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“Che si fotta la troika”: Lisbona di nuovo in piazza

Alla fine di un lungo e tempestoso dibattito parlamentare ieri pomeriggio l’Assemblea della Repubblica di Lisbona ha approvato in prima lettura un bilancio dello Stato fitto di tagli, licenziamenti e privatizzazioni. A favore hanno votato solo i deputati dei partiti di centrodestra che sostengono il governo – il Psd e il Cds-PP – mentre contro si sono espressi tutti gli altri: i socialisti, i comunisti del Pcp, la sinistra radicale del Bloco de Esquerda, i Verdi. Rui Barreto, un deputato del Cds eletto nell’isola di Madeira, ha disobbedito al suo partito e ha votato contro la Finanziaria, e contro di lui potrebbe scattare l’espulsione.

Inizialmente era previsto che il voto finale avvenisse in serata. Ma poi il presidente della Camera, su richiesta della maggioranza, ha deciso di accelerare l’iter per arrivare alla votazione prima che la piazza antistante l’Assemblea si riempisse di manifestanti.
Che a migliaia si sono dati appuntamento davanti al Palazzo del Parlamento nel tardo pomeriggio, per protestare contro i tagli e la politica dei sacrifici a senso unico. Nel segno dello slogan “que se lixe a troika” (che si fotta la troika) che alcune settimane fa ha riempito Lisbona di centinaia di migliaia di lavoratori, giovani e disoccupati arrabbiati.

Anche questa volta, scandendo slogan come ”svegliati popolo del Portogallo” e ”Fuori la troika” i manifestanti hanno preso di mira soprattutto il ruolo delle istituzioni dell’Unione Europea e del Fondo Monetario visti sempre più, nei paesi sottoposti all’austerity, come vampiri assetati del sangue dei popoli. ”Abbasso i traditori!” e ”Vergogna” hanno gridato i manifestanti mentre le auto blu con a bordo i membri del governo lasciavano il Parlamento dopo l’approvazione di una Finanziaria pesantissima: ben 5,3 miliardi di euro per un paese di 10 milioni di abitanti, l’80% dei quali di nuove tasse sui lavoratori. Una manovra che a una famiglia media portoghese costerà quasi due mesi di salario, condannando alla povertà una fascia larghissima della popolazione già stremata dalla cura da cavallo dei tecnocrati dei banchieri di Bruxelles e Francoforte.

Già alle 15 comunque centinaia di lavoratori aderenti al sindacato comunista CGTP riempivano la piazza aspettando l’arrivo dei cosiddetti ‘indignados’ e cantando “Grândola, Vila Morena”, la canzone la cui messa in onda da parte di alcune radio portoghesi diede il là all’inizio della rivoluzione antifascista nel 1974. Per abbandonare il Parlamento i deputati hanno dovuto far ricorso a delle uscite secondarie, protetti da centinaia di poliziotti in assetto antisommossa, mentre i manifestanti esplodevano petardi. Al calar della notte centinaia di persone hanno divelto o scavalcato le transenne poste a protezione dell’Assemblea Nazionale, e hanno acceso un enorme falò a pochi passi dal Parlamento finché intorno alle 21 la piazza si è svuotata.

Contro il Bilancio del governo guidato da Passos Coelho, però, si è schierata, oltre a sindacati e partiti di sinistra, anche l’associazione dei magistrati, che accusa l’esecutivo di aver violato il principio costituzionale dell’equa tassazione. Se la Corte Costituzionale concorderà con questa accusa, l’approvazione definitiva della manovra prevista per il 27 novembre verrebbe vanificata e si aprirebbe una crisi politica senza precedenti.

Intanto però a Lisbona, avvertono alcuni quotidiani portoghesi, sono già arrivati gli emissari della troika. I delegati di Fmi, Banca Centrale e Commissione Europea sono nella capitale a vigilare sull’approvazione delle “raccomandazioni”  fatte in questi mesi a Passos Coelho e a suggerirne di nuove. In particolare la troika preme affinché il governo di centrodestra vari al più presto una profonda riforma dello Stato, fatta di privatizzazioni nella sanità e nell’istruzione, di cancellazione del contratto nazionale di lavoro, di aumento dell’età pensionabile. L’inverno a Lisbona durerà ancora a lungo.

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