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Siria: esercito riconquista posizioni e taglia linee ribelli

L’esercito siriano, appoggiato da combattenti sciiti stranieri, ha ripreso il controllo della cittadina di Sbeineh, alle porte di Damasco, in mano ai ribelli da oltre un anno. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh) secondo cui la città è considerata di importanza strategica poiché da essa passa la linea di approvvigionamento dei combattenti anti-governativi nei quartieri sud della capitale.

La presa della città – che avviene dopo giorni di intensi bombardamenti – è stata confermata dalla televisione di stato siriana. “Il nostro esercito ha ripreso posizione nella città di Sbeineh e nel vicino villaggio di Ghazalan, dopo aver sconfitto e messo in fuga i terroristi” ha riferito l’emittente, che riprende la terminologia ufficiale per definire i ribelli anti-governativi.

“Praticamente tutte le linee di approvvigionamento dei ribelli posizionati nella parte meridionale di Damasco sono ormai tagliate” ha osservato Rami Abdel Rahmane, capo dell’Osdh, secondo cui l’esercito si sarebbe avvalso del sostegno dei miliziani libanesi di Hezbollah, alleati del governo di Bashar al Assad.

La nuova presa avviene qualche settimana dopo la caduta di città vicine come Husseniya, Ziabiyeh et Boueida, tornate sotto il controllo dell’esercito.

I mezzi di informazione siriani riferiscono inoltre che il governo ha annunciato un’amnistia presidenziale per i disertori dell’esercito. In un comunicato dello Stato Maggiore dell’esercito si precisa che chi ha abbandonato le file delle truppe ma è rimasto in patria ha 30 giorni per tornare in caserma senza subire alcuna sanzione, mentre chi è fuggito all’estero ha tre mesi di tempo per presentarsi. Dall’estate 2011 a oggi sono decine di migliaia i militari che hanno disertato, alcuni dei quali si sono uniti alla rivolta.

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