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Sporchi, cattivi e pendolari. A Milano

Quando un uomo con la metro incontra una coincidenza con il passante, la coincidenza è su un binario morto…

Anno 2018. 06:00 del mattino. Per qualcuno inizia la giornata, altri sono già in viaggio da un’oretta. In 750.000 ci si muove da e verso Milano per andare a lavoro, a scuola o all’università. Dal lunedì al venerdì, gesti precisi e ripetitivi, quasi da automi, ci permettono di uscire di casa in tempo utile.

Appunto, il tempo, un lusso che sappiamo essere di pochi ma che quotidianamente ci ritroviamo a rincorrere per non perdere una coincidenza, per timbrare un cartellino, non fare tardi a lezione, rientrare a casa ad un orario che ci consenta di avere anche una vita privata. Equilibrismo tra minuti, strade affollate e passi svelti che si scontra contro un muro di corse soppresse, vagoni pollaio, linee affidabili solo in alcuni scampoli di città.

Eppure, la narrazione che si fa di Milano e della Lombardia è quella del “PIL alto”, dell’efficienza in ogni settore. Possibile che, presi dalla nostra corsa ad ostacoli giornaliera, siamo così distratti da non notarlo?

In effetti, risulta difficile quando per fare 40 km impieghi due ore e non puoi permetterti una stanza a Milano. Complicato, quando arrivi al lavoro in ritardo per l’ennesimo guasto. Impossibile, quando abiti in periferia: hanno soppresso le linee notturne, ridotto le corse nei week-end e tu lavori proprio di notte e nei week-end.

Dove finiscono, allora, tutta la funzionalità e tutto questo PIL? Perché, ammassati tra una fermata e l’altra della metro o in attesa su un binario gelido del passante ferroviario, fatichiamo davvero a vederli.

Per rispondere alla domanda bisognerebbe avere la possibilità di fermarsi un attimo, riflettere e magari mettere in successione qualche dato.

Partiamo da ATM. Atm Spa (Azienda Trasporti Milanesi) è una società per azioni di proprietà del Comune di Milano. Attraverso 7 società controllate e 8 partecipate gestisce il trasporto pubblico nel capoluogo lombardo e in 46 Comuni della Provincia, servendo nel complesso un territorio che interessa 2,6 milioni di abitanti.

Atm Spa gestisce inoltre il servizio di accesso Ecopass, il carsharing GuidaMi, il bikesharing BikeMi e, insieme a Trenitalia e LeNord, la linea S5 del servizio ferroviario suburbano di Milano.

All’estero, attraverso la controllata Inmetro, Atm Spa controlla una parte del trasporto pubblico di Copenhagen, in Danimarca. Ci troviamo quindi di fronte ad un colosso del settore trasporti che dalla sua pagina web si vanta di un 2017 in attivo per 38,6 milioni di euro. Questi milioni costituiscono i dividendi straordinari da corrispondere all’azionista unico della s.p.a, cioè il Comune di Milano.

La Giunta, però, da un lato rinuncia a riscuoterli , dall’altro aumenta i biglietti da 1,5 a 2 euro (per gli abbonamenti mensili da 35 a 39), evidentemente trovando più utile puntare sul gettito previsto di 50 mln di euro. Rincari che, sommati a quelli del 2011, arrivano alla percentuale del 100% in poco più di otto anni.

D’altronde, basta seguire le dichiarazioni dell’assessore al Bilancio Tasca per comprendere quale sia l’idea di servizio pubblico di questa giunta: “dovevamo decidere se far ricadere il costo dei trasporti pubblici sulla fiscalità generale o sugli utenti Atm. Aumentando il ticket , il 50% è a carico di chi usa i mezzi”.

Altro elemento da considerare, per rispondere alla domanda che ci siamo posti , è la rivoluzione del Sitam (Sistema integrato trasporti area milanese). Si trasformerà in un sistema a cerchi concentrici dove zone, fasce e costi saranno valutati usando come metro la distanza dal centro città. Possiamo, quindi, concludere che, da una parte, si fa ricadere il costo del servizio su chi i mezzi li usa e che, di solito, si muove verso il centro da aree periferiche o dell’hinterland, dell’altra si riprogetta il tutto in funzione del centro.

Le novità introdotte non seguono, così, l’idea di trasporto pubblico quale bene essenziale, al pari di istruzione e sanità, ma quella di uno strumento funzionale ad una specifica visione di città. Visione che contempla utenti e pendolari unicamente come risorse necessarie a garantire l’efficienza ed il “Pil alto” del centro. Risorse sulle quali scaricare, all’occorrenza, i costi di una qualità della vita, sì tra le più alte, ma, sempre più riservata a pochi.

Facciamo conto, però, di essere giunti, magari a fatica, sull’“orlo esterno” della metropoli meneghina. Per inoltrarsi nella provincia lombarda dobbiamo avere a che fare con Trenord. Una s.r.l la cui proprietà è equamente divisa tra Trenitalia e Fnm Spa. Quest’ultima è una controllata della Regione Lombardia (57,57%) e nelle intenzioni doveva essere l’esempio virtuoso della compartecipazione tra capitale pubblico e privato.

