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Yemen: “il paese sull’orlo della guerra civile”

«Dichiariamo il nostro sostegno totale ai giovani e alle loro richieste», e si rivolgono «ai dirigenti yemeniti, ai saggi in seno alle forze armate, nelle istituzioni pubbliche, agli intellettuali e ai religiosi» perchè «facciano prevalere l’interesse supremo dello Yemen sui loro interessi personali».

Ieri si è saputo anche delle defezioni degli ambasciatori in Siria e Arabia Saudita, ma secondo fonti della Comunità degli arabi in Italia (Comai), sarebbero almeno una ventina, fra i quali quello presso la Lega Araba.

Saleh mostra ormai segni di cedimento e si è detto pronto a lasciare il suo incarico entro fine anno. Curiosamente, a riferirlo è stata l’agenzia di stampa cinese Xinhua.

Il presidente ha annunciato la sua decisione in un incontro con esponenti del governo, ufficiali dell’esercito e capi tribali; ma ha precisato che non consegnerà il controllo del paese all’esercito. Saleh ha avvertito oggi i comandanti militari: «qualsiasi tentativo di arrivare al potere in Yemen attraverso un golpe porterà alla guerra civile».

In un discorso trasmesso dalla tv di stato ha affermato: «I militari che hanno annunciato la loro adesione alla rivolta rientrino subito nei loro ranghi. Qualsiasi defezione all’interno dell’esercito avrebbe ricadute negative sul paese. Lo Yemen è grande e le porte sono aperte per tutti». Mentre a proposito dei giovani che chiedono le sue dimissioni ha affermato: «Si tratta di giovani ostaggio di alcuni gruppi politici, come i Fratelli Musulmani».

Ma due militari sono morti nel primo scontro diretto tra soldati e membri della guardia presidenziale. Secondo testimoni gli scontri sono avvenuti ieri sera a Mukalla, tra soldati del comando del generale Mohammed Ali Mohsen – che si è unito ai contestatori – e la guardia presidenziale comandata da Ahmed Saleh, uno dei figli del presidente.

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