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Calabria. “Ci voleva un microbo per capire che la sanità è vicina allo zero”

La Sanità pubblica calabrese, da parecchio tempo ormai, è diventata una fitta rete di corruzione, un ignobile reticolo di clientelismo politico-affaristico con ai vertici figure imposte da una politica becera, arrogante e banditesca divenuta ormai un cancro, che ha fatto dello scambio di voti e dell’inquinamento sociale una dottrina.

Da qualche decennio, in Calabria si assiste a una emorragia di risorse economiche per foraggiare i grandi ospedali del nord a causa della famosa e triste migrazione sanitaria e le cliniche private calabresi quasi sempre in mano a faccendieri e quasi sempre collusi.

Ma anche per mantenere una struttura commissariale, conseguenza degli scioglimenti, per infiltrazioni mafiose, delle Asp calabresi, con funzionari incapaci e incompetenti frutto della spartizione politica, i quali della salute dei cittadini calabresi se ne fottono altamente.

Ci voleva un microbo per far capire come la sanità pubblica in Calabria sia vicina allo zero. Per anni è stata una miniera di soldi per gli affaristi di cliniche e aziende private. Una fonte inesauribile di bandi personalizzati per le forniture, nomine truccate di dirigenti, intrecci con consorterie malavitose e i clan politico-massoni. Tanti politici che hanno amministrato la regione Calabria finora e altri che sono stati piazzati più in alto a Roma, hanno sempre sguazzato con tali porcherie, facendo le loro fortune sulle malattie e la salute dei cittadini.

Commissari ad acta cacciati dopo che essi stessi hanno scoperto per caso, davanti a una telecamera del servizio pubblico, di avere la responsabilità della stesura di un piano anticovid rivelandosi incompetenti, davanti a tutto il popolo calabrese, con pantomima finale di scuse e le giustificazioni più stravaganti che suscitano pena e…tantissima rabbia.

Ma anche, ancora, nuovi commissari nemici della utilissima mascherina. Capi di protezione civile che non sanno cosa sono i ventilatori. Presidenti di regione che ammettono spudoratamente la propria ignoranza sulla situazione delle terapie intensive in regione e dati taroccati forniti per non incorrere nelle restrizioni del DPCM che inserisce la Calabria in zona rossa.

Milioni di euro accreditati alla regione per potenziare il sistema in previsione della seconda ondata di contagio da coronavirus e mai spesi, lasciando che il bacillo galoppasse infettando tutti alla velocità di un tornado.

Questa è la politica calabrese e così è la sanità in Calabria.

Quaggiù, la salute da molto tempo non è più un diritto costituzionale ma un accessorio o addirittura un lusso. Forse pezzi di magistratura illuminata cominciano ad aprire qualche fascicolo, la speranza è che tutte le procure calabresi facciano altrettanto e finalmente comincino ad alzare il tiro mettendo nel mirino gli ‘incappucciati’ che pervadono, saccheggiano e derubano questa terra.

E se anche l’antimafia si svegliasse… Gino Strada commissario? Ci sarebbe semplicemente da esserne fieri e orgogliosi, ma i calabresi continueranno a distrarsi seguendo il mago di turno, con tarantelle, cortometraggi superpagati e qualche zeppolata, cercando sempre un colpevole e un capro espiatorio ai problemi, senza capire che in ‘cabina’ di voto sono i primi della filiera, perché la politica è tutto.

Come dice Orwell. Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri e traditori, non è vittima! E’ complice!

 

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1 Commento


  • Manlio Padovan

    Mail inviata ieri al ministro Roberto Speranza e alla ministra Elena Bonetti.
    Siamo un paese di merda con un popolo in mano ad una banda di cialtroni.
    Politici ?
    Il nostro è un paese mai nato: tanto che nel 2010, presidente Giorgio Napolitano, le autorità italiane presenti alla cerimonia ufficiale del 20 settembre, che è la data in cui Roma da capitale che fu di uno Stato arretrato illiberale e forcaiolo diventò italiana, non pronunciarono una sola parola; ma lasciarono parlare soltanto il segretario di Stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone e con toni da vincitore: che è colui che si trovò ristrutturato anche lui, pare, a sua insaputa un superattico con i soldi destinati ad un ospedale per bambini e che per superare “una vicenda desolante, caratterizzata da opacità, silenzi, pessima gestione della cosa pubblica” fece alla Fondazione dell’ospedale ed al Governatorato una «donazione volontaria» di 450 mila euro: 150 mila alla prima e 300 mila al secondo…quando si dice Fede e povertà! Nella stessa occasione, la delegazione UAAR -Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti- che si è presentata a Porta Pia per celebrare la breccia è stata bloccata dalla DIGOS che ha requisito i documenti di tutti pur se i manifestanti avevano solo le bandiere della associazione, nessun cartellone e nessuno slogan era stato gridato. Mentre nel 2020 il ministro della salute Roberto Speranza ha nominato monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, a capo della commissione per la riforma dell’assistenza degli anziani: facendo del concetto di laicità dello Stato roba da spazzatura. Al ministro Roberto Speranza, sedicente politico di sinistra, affascinato dalle paraculaggini pretesche non è passato per la mente di dare una occhiata alla sanità calabrese; non ci ha pensato proprio, lui che è un rappresentante dello Stato e quindi di quell’organismo che dovrebbe amministrare la Nazione: quella sanità in Calabria che oggi sappiamo esser in stato comatoso. Tutto in linea con la traccia impostata dal governo nella persona di Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la famiglia, che ha nominato nella commissione “Donne per un nuovo Rinascimento” una consigliera del Vaticano, suor Alessandra Smerilli: consigliera proprio dello Stato antidemocratico per eccellenza e che nega proprio alle donne la parità che loro spetta, di quello Stato che da 2000 anni, duemila!, fa del patriarcato e della discriminazione della donna la legge sociale fondamentale del suo operato. A parte il fatto che si tratta di uno Stato straniero che, perdipiù, ha principi ed obiettivi spesso decisamente in contrasto con lo Stato italiano, non si può non far notare che la suora è certamente femmina ma, senza volerla minimamente offendere, non è donna, perché la donna è colei che vive il mondo, nel mondo. Nel mondo reale, intendo, non in quel mondo fasullo e perverso che umilia la donna e che fa della disciplina e del cilicio i raffinati strumenti per l’amore sadico.
    Cosa ci si può aspettare di buono da politici di tale specie?

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