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Afghanistan: la rivolta repressa nel sangue

Non sono bastate le scuse inviate dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama al presidente del governo fantoccio afghano Karzai. Che tra l’altro hanno fatto arrabbiare i leader della destra america Pahlin e Gingrich. Per tutta la giornata di oggi sono continuate le manifestazioni e gli scontri in tutto il paese. Dopo i 17 morti di ieri oggi sono almeno 12 le vittime della feroce repressione in quella che sta diventando una vera e propria insurrezione popolare contro gli Stati Uniti in particolare e gli occupanti stranieri in generale.

Nella quarta giornata di manifestazioni, le vittime sono state provocate da scontri tra agenti e dimostranti a Kabul, nella provincia occidentale di Herat, in quella orientale di Khost e in quella settentrionale di Baghlan. Alcune centinaia di persone hanno tentato di assaltare il consolato degli Stati Uniti nella città di Herat respinti a colpi di mitra. 
Cominciate dopo il ritrovamento di copie del Corano tra i rifiuti bruciati di una base militare statunitense, le proteste si stanno estenendo in quella che appare come una rivolta contro le violenze, le sopraffazioni e abusi compiuti dagli oltre 150.000 militari dell’Alleanza atlantica di stanza in Afghanistan 11 anni dopo l’invasione anglo-americana del paese nel 2001.

Le manifestazioni prendono di mira soprattutto le caserme e le installazioni dei militari statunitensi, ma anche quelle dell’esercito afghano e persino il Palazzo Presidenziale, assediato oggi da migliaia di persone. «A Kabul, le manifestazioni di protesta per i Corani bruciati sono state represse con la violenza» raccontano i volontari di Emergency che hanno curato nel loro ospedale nella capitale sette persone ferite. Una è morta all’ arrivo, le altre sei – tutte con ferite da arma da fuoco – sono state subito portate in sala operatoria e operate d’urgenza. 

Oggi i militari tedeschi hanno improvvisamente lasciato la base avanzata di Talokan, in Afghanistan, al controllo delle forze afgane. La notizia è stata confermata da rappresentanti di entrambi i paesi: i 50 militari hanno lasciato la base portando con sè armi, munizioni e veicoli dopo che nella città si è svolta una dimostrazione di protesta di circa 300 persone. I soldati tedeschi si sono ritirati nella base tedesca di Kunduz, a circa 70 chilometri di distanza. Già a maggio, durante una violenta manifestazione che si è svolta all’esterno del campo, due militari tedeschi e 4 guardie afgane erano rimasti feriti. 

Intanto la protesta iniziata 4 giorni fa in Afghanistan sta dilagando anche in altri paesi asiatici. Migliaia di manifestanti hanno sfilato a Peshawar, in Pakistan, scandendo slogan contro gli Stati Uniti e dando alle fiamme un fantoccio raffigurante il presidente Usa Barack Obama. In Malaysia, la protesta si è svolta di fronte all’ambasciata Usa nella capitale, Kuala Lumpur. Alcune centinaia di manifestanti sventolavano cartelli con le scritte «Rispettate il Corano» e «Morte agli Usa». I manifestanti erano in gran parte militanti del Pan-Malaysia Islamic Party, che hanno anche consegnato una lettera di protesta a un rappresentante dell’ambasciata statunitense. Un corteo con slogan antiamericani si è svolto anche in Bangladesh, dove i manifestanti hanno sfilato nella capitale Dacca.

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