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Grecia. Il peggio deve ancora venire…

Chi è che ha detto che ‘al peggio non c’è mai fine”? Chiunque fosse, aveva ragione. Basta dare uno sguardo alla situazione greca per rendersene conto. Abbiamo già scritto nei giorni scorsi che i greci, quest’anno, passeranno un Natale di merda. Non che quello dello scorso anno fosse stato granché, ma quello alle porte si preannuncia davvero pessimo.

Per la quasi totalità dei greci (99%) la situazione economica del Paese è cattiva, ma per almeno il 76% di essi il peggio deve ancora venire. È quanto risulta da un sondaggio di Eurobarometro condotto tra il 5 ed il 20 novembre e pubblicato ieri a Bruxelles. Un sondaggio che se venisse replicato in questi giorni, dopo la decisione di licenziare altri 150 mila dipendenti pubblici e l’introduzione di nuove tasse, produrrebbe opinioni ancora più pessimistiche (e realistiche). La sfiducia nelle istituzioni, ad Atene, ormai accomuna tutti i cittadini, tutte le categorie sociali, tutte le classi: solo l’8% dei greci dice di fidarsi del governo del premier Lucas Papademos e solo il 12% sostiene di credere nel Parlamento. L’Ue, che pure continua a spacciarsi come l’ancora di salvezza dei greci, riceve appena un 29% nella classifica dell’affidabilità. Ma più voraci dell’UE e del FMI ci sono i creditori: gli strozzini su scala internazionale infatti respingono le richieste del Fondo Monetario Internazionale di accettare svalutazioni più sostanziose sui titoli ellenici in loro possesso, che tanto Atene – ormai è strasicuro – non riuscirà mai a pagare interamente. I cosiddetti investitori (grandi banche, finanziarie, fondi di investimento e fondi pensione per lo più tedeschi, francesi e britannici) chiedono che i 70 miliardi di euro di nuovi titoli che Atene emetterà in cambio dei vecchi bond abbiano una cedola del 5%. L’Fmi dice di premere per un coupon più modesto per ridimensionare il debito pubblico della Grecia al 120% del Pil entro il 2020, ma gli ‘investitori’ che ricattano Atene non ne vogliono sapere di rinunciare ai loro profitti.

La crisi intanto continua a mietere vittime in tutti i settori. Ad esempio nell’informazione. Il padrone della rete televisiva privata Alter, Giorgos Kouris, ha inviato ai propri dipendenti una lettera-ultimatum con cui li ‘invita’ ad accettare una sua proposta «per la salvezza e il risanamento del canale, altrimenti si procederà alla sua chiusura con la conseguente perdita anche della frequenza». Ed ora anche il prestigioso quotidiano di centrosinistra Elefterotipia (Stampa Libera), il secondo per numero di copie vendute in Grecia, sta per chiudere i battenti. La società editrice X.K. Tegopoulos A.E., proprietaria del quotidiano, intende far ricorso all’articolo 99 del Codice Fallimentare, il che significa «che spariscono tutte le speranze dei lavoratori che speravano che l’azienda avrebbe fatto il proprio dovere, pagando almeno la tredicesima e una parte degli stipendi arretrati mai versati».

Inoltre, la pesantissima crisi economica provocata in Grecia dall’intervento delle istituzioni internazionali, rischia di causare un irreparabile danno delle aree boschive. L’aumento spropositato dei prezzi dei carburanti e dei combustibili causato dalle nuove tasse introdotte dai governi hanno reso la legna meno costosa del gasolio da riscaldamento. Le famiglie greche, alle prese con una disoccupazione reale tra il 20 e il 25% o con salari e pensioni ampiamente decurtati, sono spesso costrette a spegnere i termosifoni proprio ora che fa più freddo. In tutto il paese starebbero tornando di moda le vecchie stufe a legna e i caminetti, con conseguente moltiplicazione dei taglialegna clandestini che stanno già arrecando un danno gravissimo al patrimonio forestale della Grecia. Migliaia di ettari di boschi sono stati già ampiamente sfoltiti, soprattutto nelle aree di Pilio, Xanthi, Kavala, nella Calcidica, nella prefettura di Ileia e Aghios Christoforos vicino Agrinio. Le guardie forestali sono troppo poche per poter efficacemente contrastare un fenomeno sempre più incentivato dall’impoverimento della popolazione.

Notizie apocalittiche si susseguono, diffondendo tra i greci depressione e tristezza. Ma i lavoratori di alcuni settori, dopo i grandi scioperi dell’autunno, continuano a mobilitarsi nonostante la vicinanza al periodo festivo. Musei e siti archeologici di tuttala Greciarimarranno ad esempio sigillati per uno sciopero di 48 ore (24 e 25 dicembre) dichiarato dalla centrale sindacale panellenica dei dipendenti, da due mesi e più senza stipendio. La crisi ha colpito pesantemente anche la cosiddetta industria del “caro estinto”. Per chiedere l’abolizione della norma fiscale introdotta dal governo che considera i veicoli utilizzati per i funerali ‘auto di lusso’ aumentando così tasse di circolazione e di proprietà, i proprietari e i dipendenti delle agenzie funebri elleniche hanno inscenato manifestazioni di protesta nel centro di Atene e di Salonicco, facendo sfilare nei centri cittadini cortei di carri funebri.

Dentro quei carri funebri, è la sconfortante sensazione di tanti greci, giace il futuro di un intero popolo.

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