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Genova. Ancora sotto l’acqua

Trecento millimetri di pioggia in poco più di 12 ore, dalla mezzanotte alle 13 di ieri, rappresentano un terzo della pioggia che in media cade su Genova in un anno.
Nei fatti è una sorta di monsone tropicale che ha fatto tracimare fiumi e torrenti e ha trasformato in un fiume d’acqua e di fango le strade del capoluogo della Liguria, colpita per la seconda volta dalla pioggia a soli dieci giorni dall’alluvione che ha colpito le Cinque Terre, La Spezia e la Lunigiana.

I morti accertati sono al momento ancora sei, tra cui due bambine, rispettivamente di appena uno e otto anni, e una ragazza.

Il climatologo Luca Mercalli scrive oggi sul quotidiano La Stampa che “se quantità d’acqua di questo tipo si riversano in poche ore su una città fatta come Genova, e collocata dove è Genova, alla base di versanti appenninici da cui l’acqua si riversa improvvisa senza dare tempo di mettere in pratica efficaci piani di evacuazione in corso di evento, i disastri sono pressoché inevitabili. E non accade solo in Italia, patria del dissesto idrogeologico e della cementificazione selvaggia, che sicuramente concorre a tali tragedie pur non essendone l’unica responsabile”.
Su Repubblica il previsore dell’Arpal Liguria dice che sulla regione “a causa della sua forma ad arco e delle montagne vicino alla costa, convergono i forti venti di scirocco carichi dell’umidità del mare che alimentano dal basso il temporale…Quando scende una perturbazione dal nord, come è successo sia il 25 ottobre che ieri, scarica tutta la forza per il contrasto tra il freddo in quota e il caldo umido nei bassi strati. Nasce una cella temporalesca, scarica tutta la pioggia ma subito se ne ricrea una nuova. Le precipitazioni diventano impressionanti, come i 460 millimetri di Vicomarasso, in Valbisagno. O come gli oltre 500 millimetri di Borghetto Vara il 25 ottobre”.
Ma non c’è solo il corso della natura a rendere devastanti le piogge di questi giorni. Andrea Agapito, esponente del Wwf, denuncia che “tra i punti più critici c’è il Ferreggiano che è stato deviato artificialmente nel torrente Sturla dove, tra le altre cose, i piloni che sorreggono la Facoltà universitaria di Farmacia si trovano nel bel mezzo dell’alveo”. E non è tutto.
“Recentemente – sottolinea Agapito – è stata rifatta la copertura del torrente Bisagno nella speranza di far passare l’onda di massima piena: peccato che l’intervento sia insufficiente anche a causa della cementificazione ed impermeabilizzazione dei quartieri più a monte”. Gian Vito Graziano, presidente nazionale dei geologi, lancia un monito: “Nell’arco di 20 giorni abbiamo avuto frane, alluvioni, morti, centinaia di sfollati e danni per milioni di euro. C’è bisogno urgente di pianificare con la natura e non contro la natura. Questo è l’accorato appello che arriva dai geologi italiani a tutta la classe dirigente. I bollettini meteo ormai in Italia sono diventati bollettini di guerra. Dobbiamo essere pronti a combattere contro il nemico che è il dissesto idrogeologico. Non bisogna perdere più tempo”.


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Alessandra Fava GENOVA
PauraLa Liguria resta con il fiato sospeso. L’allerta meteo è stata prorogata fino alle 12 di domenica e si temono precipitazioni a ponente
Genova sommersa da un fiume di fango
Sette morti e diversi dispersi. È il bilancio drammatico di quello che Marta Vincenzi, sindaco del capoluogo ligure, definisce «uno tsunami mai visto qui prima d’ora». Tre torrenti esondati e nel giro di poco tempo un’intera città sommersa da acqua, fango e detriti Le testimonianze: «In 10 minuti l’acqua è arrivata a un metro e ottanta». «È successo qualcosa di simile al Vajont»

