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Siria: opposizione sempre più divisa, i comunisti dissidenti si sfilano

Si sapeva già da tempo, e documenti e prove non mancavano. A tornarci è stato il quotidiano britannico ‘Guardian’ secondo il quale sono centinaia i combattenti stranieri che affiancano nelle operazioni armate i ribelli siriani sostenuti e finanziati dai paesi della Nato, dalle petromonarchie del Golfo Persico e dalla Turchia (paese che nelle ultime ore ha dispiegato cannoni e missili anti-aerei vicino al confine con la Siria).

Alcuni di questi combattenti, scrive il Guardian, sono accorsi a dar man forte alla ‘rivoluzione’ da vari paesi islamici, mentre per la maggior parte si tratta di veterani di guerra provenienti dall’Iraq, dallo Yemen, dall’Afghanistan e dalla Cecenia.

I miliziani stranieri riescono a entrare facilmente in Siria attraverso la piccola città siriana di Atmeh, dove vengono accolti da un siriano che provvede ad organizzarli in unità combattenti. Ogni squadra viene assegnato a un uomo che parla in arabo e viene sottoposta a un addestramento di dieci giorni, spiega il quotidiano britannico. I miliziani vengono poi ripartiti tra le varie organizzazioni combattenti, incluse quelle jihadiste come Ahrar al-Sharm (‘Gli uomini liberi di Siria) e Jabhat al-Nusra (‘Il fronte per l’aiuto del popolo del Levante).

Pochi giorni fa era stato il presidente della Commissione d’inchiesta della Nazioni Unite sulla situazione siriana, Paulo Pinheiro, a denunciare, oltre ai crimini e agli abusi compiuti dalle forze governative, quelli realizzati dalle milizie dell’opposizione. «Rapimenti e uccisioni sono in corso tra sunniti da un lato, e sciiti e alawiti dall’altro» avvisava Pinheiro, mentre «gruppi minoritari, come cristiani e drusi organizzerebbero gruppi di autodifesa, perché le loro comunità si sentono minacciate dalla violenza sempre più settaria».
L’aggiornamento del rapporto sulla Siria prodotto dalla Commissione ha poi confermato la «crescente presenza di elementi stranieri, tra cui militanti jihadisti», presenze che hanno l’effetto di radicalizzare lo scontro: «Alcuni si stanno unendo alle forze antigovernative, mentre altri stanno creando i propri gruppi e operano in modo indipendente. Tali elementi tendono a spingere i combattenti anti-governativi verso posizioni più radicali» diceva Pinheiro, inascoltato naturalmente da coloro che giustificano gli interventi militari occidentali contro Al Qaeda in diversi paesi ma poi chiudono un occhio su quanto sta accadendo in Siria.

Intanto, giusto dopo aver annunciato il trasferimento in territorio siriano dei comandi dell’opposizione finora operanti dalla Turchia, l’opposizione anti-Assad incassa nuovi problemi. E’ stata infatti rinviata a data da destinarsi la ‘Conferenza nazionale per la salvezza della Siria’, un incontro tra 28 diverse forze dell’opposizione siriana che avrebbe dovuto tenersi oggi. Lo si legge in una nota, diffusa nel corso di una conferenza stampa a Damasco, in cui si dice che il rinvio della conferenza é stato deciso per “evitare qualsiasi passo che avrebbe acuito la divisione dell’opposizione e prolungato la crisi in Siria e i suoi alti costi per la popolazione”. Lo scorso 18 settembre il “Comitato dei comunisti siriani” aveva annunciato la sua fuoriuscita dal “Comitato di coordinamento delle forze del cambiamento democratico”, uno dei principali gruppi dell’opposizione interna, rifiutandosi di partecipare all’incontro previsto per oggi e poi saltato. La piccola formazione di sinistra – i due partiti comunisti sostengono seppur criticamente il governo del Baath – sono la seconda corrente a ritirarsi dal coordinamento nell’arco di una settimana, dopo il Movimento Insieme, e la terza a rifiutarsi di partecipare alla conferenza.

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