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CoronaShock e Socialismo /2: Vietnam

Il 16 gennaio, prima che fosse chiaro che il nuovo virus si poteva trasmettere da uomo a uomo, il ministro della salute vietnamita informò le altre agenzie governative e il pubblico del pericolo e chiese un’azione immediata.

Cinque giorni dopo, il 21 gennaio, il ministero della salute diede istruzioni dettagliate agli ospedali e alle cliniche su come trattare il virus. Il 24 gennaio il vice ministro della salute Đỗ Xuân Tuyên riferì che delle ispezioni avrebbero avuto luogo in tutte le frontiere.

Questa è stata una decisione importante, in quanto il Vietnam condivide un confine di 1400 km con la Cina, e il suo confine è solo a 10 ore di bus da Wuhan. Il 30 gennaio, il governo vietnamita – guidato dal primo ministro Nguyễn Xuân Phúc – ha dato vita al comitato nazionale per la prevenzione dell’epidemia.

Due giorni dopo, il primo febbraio il primo ministro Nguyễn ha dichiarato che si trattava effettivamente di un’emergenza nazionale.

Il partito comunista vietnamita ben presto ha creato un motto: “combattere l’epidemia è come combattere contro un nemico“. Ma questa battaglia è stata condotta con una attitudine scientifica. I test sono iniziati alle frontiere, e i gruppi di controllo dell’epidemia hanno iniziato a testare la popolazione, procedendo al tracciamento dei contatti se una persona infetta veniva identificata.

L’istituto nazionale di igiene ed epidemiologia è stato in grado di creare un test velocemente, che è stato usato estensivamente nel paese, più di 100 laboratori in tutta la nazione eseguivano in tempo reale il test della reazione a catena della polimerasi (PCR) che ha consentito di avere dei risultati molto più veloci nell’ordine dei 27.000 campioni al giorno.

Il 10 marzo, il governo ha rilasciato l’app NCOVI per facilitare il tracciamento. Invece di mettere sotto lockdown l’intera popolazione, i team creati per l’epidemia hanno studiato la popolazione e isolato e curato coloro che avevano i sintomi, coloro che erano stati testati positivi per il covid19 e chiunque fosse venuto in contatto con loro; ogni regione con numeri particolarmente alti veniva sottoposta a quarantena.

Basandosi sulla conoscenza scientifica disponibile, le autorità vietnamite hanno seguito un approccio a 4 livelli di isolamento:

1) primo livello: chiunque ha una diagnosi confermata è isolato in una struttura sanitaria (la quarantena volontaria in questo caso non era permessa.

2) secondo livello: chiunque abbia avuto contatti con i casi confermati deve essere testato e va in un centro di quarantena del governo.

3) terzo livello: ogni persona che ha avuto un contatto con persone nel “livello 2” deve isolarsi in casa.

4) se c’è qualche particolare contagio in un villaggio o un ospedale, quel villaggio o ospedale vengono messi in lockdown.

Questo sistema di isolamento multilivello ha aiutato le autorità a rompere la catena del contagio. Ma il governo è rimasto vigile. Il 30 marzo, poco dopo che l’ospedale Bach Mai di Hanoi – che era stato essenziale nel combattere il virus – ha visto crescere il numero di casi, il governo ha annunciato la pandemia nazionale.

Il ministro della salute ha postato un video musicale per spiegare il concetto di distanziamento fisico e il lavaggio delle mani, il video è diventato virale su tik tok, dove i giovani hanno creato un balletto da abbinarci. Il messaggio era diffuso tutti i giorni.

Le aziende di telecomunicazioni – anche quelle private – hanno mandato 3 miliardi di messaggi sul covid19 a coloro che hanno dei telefoni cellulari. Le mascherine erano obbligatorie e i disinfettanti per mani a base alcolica erano distribuiti e resi disponibili per la vendita dovunque. Le scuole e i luoghi di culto sono stati immediatamente chiusi.

Il governo ha diretto le unità del settore pubblico per produrre il necessario equipaggiamento, inclusi i dispositivi di protezione individuale (DPI) e i ventilatori, oltre che disinfettanti per le mani e medicine. C’è stata abbastanza capacità produttiva che questi beni potevano essere prodotti senza preoccuparsi che i prezzi subissero delle storture perché si trattava di aziende del settore pubblico.

L’8 di aprile, il governo del Vietnam ha invitato 450.000 unità di DPI negli Stati Uniti come atto di solidarietà. Questo è lo stesso Paese che è stato bombardato oltre ogni immaginazione dal governo degli Stati Uniti, che ha usato armi chimiche così potenti che alle persone rimasero le cicatrici. L’agricoltura in Vietnam non si riprenderà per generazioni.

İl settore privato ha seguito il governo, i filantropi hanno creato dei bancomat del riso per distribuire cibo a chi aveva perso il salario. İl governo ha creato delle cucine popolari per nutrire chiunque avesse bisogno.

İl Vietnam con una popolazione di 100 milioni di abitanti, fino all’inizio di luglio non ha registrato nessun morto per Covid-19.

* La prima puntata è consultabile qui.

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1 Commento


  • Alberto

    In effetti Vietnam, vietnamiti anche privati e governo sono da studiare per efficienza, tempestività sotto tutti i punti di vista. Sono stati i più bravi e svelti anche nel CoVid19. Lo sapevo da un po’. Pur avendo un sistema democratico nel senso anche formale scaturito dalla Révoution, non sono mai stati particolarmente repressivi e crudeli.

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