GENOVA
Sette morti accertati ma in parte ancora da identificare ed alcuni dispersi: Genova ieri ha fatto i conti con una vera, disastrosa, alluvione legata all’esondazione di tre torrenti. Due nella Val Bisagno (il Bisagno appunto e il Fereggiano) e lo Sturla nel levante cittadino. I primi due sono coperti da strade nell’ultimo tratto ed è proprio in prossimità delle occlusioni che sono esondati. Alla Foce il Bisagno, uscito dall’alvero sotto il ponte di Sant’Agata, ha trascinato con sè anche i cantieri del canale di scolmo. Interi quartieri, sulla sponda sinistra del Bisagno ai piedi dell’ospedale di San Martino e davanti alla stazione di Brignole fino alla centralissima via XX settembre, si sono completamente allagati con oltre due metri d’acqua mescolata a fango, detriti, carcasse di auto, tubi ed alberi. Una massa marrone che nella serata ruspe, vigili del fuoco e protezione civile hanno cercato di rimuovere almeno in parte.
L’emergenza è iniziata a metà mattina quando è stato chiuso un tratto dell’Aurelia a levante, treni e aerei cancellati. Poi le esondazioni. Acqua e gas sono saltati in diverse strade. «Uno tsunami mai visto qui», ha commentato il sindaco Marta Vincenzi. «È un bollettino di guerra, una situazione drammatica», ha aggiunto l’assessore regionale alla protezione civile Renata Briano.
Nella via della morte, via Fereggiano, dove vicino al numero due, una donna è morta travolta da un’auto e un’altra affogata in uno scantinato con i due figli di uno e otto anni, tanti sono riusciti a mettersi in salvo per miracolo. Nel tardo pomeriggio, mentre i due torrenti perdevano potenza e piovigginava, regnava rabbia, disperazione e paura. «Abito qui dal 1960 – dice Giordano, vigile del fuoco in pensione – è da allora che si parla dello scolmatore del Fereggiano, da largo Merlo alla Foce. Finalmente a metà degli anni Ottanta hanno fatto un buco con una talpa, poi si sono fermati e questo è il risultato». Giuliano è appoggiato a un muretto. È sotto il suo garage sott’acqua, «ho fatto anche un mutuo per comprarlo, ora non ho più niente». Accanto a lui un altro abitante della via si è salvato per miracolo uscendo dal retro di un bar: «Sono di Sarno, oggi ho rivisto quelle immagini – racconta – qui in dieci minuti da trenta centimetri siamo arrivati a un metro e ottanta d’acqua. Se il negozio non avesse avuto un’altra uscita non so come sarebbe finita». Qualcuno ha anche visto morire una delle donne, schiacciata da un’auto contro un muro mentre camminava a piedi sul marciapiede. «Le auto navigavano a sessanta all’ora», raccontano dei testimoni. A monte, dove è visibile il Fereggiano prima che imbocchi la sua copertura interi pezzi di muretto sono stati trascinati a valle dalla furia delle acque. «La causa prima è il crollo di un pezzo del muro lungo l’alveo destro del torrente – dice Valentina Canepa, che abita a Quezzi e del rischio-Fereggiano aveva parlato nel suo programma elettorale per il consiglio regionale nel 2010 – è successo qualcosa di simile al Vajont».
Sempre al numero due di via Fereggiano, Alda Siviera suona ad un’amica. Alda abita in via Tortosa, una delle strade a valle, anche quella allagata dalla piena: «Sono di Monterosso, ho passato la scorsa settimana a piangere per i miei parenti, non avrei mai immaginato di trovarmi nella stessa situazione – dice – Ho visto il Fereggiano passare come una furia, ora sono senza luce. Ho proprio paura, anche se sto al quarto piano». In corso Sardegna un meccanico guarda sconsolato la sua rimessa con 34 automobili sommerse dall’acqua. Perse per sempre. «Abbiamo visto delle scene da film dell’orrore stamattina – racconta – gente si teneva per la manica, tirandosi per i capelli, per non essere travolta. È stata una cosa impressionante. Io qui non ho più niente. L’officina è sotto tre metri d’acqua».
La situazione è quasi altrettanto disperata nella zona della stazione di Brignole: il Bisagno ha tracimato fino alla parte bassa di via XX Settembre spaccando ventrine e inondando i negozi. «Abbiamo cercato di salvare il possibile – dice con le lacrime agli occhi la titolare di un negozio di calzature e abbigliamento coperto di fango – non ce l’abbiamo fatta e ci siamo messe in salvo al primo piano del palazzo». Mentre parla passa una jeep della protezione civile che col megafono invita ad abbandonare la zona. Per alcune ore, a metà pomeriggio, si è temuta un’altra esondazione del Bisagno che per fortuna poi non è arrivata. «Era l’una e mezza – racconta un guidatore di Amt – avevo il bus al capolinea davanti a Brignole, pieno di ragazzini che tornavano da scuola. L’acqua in pochissimi minuti è salita fin sopra le ruote. Ho spinto il mezzo su per via XX settembre verso piazza De Ferrari per mettermi al riparo un po’ più in alto. Sono stati attimi di terrore. Se per qualche motivo il bus si fosse fermato avremmo rischiato grosso».
Mentre infuriano le polemiche sull’incuria del territorio, la mancata pulizia degli alvei e le cementificazioni e anche sul fatto che il comune abbia scelto di tenere aperte le scuole nonostante l’allerta meteo, la Liguria tiene ancora il fiato sospeso. L’allerta meteo 2 è stata prorogata fino alle 12 di domenica e ora si temono precipitazioni a ponente.
da “il manifesto” del 5 novembre 2011

 

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