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Nucleare. Fatto l’accordo con l’Iran, la furia di Israele

Dopo molte settimane di trattativa complicata e numerosi rinvii e ritardi, finalmente oggi pomeriggio è arrivata la notizia dell’intesa raggiunta sul programma nucleare iraniano. Un accordo realizzato tra Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania con la ‘supervisione’ dell’Unione Europea che arriva dopo lunghi e altalenanti colloqui realizzati a Vienna.
Commentando la notizia il capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) Yukiya Amano,  ha confermato che una roadmap per la riduzione del programma nucleare di Teheran è stata firmata oggi dal vicepresidente iraniano Ali Akbar Salehi. Secondo Amano, capo dell’AIEA l’accordo raggiunto sarebbe “un passo avanti significativo verso il chiarimento delle questioni in sospeso che riguardano il programma nucleare iraniano”.

Uno degli ultimi scogli – la questione delle ispezioni sui siti militari iraniani da parte delle istituzioni internazionali – sarebbe stato superato. L’Iran vi si era sempre opposto perché le ispezioni in questione avrebbero potuto nascondere “possibile attività di spionaggio” da parte degli Stati Uniti, ma oggi Teheran avrebbe ceduto all’eventualità che gli ispettori ONU possano ispezionare alcuni siti militari dopo averne fatto richiesta. Secondo le anticipazioni dell’accordo diffuse dalle agenzie di stampa internazionali, Teheran avrebbe riconosciuto comunque il diritto di contestare la richiesta delle Nazioni Unite e a decidere sarà un collegio arbitrale composto dai rappresentanti dell’Iran e delle sei potenze mondiali.

L’Iran avrebbe ceduto parzialmente anche su un altro scottante nodo, la sospensione immediata dell’embargo sulle armi. Secondo le anticipazioni pubblicate sull’intesa invece l’embargo sulle armi convenzionali a Teheran durerà altri cinque anni e le restrizioni sulla tecnologia missilistica balistica addirittura otto.
Lo storico accordo, che nelle intenzioni del 5+1 è mirato a impedire a Teheran di produrre materiale sufficiente per la costruzione di un’arma atomica nei prossimi 10 anni, garantirà a Teheran la revoca delle sanzioni economiche in cambio di significative riduzioni dell’entità del suo programma nucleare. Secondo l’agenzia iraniana Irna, gli impianti nucleari del paese resteranno comunque operativi: “L’Iran continuerà l’arricchimento, così come proseguiranno la ricerca e lo sviluppo alle principali centrifughe”.
Estrema soddisfazione per l’intesa è stata espressa dai leader di Francia, Iran, Stati Uniti e altri paesi. Anche se nella sua dichiarazione ufficiale Barack Obama ha fatto la voce grossa, probabilmente per tranquillizzare l’opinione pubblica interna: “Grazie a questo accordo l’Iran non sarà in grado di sviluppare la bomba atomica – ha tuonato l’inquilino della Casa Bianca  – se Teheran lo violerà tutte le sanzioni saranno ripristinate e ci saranno serie conseguenze“. 

“Porrò il veto a qualsiasi legge che impedirà l’attuazione dell’accordo” ha annunciato Obama sapendo che l’iter per l’approvazione della misura da parte del Congresso statunitense – che ha ora 60 giorni di tempo per accettare l’accordo – potrebbe essere reso assai complicato dall’opposizione di una frangia dei Democratici e dalla maggior parte dei rappresentanti Repubblicani.
Contento, ma per i motivi opposti, si è dimostrato il Presidente iraniano Hassan Rohani: “Tutti i nostri 4 obiettivi sono stati raggiunti – ha commentato nel corso di un discorso alla Nazione – il primo era proteggere la capacità nucleare, la tecnologia e l’attività nucleari. Il secondo era porre fine alle sanzioni disumane e tiranniche, il terzo era occuparci di tutte le risoluzioni che dal nostro punto di vista erano inique. Il quarto era quello di far uscire il dossier nucleare dal capitolo VII e sulla base dell’accordo concluso oggi e sulla base del piano d’azione congiunto”. “Il regime delle sanzioni non ha mai raggiunto i suoi obiettivi – ha proseguito Rohani – ma ha inciso negativamente sulla vita della gente”. “Tutto il mondo diceva che l’Iran produceva armi di distruzione di massa”, ha aggiunto il leader iraniano.
Grazie all’accordo “il mondo ha tirato un grosso sospiro di sollievo”, ha detto Vladimir Putin all’agenzia Tass. Il suo ministro degli Esteri, Sergej Lavrov ha spiegato invece che ora la Russia si aspetta che gli Usa rinuncino a creare uno scudo di difesa missilistica in Europa, che minaccia Mosca.
Intanto l’intesa ha sortito i primi effetti sul mercato petrolifero, con il prezzo di riferimento del greggio che è sceso ancora.  L’allentamento o a maggior ragione la rimozione completa dell’embargo internazionale all’Iran permetterà a Teheran di vendere una quantità maggiore di oro nero sui mercati internazionali contribuendo così alla ulteriore discesa del prezzo del greggio.
Ma l’accordo ha mandato su tutte le furie l’establishment israeliano. Il premier Benjamin Netanyahu, che si è fatto addirittura aprire un account twitter in farsi per contestare l’intesa, parla di un “errore di proporzioni storiche”. “L’intesa – ha detto Netanyahu  – permetterà all’Iran di continuare le sue politiche di aggressione e terrore nella regione”.
Ancora più duro il vice ministro degli Esteri israeliano Tzipi Hotovely, secondo il quale Israele “impiegherà ogni mezzo diplomatico per impedire la conferma dell’accordo sul nucleare iraniano”. Secondo il responsabile della diplomazia sionista l’intesa “è uno storico accordo di resa dell’Occidente all’asse del male guidato dall’Iran” perché “le implicazioni dell’accordo nell’immediato futuro sono molto gravi. L’Iran continuerà a diffondere la metastasi delle sue cellule terroristiche in tutte le direzioni, continuerà a infiammare il Medio Oriente e, quel che è ancora peggio, farà un gran passo per diventare uno Stato sulla soglia del nucleare“. In realtà, e Israele lo sa bene, l’asse sciita è in prima fila ormai da anni dal Libano alla Siria passando per lo Yemen e l’Iraq nella lotta contro il fondamentalismo sunnita spalleggiato dalle petromonarchie e principalmente dall’Arabia Saudita, con la quale Tel Aviv se la intende. Estremistico e minaccioso il messaggio di Naftali Bennett, leader  del partito ultrasionista Focolare ebraico, che su Twitter ha scritto: “Il 14 luglio 2015 è nata una superpotenza terroristica nucleare. Israele si difenderà”.

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