In realtà, parliamo di vent’anni (a partire da quando si chiamavano Ferrovie Nord) di malversazioni, appalti pilotati, consulenze milionarie, il tutto condito da incarichi a politici trombati, amici, parenti e quant’altro fosse utile alle varie consorterie che si sono avvicendate alla sua guida. Una macchina perfetta per chi la sfrutta. La politica, la usa come bacino clientelare e luogo dove riequilibrare rapporti di potere politico-economico. Gli azionisti privati traggono profitto spremendo fino all’osso, indisturbati, una struttura ferroviaria già in forte criticità, ma che ha consentito loro di estrarre, comunque, utili per 10 milioni di euro.

Nonostante la narrazione aziendale parli di percentuali di soddisfazione da parte degli utenti prossime all’82%, chiunque sia mai salito su uno di questi treni ha ben chiara la drammaticità della situazione. Una gestione tossica ed affaristica di un servizio che dovrebbe essere, realmente, pubblico, significa sacrificare qualità e sicurezza con effetti tragici, come ci insegna l’incidente di Pioltello di solo qualche mese fa. Ancora una volta, costi e rischi sono a carico di utenti, pendolari e lavoratori.

Il nuovo Governatore, come i suoi predecessori, non si è sottratto a quella che ormai è tradizione consolidata: promettere treni nuovi e miglioramenti del servizio in campagna elettorale. Treni che, passate le elezioni, scompaiono da ogni visuale, mentre, come sempre, compaiono i tagli.

Annunciato, infatti, un “piano d’emergenza” che, alla fine, altro non è che la soppressione di linee ferroviarie e la loro sostituzione con il trasporto su gomma. Tale misura è giustificata con una razionalizzazione delle risorse. Non essendoci personale e mezzi a sufficienza (da qui, il motivo di così tante soppressioni), si taglia il servizio. L’idea di rinforzare un organico insufficiente o di mettere mano ai problemi strutturali, non sembra essere presa in considerazione. Un ulteriore peggioramento rispetto ad una situazione già pessima. Si prefigura un nuovo passo nel progressivo disfacimento di una rete ferroviaria regionale a cui non potrà che conseguire un graduale isolamento, anche sociale ed economico, di intere aree della Lombardia.

Le vicende di Atm e Trenord degli ultimi anni ci mostrano come la tanto decantata supremazia del privato sul pubblico, in quanto ad efficienza, sia unicamente un artificio retorico utilizzato per giustificare le solite logiche speculative e di profitto ad ogni costo. E d’altronde come potrebbe essere altrimenti?

Agli inizi degli anni 90′, quando cominciò in Italia il processo di trasformazione in spa degli enti di gestione dei principali servizi pubblici si disse che questo non avrebbe cambiato nulla, perché le società sarebbero rimaste al 100% in mano pubblica; e invece così non è stato, perché la nuova veste giuridica di società per azioni ha consentito di modificare le finalità stesse della gestione: da quella di offrire un servizio pubblico di qualità, eventualmente con una gestione anche in perdita ripagata dalle entrate fiscali, a quella tipica di un soggetto privato, ossia garantire dividendi e distribuire utili.

Il tutto con conseguente aumento dei ricavi, intervenendo sulle tariffe, riduzione del costo variabile del lavoro e a scapito di investimenti infrastrutturali di lungo periodo come quelli di manutenzione, in quanto non immediatamente remunerativi; gli effetti disastrosi di questo modello, spacciato come l’unico possibile, li paghiamo tutti oggi.

D’altro canto, anche una gestione pubblica che insegue ed imita meccanismi puramente aziendalistici tende a riprodurre quegli stessi limiti e a non venire incontro alle esigenze ed ai bisogni di chi, ogni giorno, deve muoversi sul nostro territorio per lavorare, studiare, vivere.

Sarebbe necessario iniziare a pensare un servizio pubblico che preveda il protagonismo e il coinvolgimento degli utenti sia per quel che riguarda la segnalazione di problematiche che di controllo sulla gestione.

La campagna #sporchicattiviependolari nasce allo scopo di mettere al centro esigenze e bisogni di chi i mezzi li usa.

Sporchi, perché chi è immerso nella vita reale fatta di corse, di piccole e grandi difficoltà, è costretto ad affannarsi, scomporsi, sudare, pur di arrivare a fine giornata.

Cattivi, perché la corsa ad ostacoli a cui siamo costretti ci rende nervosi, a volte ci incattivisce e lo sforzo che vogliamo fare è rivolgere la nostra rabbia verso i reali responsabili del nostro disagio.

Primo obbiettivo: il blocco dell’aumento del biglietto Atm e della soppressione delle linee Trenord indicate nel “programma di emergenza”.

C’è una sola emergenza: Trasporti sicuri ed accessibili per tutti!

#Noaumenti #Nosoppressioni #sporchicattiviependolari.

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