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Potere al Popolo è un percorso

Io penso che Potere al Popolo non sia un punto di arrivo, ma neanche un treno da prendere e lasciare quando più conviene: Potere al popolo è un percorso

Leggo molti commenti di iscritti di Rifondazione sull’abbandono del loro partito dalla costruzione di Potere al Popolo. Qualcuno lo legge come uno sbaglio imperdonabile, altri come una liberazione da un percorso che non condividevano sin dall’inizio, altri ancora lo considerano un passaggio doloroso ma inevitabile perché Potere al Popolo non avrebbe accettato di rimanere un coordinamento tra varie sigle ed avrebbe invece accelerato verso la costruzione di un nuovo soggetto politico.

Da ex iscritto e militante di Rifondazione, dalla sua nascita al 2007, condivido il pensiero e la preoccupazione di chi pensa che l’abbandono di Rifondazione rappresenti un errore politico, l’ennesimo errore commesso, a mio avviso, per la mancanza di una visione e di un’analisi complessiva adeguata a questa fase.

Non provo neanche a ribattere le posizioni di chi, in Rifondazione, era e continua ad essere contrario alla costruzione di una sintesi politica come Potere al Popolo e preferisce rimanere nel proprio guscio tifando piuttosto che ragionando con freddezza.

Questa mia breve riflessione è rivolta a coloro che in Rifondazione hanno dubbi e che per disciplina di partito, per abitudine, perché “me lo dice un compagno o una compagna che stimo” o per qualsiasi altra ragione, pur avendo partecipato in questi mesi alla vita e all’attività di PAP ed averne compreso le potenzialità, preferirebbe non scegliere di navigare in mare aperto e vorrebbe forse essere nuovamente avvolto nelle conosciute, fin troppo conosciute, pareti del proprio circolo, tra la gente che si conosce e con la quale si parla o si litiga da anni, con la stessa bandiera, lo stesso simbolo, gli stessi “rituali”. E si fa ciò spesso pensando e rilanciando un’auspicata unità delle varie sigle dell’arcipelago di ciò che è rimasto della cosiddetta sinistra radicale nel nostro paese.

Forse però non si considerano due aspetti che provo a sintetizzare senza la presunzione di avere la verità in tasca.

1) Troppo spesso ci si dimentica che tutti i soggetti che oggi si vorrebbero riaggregare in un unico cartello (magari esclusivamente elettorale) provengono in massima parte proprio dalle varie scissioni di Rifondazione. Soggettività diverse che spesso poco hanno avuto a che vedere con posizioni sostanzialmente diverse dal punto di vista politico. Rimetterle insieme non è difficile, è del tutto impossibile ed anche se si riuscisse a tenerne insieme qualcuna, non si tratterebbe certo della costruzione di un progetto politico alternativo, ma di una semplice raccolta di figurine, con molti doppioni e qualche bis-valida, ma sicuramente senza nessuna concreta e corposa connessione con il blocco sociale che vorremmo rappresentare.

2) Troppo spesso ci si dimentica che tutti i cartelli elettorali messi in campo da Rifondazione in questi ultimi anni sono falliti. Perché allora non si analizza questo fatto oggettivo e si continua a percorrere la strada dell’alleanza posticcia e bisunta che dura qualche mese e non si da invece forza e forma al progetto di riunificazione reale dei soggetti sociali e politici che operano da sempre sui territori, nei posti di lavoro, tra i disoccupati, i migranti, gli studenti? Potere al Popolo è proprio questo: il rimettersi in discussione, TUTTI, con l’obiettivo della costruzione di un unico progetto di riaggregazione politica. Proprio per questo è indispensabile rimettere sul piatto, TUTTI, un pezzo della propria sovranità di gruppo, di partito, di associazione: senza chiedere lo scioglimento di nessuno, ma costruendo un percorso comune ed unitario e quindi indipendente. E’ questo che non hanno accettato il PCI, Rifondazione e Sinistra Anticapitalista: pieni delle loro certezze, ma vuoti o semivuoti contenitori di simboli, di bandiere e di ricordi.

Detto ciò, sono convinto che il percorso di costruzione di Potere al Popolo non subirà grandi contraccolpi dall’abbandono di Rifondazione perché non esiste la possibilità di costruzione di una sinistra alternativa, o chiamatelo pure “quarto polo”, che non sia un semplice cartello elettorale: domani per le elezioni europee, dopodomani per le amministrative e poi ancora per le politiche.
Con quale obiettivo? E con quali risultati?

L’unico modo per ricostruire è partire dalla gente, dalle pratiche e dalle analisi che si sono sviluppate in questi mesi in PAP partendo dai bisogni, dalle condizioni e dal lavoro delle compagne e dei compagni, molti dei quali giovani, che stanno producendo anche un nuovo modo di relazionarsi e di comunicare. Il ruolo che i compagni e le compagne di Rifondazione potrebbero e possono svolgere in questo processo di rapida costruzione di un’alternativa possibile e credibile sarebbe ed è importante, e sono convinto che, a prescindere da tutto, gran parte di loro continueranno a lavorare e a partecipare alla costruzione di Potere al Popolo.

Potere al popolo non è un punto di arrivo, non è la soluzione di tutti i problemi, non è soggetto politico depositario della verità: Potere al Popolo è a mio avviso un percorso da intraprendere, da costruire, da attraversare insieme, arricchendolo delle esperienze e dei valori di coloro che hanno vissuto la politica degli ultimi decenni ma anche dei bisogni, degli entusiasmi e delle pratiche di cui i nostri compagni e le nostre compagne più giovani e meno giovani sono portatori e testimoni.

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1 Commento


  • Fabrizio

    Carissimo omonimo, a seguito dello scioglimento di DP (voluto opportunisticamente dal duo Russo Spena- Vinci, Maitan si accodo’, Ferrando blaterava di entrismo) sono uscito da Rifondazione nel 1994, non condividendo l’imposizione di Bertinotti quale segretario, come e’ andata a finire e’ sotto gli occhi di tutti. Da allora ritengo che Rifondazione e le sue scissioni a destra e a manca, siano l’ostacolo piu’ grande che abbiamo avuto per ricostruire nel nostro paese una nuova forza comunista e modernamente anticapitalista.

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