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Turchia. “Propaganda terrorista”, indagato quotidiano, sequestrato un settimanale

Ormai il terrore erdoganiano non conosce confine. E mentre le forze armate e gli apparati di sicurezza caricano a testa bassa contro le organizzazioni curde e contro i movimenti di estrema sinistra, i tentacoli del regime dell’Akp colpiscono duramente i mezzi di informazione da sempre oggetto di censura e repressione.
Nel giro di due giorni è toccato a un quotidiano e ad un settimanale subire gli assalti del bavaglio islamista.
A farne le spese è stato uno dei principali gruppi editoriali turchi, Dogan, proprietario del quotidiano Hurriyet – tra i più autorevoli e letti – accusato di “propaganda terrorista” per aver pubblicato alcune foto non schermate dei soldati turchi uccisi dai combattenti del Partito curdo dei lavoratori (Pkk). L’inchiesta è pesante e per i responsabili del gruppo editoriale le conseguenze potrebbero essere rilevanti in un paese in cui montano nazionalismo e sciovinismo, alimentati ad arte dal presidente e dal suo entourage per recuperare il potere messo in forse dalla perdita della maggioranza assoluta alle elezioni del 7 giugno scorso.
La censura non rispetta neanche il ‘diritto di satira’ e così i corpi speciali della polizia hanno fatto irruzione ieri mattina all’alba nella sede del settimanale Nokta colpevole questa volta di aver pubblicato una copertina ritenuta “offensiva nei confronti del presidente”. La prima pagina dell’edizione di questa settimana ritraeva Erdogan intento a scattarsi un selfie con il cellulare con la bara di un soldato turco sullo sfondo. Lui sorridente, sullo sfondo, alcuni soldati che portano a spalla il feretro di un loro commilitone avvolto nella bandiera della Turchia. Gli agenti incappucciati, su mandato della procura di Istanbul che ha spiccato un mandato per “offesa al presidente” e “propaganda terrorista” si sono presentati in redazione all’1 e 30 di notte, ma l’hanno trovata vuota. E allora sono tornati alle 8 del mattina, hanno perquisito la sede del magazine satirico e hanno sequestrato tutte le copie prima che potessero essere diffuse ordinando anche il blocco della rivista nelle edicole. Il procuratore non contento ha anche deciso il blocco dell’account Twitter del settimanale e l’arresto del direttore della pubblicazione, Murat Çapan.
La rivista, nota per le sue inchieste, era da poco tornata nelle edicole a maggio dopo circa otto anni di sospensione delle pubblicazioni.
La direzione della rivista ha spiegato il senso della contestata copertina dedicata ad una recente esternazione del presidente che ha proposito di un soldato ucciso dalla guerriglia curda aveva commentato: “Com’è felice la sua famiglia e tutti i suoi parenti, perché Ahmet ha raggiunto un luogo sacro”.  “Il presidente Erdogan ha detto che il martirio è un motivo di felicità. La gente fa selfie quando si sente felice e la foto che abbiamo pubblicato è ironica e nello stesso tempo anche molto critica”, si legge in una dichiarazione del magazine.
La Turchia, messa all’indice per lo scarsissimo grado di libertà di cui godono i media, nel 2014 è stata classificata solo 154esima su 180 paesi secondo il World Press Freedom Index. Per risalire a misure così draconiane contro la stampa bisogna andare nello Stato Spagnolo dove negli anni scorsi governo e magistratura hanno fatto chiudere (per sempre) due quotidiani, una radio e un settimanale, tutti vicini alla sinistra indipendentista basca.

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