dovuto portare una discontinuità- in senso progressista – rispetto alle precedenti amministrazioni cittadine, si è rivelata una giunta più che ordinaria e di continuità. Nessuna misura radicale per far fronte all’emergenza abitativa e degli studenti fuorisede (ad esempio la requisizione di appartamenti sfitti); rifiuto di compiere ogni atto che potesse mettere in difficoltà gli esecutivi amici in Regione e a Roma, dunque il partito principale di maggioranza, il PD (ad esempio non applicare il decreto Lupi sulle utenze delle case occupate o pronunciarsi contro la ristrutturazione dell’inceneritore a Macchiareddu).
Zedda, nonostante l’isola sia stata attraversata da un movimento importante contro l’occupazione militare, non ha mai voluto compiere alcun gesto- fosse pure meramente simbolico – per manifestare ostilità contro la presenza militare italiana e internazionale, costituita da servitù militari intollerabili, costituenti anche- come gli stabilimenti balneari per i dipendenti delle Forze Armate o gli alloggi della Marina Militare (30000 mq)- dei privilegi intollerabili, specie in un periodo di crisi economica e sociale. Recentemente, il comune di Cagliari ha addirittura premiato un suo cittadino centenario che ha servito nella base Nato di Decimomannu per oltre 40 anni. Zedda non ha neanche ritenuto di doversi pronunciare riguardo lo sbarco in città dei mezzi militari diretti al poligono di Teulada.

Proprio a causa di questa metamorfosi in corso d’opera, la campagna elettorale di quest’anno è stata molto diversa dalla precedente. La comunicazione della coalizione di centrosinistra, in modo piuttosto intelligente, ha puntato principalmente sulla esaltazione della ordinaria amministrazione e delle opere pubbliche compiute («città di gran lunga migliore di quella che era, più verde, più ordinata, più fruibile, più accogliente, più sostenibile insomma più bella da abitare e da vivere» ; «Sappiamo bene quanto la bellezza sia importante per la qualità della vita dei nostri cittadini»; «imponente lavoro di riqualificazione e valorizzazione degli spazi pubblici e delle aree verdi (…) ci restituiscono una città più piacevole, più vivibile, più bella e più verde con una quantità enorme di spazi pubblici fruibili dai cittadini e dai visitatori») oppure anche con spot pubblicitari per eventi futuri di cui si sono gettate le basi («Olimpiadi e Città Europea dello Sport»; «Cagliari capitale italiana della cultura e candidata finalista capitale europea della cultura» ; «Cagliari ha dimostrato di poter ospitare grandi eventi» ; «Cagliari sempre più internazionale, aperta e ricca di occasioni»). Tutto questo, gettando discredito su chi come Cagliari Città Capitale- anche rifacendosi dichiaratamente a dei punti del programma zeddiano incompiuto del 2011 – ha posto l’accento sui problemi evidenziati precedentemente, proponendo delle soluzioni ed un progetto politico alternativo, contro le forze politiche egemoni e come punto di partenza per un cambiamento in tutta la Sardegna. Assai significative in questo senso le dichiarazioni del deputato di SEL Luciano Uras, dopo i risultati del voto: «il fenomeno populista nell’isola è molto contenuto. Dicono che la buona amministrazione, ad iniziare da quella di Cagliari e del sindaco Massimo Zedda, è apprezzata (…) E’ sconfitta al contempo l’ipotesi di una sinistra radicale, rancorosa e litigiosa, indisponibile ad assumere funzioni e responsabilità di Governo nell’interesse superiore delle nostre popolazioni».

Significativo è il drastico calo dell’affluenza, mai così bassa da quando (1994) il sindaco viene eletto direttamente dagli elettori (https://seosardinia.wordpress.com/2016/06/07/elezioni-cagliari-crolla-laffluenza-alle-urne-aumentano-candidati-e-liste/) con ben 11 punti percentuali in meno rispetto a cinque anni fa; ciò potrebbe essere il segno ulteriore del fatto che lo strumento elettorale non venga ritenuto come importante per cambiare la propria condizione, così come la «buona amministrazione» di Zedda non abbia spinto le persone alla partecipazione. Altri elementi di distacco rispetto alle amministrative del 2011 riguardano il contributo alla vittoria di Zedda da parte di forze politiche ed individui precedentemente legati al centrodestra cittadino o non riconducibili all’area politica progressista: PSdAz (5007 voti, 7%) che porta in consiglio comunale Gianni Chessa, già assessore al patrimonio durante la giunta di Emilio Floris ed ex consigliere comunale per l’UdC; Roberto Tramaloni, già candidato con Futuro e Libertà (il partito di Fini) nel 2011, ora neoconsigliere del Partito dei Sardi a sostegno del sindaco; l’Unione Popolare Cristiana ed il Centro Democratico hanno portato complessivamente in dote alla coalizione circa 1400 voti (2%).

