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Crisi greca. Finanza creativa o lacrime e sangue?

Difficile districarsi nella marea di indiscrezioni che accompagnano da giorni le convulse trattative tra il governo grecioa  guida Syriza e la Troika (comunque la si voglia chiamare adesso). Difficile anche prendere sul serio le dichiarazioni dei protagonisti di entrambe e parti, visto che quasi sempre si tratta di frasi buttate lì per marcare paletti o spostarli all’interno del braccio di ferro in corso.

Ma il piano generale appare comunque abbastanza chiaro. Il governo greco propone un mix tra misure di “finanza creativa”, capaci di sgonfiare la dimensione del debito ellenico in misura paragonabile a quelle dello stesso tipo che l’hanno fatto levitare fino al 180% del Pil, e di riforme interne che non vadano ad intaccare ulteriormente la qualità della vita della parte più povera della popolazione. Magari “abbonando” anche agli evasori fiscali una quota rilevante del dovuto pur di fare cassa rapidamente.

Dall’altra parte la Troika, che vuole invece “lacrime e sangue” ossia trasferimento diretto di ricchezza dalla Grecia ai “creditori”, smantellando al tempo stesso la struttura del welfare e dando campo libero – senza più alcun limite – al capitale multinazionale.

La giornata di ieri ha visto intanto una convulsa riunione, al Megaro Maximou, il palazzo del governo,  tra il  premier greco Alexis Tsipras e la squadra dei negoziatori impegnati nelle trattative con il “Brussels Group” (la Troika più l’Ocse). Alla riunione hanno preso parte il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, il vice premier Yannis Dragasakis, il vice ministro degli Esteri per le relazioni economiche internazionali (e portavoce della squadra) Euclid Tsakalotos, il ministro dell’Economia Giorgos Stathakis, il segretario generale del governo Spyros Sagias, il segretario generale delle politiche fiscali Tasos Koronakis e il responsabile del gruppo parlamentare di Syriza, Christos Mantas.

Lunedì prossimo, giorno festivo in Grecia in quanto Pentecoste, si potrebbe svolgere un’altra teleconferenza fra il premier Tsipras da Atene e la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande da Berlino.

Varoufakis ha illustrato ai colleghi di governo un piano che, se approvato dalla controparte, potrebbe permettere alla Grecia di tornare a ottenere prestiti dai mercati. Il piano prevede, tra l’altro, l’emissione di un prestito a basso interesse della durata di 30 anni da parte del Meccanismo Europeo di Stabilità (Esm) per sostituire il debito attualmente detenuto presso la Banca Centrale Europea (BCE), e allo stesso tempo la ristrutturazione del rimanente debito della Grecia. Secondo Varoufakis, la priorità del governo è una “combinazione di ristrutturazione del debito, iniezioni di investimenti e riforme che vanno al di là della pratica disumana di tagliare pensioni, sovvenzioni e stipendi”. Una tale combinazione, ha aggiunto, aiuterà la società greca a sfuggire alla spirale di una crisi auto-rigenerantesi fatta di debito e recessione. Una gigantesca “partta di giro” (le rate al Fmi verrebbero pagate con emissioni di titoli Esm) che ha però bisogno del placet dei diretti interessati…

Al tempo stesso, propone l’abolizione della tassa sulla proprietà (Enfia) introdotta dal precedente governo, quelo del conservatore Samaras, totalmente allineato invece ali diktat della Troika. “Finché non sarà stata abolita ci sentiremo tutti responsabili verso il popolo greco. Ma la sua abolizione, anche se graduale, avrà luogo quando la trattativa (con il Brussels Group) sarà finita e saremo in grado di trovare entrate equivalenti con un’imposta sulle grandi proprietà e con la tassazione dei redditi che oggi non sono dichiarati”.

Il percorso non è comunque né semplice né lineare. Ha fatto andare su tutte le furie l’ala sinistra di Syriza, per esempio, la decisione di nominare Elena Panaritis, 35 anni, come rappresentante della Grecia presso il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) al posto di Thanos Katsambas. Panaritis, secondo una nota diffusa dal ministero delle finanze, sarebbe stata scelta in base all’esame dei “curricula” di vari aspiranti all’incarico e al termine di un’intervista condotta da una commissione non ufficiale presieduta dallo stesso ministro, Varoufakis. La nomina è contestata perché Panaritis ha lavorato in passato presso la Banca Mondiale, ha insegnato economia in diverse Università statunitensi ed è stata inoltre deputata del partito socialista Pasok dal 2009 al 2012. Negli ultimi mesi l’economista è stata una consulente di Varoufakis ed ha preso parte ai negoziati con i creditori della Grecia. Fonti vicine all’esecutivo hanno rivelato che, nonostante Varoufakis ed il ministro allo Sviluppo Giorgos Stathakis abbiano appoggiato la sua nomina, il vice ministro degli Esteri Euclid Tsalalotos l’ha duramente osteggiata. Il deputato Dimitris Papadimoulis ha chiesto al premier Alexis Tsipras di rivedere la scelta del governo mentre la sua collega Sofia Sakorafa ha detto senza mezzi termini che la decisione di nominare all’incarico una ex parlamentare del Pasok “ha oltrepassato ogni limite”. Il Pasok, da parte sua, ha accusato Panaritis di essere “un’opportunista politica”.

Dall’altro lato della barricata le posizioni non sno però cambiate affatto. Nella call-conference di ieri “Angela Merkel e Francois Hollande hanno offerto aiuto alla Grecia” per arrivare a una soluzione che permetta che “Atene resti nell’euro”. Ma hanno anche chiesto che la Grecia faccia “più sforzi” sulla strada indicata da loro stessi. Più esplicito  il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, secondo cui “Il negoziato continua, abbiamo fatto passi avanti, ma c’è ancora strada da fare su una serie di riforme, incluse le pensioni”. Per Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, “La situazione è complicata, ma mi aspetto che i nodi vengano risolti nei prossimi giorni o nelle prossime settimane”.  

Ma, ripetiamo, le dichiarazioni ufficiali nascondono più di quel che fingono di rivelare.

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