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Roma. Tanti soldi e rischio idrogeologico. Il grattacielo del Torrino ha le carte in regola?

Ce ne siamo già occupati spesso in passato, ma la vicenda del grattacielo del Torrino continua a fornire materiali decisamente interessante per la nostra inchiesta.

Alcune delle organizzazioni sindacali dei lavoratori della Città Metropolitana di Roma (USB, COBAS, CSA, DICCAP, UGL,), sono tornate alla carica contro quella che appare una operazione istituzionale e immobiliare che si trascina dietro moltissime ombre. Stiamo parlando del famoso grattacielo del Torrino, acquistato dalla ex Provincia di Roma dal costruttore Parnasi per ben 260 milioni di euro, e dove dovrebbero essere trasferiti (meglio dire deportati vista la locazione impossibile sia per i lavoratori che per gli utenti) i dipendenti passati in carico alla Città Metropolitana. Un particolare curioso, visto che prima di acquistare il grattacielo – situato all’estremo quadrante ovest della città – un sondaggio condotto tra dipendenti e utenti della ex Provincia dava come risultato il fatto che più del 70% risiedesse nel quadrante est, ossia l’esatto opposto. L’area metropolitana di Roma infatti si estende soprattutto nel quadrante sud ed est, appena meno in quello nord essendo quello ovest – dove è il grattacielo – limitato dal mare. Insomma una dimensione territoriale che gli amministratori della ex Provincia che presero e mantennero la decisione di comprare il grattacielo (Gasbarra, Zingaretti) avrebbero potuto e dovuto conoscere con estrema facilità, anche tenendo conto che le dimensioni e la mobilità di Roma Capitale rasentano ancora le dimensioni di un incubo quotidiano e metropolitano, sia per chi deve andare a lavorare sia per gli utenti e i cittadini che hanno necessità di rivolgersi agli uffici. Nel caso del Torrino entrambe le esigenze somiglieranno molto da vicino ad una avventura.

Ma il grattacielo di Parnasi, così come il nuovo Stadio della Roma (anche questo operazione targata Parnasi e giunte di centro-sinistra) oltre a essere decisamente fuori mano, sembra essere anche “fuori luogo” a causa di un difetto strutturale e cioè che la zona dove è stato edificato viene ritenuta a rischio idrogeologico. Il Tevere che viaggia verso il mare  infatti non è lontano.

I sindacati più “indipendenti” tra i lavoratori della Città metropolitana, hanno infatti appreso che, l’Autorità di Bacino del Fiume Tevere con Decreto n. 42/2015 del 16 luglio 2015 ha, in virtù delle norme tecniche di attuazione del piano di stralcio per l’assetto idrogeologico, definito e/o ridefinito le aree allagabili e conseguentemente perimetrate e/o riperimetrate le aree territoriali dei corsi d’acqua secondari e reti canali di bonifica nel territorio di Roma Capitale.

Una di queste aree è il reticolo secondario Malefede-Vallerano, dove è stata costruita la sede unica del Torrino in via Ribotta, 41, la zona in questione è stata classifica, nel piano di assetto idrogeologico (P.A.I.) a rischio idrogeologico R4. “Non essendo degli esperti in materia” scrivono in un comunicato congiunto i cinque sindacati “riportiamo dal sito della protezione civile una breve spiegazione di tale classificazione” . Per ciascuna delle diverse condizioni di rischio idrogeologico ci avvarremo, quale standardgenerale di classificazione e di valutazione, delle quattro classi di rischio a pericolosità in aumento mutuate dalla classificazione del P.A.I. (Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico) che così definiscono il rischio:

Rischio moderato R1: per il quale i danni sociali, economici ed al patrimonio ambientale, sono marginali;

Rischio medio R2: per il quale sono possibili danni minori agli edifici, alle infrastrutture ed al patrimonio ambientale, che non pregiudica l’incolumità delle persone, l’agibilità degli edifici e il funzionamento delle attività economiche;

Rischio elevato R3: per il quale sono possibili pericoli per l’incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici ed alle infrastrutture, con conseguente inagibilità degli stessi, l’interruzione di funzionalità delle attività socioeconomiche e danni rilevanti al patrimonio ambientale”;

Il discorso però cambia quando l’Autorità di Bacino del Tevere indica un livello R4 ossia quello segnalato per l’area in cui è stato edificato il grattacielo del Torrino ed in cui verranno deportati centinaia di dipendenti. Vediamo cosa prevedono gli esperti quando parlano di livello R4:

Rischio molto elevato R4: per il quale sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione di attività socio economiche.

Non è chiaro se nel momento della progettazione e realizzazione del palazzo il fattore di rischio fosse lo stesso, ma è palese che oggi, tutta quella zona è stata classificata con il grado di pericolosità più elevato. “Le scriventi organizzazioni sindacali chiedono all’Amministrazione di bloccare l’imminente trasferimento del personale presso la nuova sede del Torrino, e di consegnare alle OO.SS. tutte le certificazioni di sicurezza dello stabile, in particolare quelle che attestino che lo stabile è stato costruito e progettato seguendo le normative vigenti che sono obbligatorie in un terreno classificato con quel fattore di rischio.Non si perda tempo, la salute e l’incolumità dei lavoratori al primo posto”.

Ma sulla vicenda del grattacielo del Torrino, non suonano l’allarme solo i sindacati meno subalterni alle amministrazioni. E’ stata infatti diffusa anche una nota del gruppo consiliare M5S della Città metropolitana di Roma Capitale, che così recita:

“Nei giorni scorsi il gruppo M5S alla Città Metropolitana di Roma Capitale ha presentato un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica di Roma ed alla Procura Generale della Corte dei Conti per segnalare quelle che appaiono come importanti incongruenze circa la gestione dell’acquisto della sede unica della ex Provincia di Roma, oggi Città Metropolitana di Roma Capitale. Abbiamo portato all’attenzione dei magistrati i fatti e i documenti degli ultimi dieci anni per accertare se vi siano state attività illecite dal punto di vista penale e/o amministrativo contabile. La sede unica al Torrino è costata ai contribuenti l’esorbitante cifra di 260 mln di €, e avrebbe dovuto essere consegnata entro il 31.12.2012, ma a tutt’oggi solamente una piccolissima parte del personale dell’Ente è stato trasferito, lasciando di fatto l’immobile inutilizzato per quasi tre anni. Ma oltre al danno la beffa, poichè a seguito di questo ritardo l’Amministrazione Provinciale, ora Metropolitana, sta pagando da tre anni ingenti affitti (circa 5 milioni di € all’anno) per le proprie sedi storiche che prima di questa operazione erano di proprietà esclusiva dell’Ente, cedute in seguito ad un fondo di gestione immobiliare proprio per finanziare l’intera operazione di acquisto della nuova sede. Ancora una volta chiediamo chiarezza e trasparenza nella gestione dei fondi pubblici, soprattutto di un Ente come la ex Provincia di Roma che da anni ormai non riesce a garantire servizi essenziali come la manutenzione scolastica e stradale”.

Negli anni passati sul grattacielo del Torrino c’era stata anche una interrogazione parlamentare del sen. Lannutti, inchieste di Report e di diverse testate indipendenti come la nostra. Ma la tabella di marcia dell’acquisto del grattacielo e della deportazione dei dipendenti (aspettando di vedere le reazioni degli utenti quando dovranno andare al Torrino), fino ad oggi ha subito solo ritardi e non quello stop vero che a nostro avviso meriterrebbe.

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