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Guatemala, donne indigene: ‘continuiamo a lottare per la giustizia’

“È una grande umiliazione, perché le donne Ixiles hanno osato dire la verità e l’annullamento della sentenza è una beffa totale che dimostra una volta di più il razzismo e la discriminazione verso la donna Maya”: così il Consiglio delle autorità ancestrali indigene Ixiles del Guatemala ha reagito alla clamorosa decisione della Corte Costituzionale di annullare la storica condanna a 50 anni di carcere per genocidio e 30 anni per crimini contro l’umanità comminata il 10 maggio in prima istanza all’ex dittatore José Efraín Ríos Montt (1982-1983).

Dopo un lungo e controverso iter giudiziario, complicato da continui ostacoli posti dalla difesa per evitare che l’ex generale, 87 anni, lo affrontasse, e contrassegnato dalle drammatiche testimonianze rese dai superstiti delle stragi compiute dall’esercito nel dipartimento nord-occidentale del Quiché contro i nativi del popolo Maya Ixil, l’alto tribunale ha stabilito che all’imputato, accusato nella fattispecie di 1771 omicidi, non sia stato garantito un “giusto processo”.

“Quello che il popolo Ixil vuole è che si arrivi a conoscere la verità, vuole la giustizia per il paese. La risoluzione emessa dalla Corte Costituzionale non ha un carattere giuridico bensì politico che dimostra una volta di più la dominazione delle elites economiche e politiche del Guatemala” sostengono le autorità indigene.

È un fatto che Ríos Montt, già leader dell’influente Fronte repubblicano guatemalteco (Frg) da lui fondato nel 1990 – con cui tentò anche di ottenere la presidenza attraverso le urne nonostante il suo passato golpista glie lo vietasse grazie alla compiacenza della stessa Corte Costituzionale – è stato rinviato a giudizio per genocidio solo nel gennaio dello scorso anno. Fino ad allora, pur reclamato anche dalla Spagna per i crimini del suo regime, è stato protetto dall’immunità parlamentare – è stato anche presidente del Congresso ed eletto più volte al parlamento, l’ultima nel 2007 – nonostante secondo la Commissione per il chiarimento storico (Ceh, indipendente) nei 17 mesi del suo regime le violazioni dei diritti umani in Guatemala raggiunsero la massima efferatezza.

“Quello che è accaduto è deplorevole ed è durato molti anni. Non solo nella regione Ixil c’è stato un genocidio, questo il mondo lo sa e qui in Guatemala lo sappiamo tutti…Ma che sia chiaro – sottolineano le dirigenti indigene Ixiles – che noi come donne ci sentiamo ancora più forti, perché questa lotta continuerà. Non siamo deboli né demoralizzate, al contrario, questo ci spinge ad andare avanti affinché un giorno ci sia giustizia in Guatemala”.

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