I media hanno generalmente descritto la vittoria di Zedda a Cagliari come in controtendenza rispetto all’Italia: il centrosinistra italiano presentatosi unito; il PD tiene la propria forza, si conferma centro della maggioranza e forza determinante dell’amministrazione (come nella giunta precedente, con evidenti conseguenze) con 10 consiglieri su 21. Sommando i consiglieri di SEL, il centrosinistra italiano controlla ben 2/3 della maggioranza consiliare; gli altri 7 seggi saranno ripartiti tra i sardisti (4 seggi) ed altri tre partitini «identitari» o «indipendentisti» (3 seggi).

Cagliari addirittura diventa un modello per il centrosinistra di tutto lo Stato. Un incentivo per la sua ricomposizione, cioè in favore di un’alleanza stabile e organica tra PD e SEL. Cosa che una forza politica sardista e indipendentista di Sinistra- che si pone come obiettivo l’emancipazione sociale e nazionale del nostro popolo- dovrebbe considerare come negativa, dato che la sua tattica dovrebbe essere volta all’indebolimento delle forze politiche dei due poli liberali e unionisti (come sostenuto da Cagliari Città Capitale, che ha messo il diritto all’autodeterminazione del popolo sardo tra i punti fondanti del suo progetto di alternativa progressista). Diverso il caso per i sardi progressisti nei partiti italiani, che non si pongono come obiettivo la risoluzione della questione sarda o l’emancipazione nazionale, per cui la Sardegna è marginale (PRC, PCdI e SEL a sostegno del candidato sindaco del PD) e l’Italia come il centro dell’azione politica, da cui dovrebbero discendere cambiamenti anche nell’isola, al cui popolo è richiesta esclusivamente ricezione passiva (si contrasta il PD di Renzi ed il suo governo sulla penisola ma in Sardegna no) e non di agire attivamente per inserirsi, contribuire, provocare dei cambiamenti nello Stato centrale. Diverso il caso delle forze politiche cosiddette «identitarie» (Rossomori, La Base) – la cui ragione d’essere è sempre stata quella di partiti satelliti del centrosinistra, con l’ambizione di piazzare qualche candidato nei seggi- o «sardiste», «indipendentiste» come il Partito dei Sardi – contenitore per notabili con corrispondenti pacchetti di voti e spesso transfughi da altri partiti, il cui progetto politico si può ben leggere attraverso le categorie di «trasformismo» e «rivoluzione passiva», certo non come progetto di emancipazione reale della Sardegna.

Le elezioni municipali sono state spesso poste all’interno di un progetto generale di cambiamento: recentemente, in Spagna con i raggruppamenti vicini a Podemos (Madrid, Barcellona, Valencia, Galizia) e al nazionalismo di sinistra (Pamplona); la vittoria del nazionalista Gilles Simeoni a Bastia in Corsica, contro il dominio clientelare e clanista della famiglia Zuccarelli; la Sinistra abertzale nei Pirenei Atlantici, sotto amministrazione francese, che è riuscita a scavalcare la Sinistra centralista. Ritengo che scindere tra dinamiche «comunali» e dinamiche «nazionali» per costruire la propria politica delle alleanze sia sbagliato, per una forza politica che vuole cambiare l’esistente e non limitarsi ad amministrarlo o a ricercare particolari privilegi finalizzati a se stessi. Cagliari Città Capitale ha ottenuto un risultato al di sotto delle attese: sarà necessario interrogarsi sulle ragioni di questo risultato e fare autocritica; tuttavia, ProgReS- il partito indipendentista della coalizione – ha fatto bene ad aver ribadito la propria linea non compromissoria, allontanando ogni possibile deriva opportunista.

 

Andria Pili

 

http://www.ufficiostampacagliari.it/rassegnastampa.php?pagina=27831

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/13/disoccupazione-se-cagliari-sinistra-aumenta/1584643/

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