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‘Ley de medios’: i giudici danno ragione al governo argentino

Il 7 dicembre i giudici della Camera Civile e Commerciale, fortemente criticati dal governo e da alcuni giuristi, avevano deciso di prorogare la misura cautelare presentata dagli avvocati del più diffuso quotidiano del paese, il Clarìn, bloccando la prevista entrata in vigore e paralizzando l’applicazione della norma votata dal Congresso nel 2009 e confermata in seguito dalla Corte Suprema. 
Ma venerdì sera il giudice della Corte Suprema Horacio Alfonso ha deciso di rimuovere la sospensione dell’entrata in vigore della legge causata da un ricorso del principale quotidiano argentino contro l’obbligo di disfarsi delle licenze in eccesso rispetto al tetto massimo fissato dalla ‘ley de medios’. Sentenziando che ‘le restrizioni alla concentrazione’ non implica assolutamente una ‘violazione della libertà di espressione’, come invece denunciato dagli avvocati del Clarin, “perché la legge prevede e regola i diritti degli operatori dell’informazione, e quindi non viola ma promuove il diritto alla libertà di espressione”.
“La libertà di espressione” – aggiunge – “non concede una assoluta immunità di fronte alla responsabilità per eccessiva concentrazione della proprietà”.
La sentenza del giudice Alfonso riconosce anche la possibilità per lo stato di concedere e revocare le licenze. Inoltre il giudice afferma che nella legge deve prevalere “il diritto degli utenti dell’informazione e non quello delle imprese, e quindi è cruciale il diritto del pubblico a disporre di un accesso adeguato alle idee, alle esperienze sociali, politiche, estetiche e morali di altro tipo”.
I sostenitori della nuova legge, che concede spazi e frequenze ai media comunitari e no profit e impedisce una eccessiva concentrazione di mezzi d’informazione nelle mani di pochi gruppi monopolisti, festeggiano. Ma ovviamente gli avvocati del Gruppo Clarin, de La Naciòn e di altri grandi imprese del settore stanno già preparando un ulteriore ricorso. Che secondo loro bloccherà di nuovo l’iter della legge che al contrario, secondo il governo, dovrà entrare immediatamente in vigore, e poi si vedrà.
Ora il Gruppo Clarin, che possiede 240 media di diverso tipo – tra carta stampata, radio, tv e satellitare – e che dovrebbe conservarne solo 24, perde la protezione che gli era stata concessa dalla misura di sospensione cautelare rimossa ieri dal giudice Alfonso.
“E’ un giorno da celebrare. Da adesso bisogna rispettare la legge” ha detto Martin Sabbatella, il presidente della neo costituita ’Autorità Federale dei Servizi di Comunicazione Audiovisiva’ che dovrà controllare l’applicazione della ‘ley de medios’.

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