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Kabul. Attacco talebano all’hotel Intercontinental

L’attacco sembrava terminato con la morte di tutti i 6 o 7 talebani l’attacco all’Hotel Intercontinental di Kabul durato cinque ore. Restava però da stabilire il numero totale delle vittime. Dopo il lungo black-out in cui è piombato l’hotel durante l’azione terroristica, era stata ripristinata la luce e si cercava di verficare l’accaduto nei dettagli.

Il Pentagono ha confermato alla Cnn che sono stati due gli elicotteri della Nato ad entrare in azione a Kabul. Il Pentagono ha confermato anche che «almeno tre» degli uomini appostati sul tetto dell’Intercontinental sono stati uccisi.

Ma il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, nel rivendicare l’azione, ha affermato che il commando, oltre ad avere ucciso «50» persone nell’albergo, ne ha prese in ostaggio «300 altre». Non ci son state fin qui né conferme né smentite.

In mattinata, il bilancio finale sembra il seguente.

L’attacco scatenato ieri sera da un commando armato contro l’Hotel Intercontinental di Kabul si è concluso dopo varie ore di scontri a fuoco e di esplosioni con un bilancio di 18 morti, di cui dieci civili ed otto kamikaze. Gran parte delle vittime – tra cui non vi sono italiani – sono dipendenti dell’albergo. Lo ha detto all’ANSA il ministero dell’Interno afghano. In un comunicato emesso durante la notte, il ministero dell’Interno ha annunciato la fine dell’attacco durato cinque ore, precisando che tutti i membri del commando sono stati uccisi. «I nemici della pace e della stabilità – sostiene il testo – hanno commesso un altro vergognoso crimine quando otto attentatori suicidi hanno attaccato l’Hotel Intercontinental di Kabul».«Come risultato dell’intervento della polizia nazionale, dell’esercito e delle forze della Coalizione internazionale attraverso una unità di intervento rapido e gli elicotteri della Nato – si dice ancora – otto kamikaze sono stati uccisi». Da parte loro i talebani del Mullah Omar hanno rivendicato l’attacco, sostenendo che i morti provocati sarebbero una cinquantina. Per quanto riguarda le vittime accertate, il portavoce del ministero dell’Interno, Muhammad Sidiq Sidiqi ha precisato all’ANSA che «in questo attacco suicida sono stati uccise dieci persone, fra cui due agenti di polizia, mentre altre otto persone sono rimaste ferite, compreso un agente». Il momento determinante per porre fine all’operazione – cominciata verso le 23:00 di ieri sera, quando l’erogazione della corrente elettrica era stata sospesa nella zona – è stato l’intervento degli elicotteri della Nato che hanno ucciso tre talebani che si trovavano sul tetto dell’hotel da dove sparavano con armi automatiche e lanciavano bombe a mano. Nell’albergo, tra i più frequentati dagli occidentali, vi erano alcune centinaia di ospiti, tra afghani e stranieri, riuniti per partecipare a discussioni sul pianificato passaggio delle attività di sicurezza dalla comunità internazionale alle forze afghane. Ed era anche in corso una festa di nozze. L’Intercontinental è uno dei più famosi alberghi della capitale afghana. Inaugurato nel 1969, è situato su una collina che domina la città ed era stato già colpito da un attentato nel 2003. In quel caso non vi erano state vittime. Sette stranieri erano invece stati uccisi nel 2008 in seguito ad un attacco simile a quello di stanotte all’Hotel Serena, l’altro albergo preferito dagli stranieri.

 

Vi diamo anche un riassunto della nota, molto lucida e realistica, dell’inviato dell’Ansa a Kabul, Stefano Polli.

I talebani hanno lanciato un messaggio chiaro questa notte. Dal punto di vista militare e da quello politico. Un messaggio che ha molti destinatari. Al presidente Hamid Karzai per spiegargli di non cullare troppe illusioni sulla possibilità di gestire il Paese senza un accordo di qualche tipo con i talebani.

Al presidente americano Barack Obama per chiarirgli che il ritiro dei soldati americani non può essere considerata una vittoria, visto che militarmente i talebani sono in grado di arrivare nel centro della capitale e mettere in scacco le forze di sicurezza locali.

Alla comunità internazionale, infine, per confermare che il passaggio della sicurezza agli afghani è, nell’ottica talebana, è una illusione senza alcuna aderenza alla realtà. I talebani non vogliono fermare il ritiro internazionale. Anzi, vogliono che i soldati stranieri se ne vadano il prima possibile. Ma non vogliono che questo passaggio sia interpretato come una vittoria occidentale.

La sfida lanciata dai talebani è senza precedenti e ha anche il sapore della beffa. L’hotel attaccato doveva ospitare domani una riunione sul passaggio della responsabilità della sicurezza dalle forze internazionali a quelle afghane. In pratica, doveva essere il luogo di riunione del comando “civile” candidato a gestire il paese nel prossimo futuo. Il messaggio non poteva essere più chiaro.

Da domani, invece, tutti i dubbi avanzati negli ultimi mesi sull’opportunità di questo passaggio torneranno rafforzati. L’uccisione di Osama bin Laden da parte delle forze americane ha fatto ritenere che gli obiettivi principali della guerra iniziata ormai dieci anni fa fossero in gran parte stati raggiunti. Se tra questi obiettivi c’è anche la stabilizzazione del Paese, si può tranquillamente ribadire che non è così.

In questo frangente prevale la stanchezza da parte occidentale, la voglia di tornare a casa, la difficoltà nel continuare a capire una guerra che dura da troppo tempo, le difficoltà economiche degli Stati Uniti, l’intenzione di Obama di concentrarsi sui problemi economici interni.

Un altro elemento sul quale riflettere è la preparazione militare dimostrata dal gruppo di fuoco talebano, con un coordinamento che denota un addestramento professionale: un commando kamikaze disposto a tutto, ma lucido nelle sue azioni e che ricorda da vicino l’azione contro l’hotel Taj Mahal di Mumbai, con molti stranieri presi in trappola all’inizio della notte.

Le forze afghane non hanno ufficialmente chiesto aiuto alle forze internazionali, ma soldati americani sono subito intervenuti in appoggio anche se la conduzione dell’ azione è rimasta in mano alle forze di sicurezza locali. La decisione del ritiro occidentale da Kabul è ormai presa e sarà inevitabilmente portata avanti. Ma l’Afghanistan di domani somiglia sempre di più a quello di ieri.

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