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Macron stende il tappeto rosso per al-Sisi

Il presidente francese Emmanuel Macron ha ricevuto ieri (lunedì) il suo omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi, per una visita di Stato di tre giorni, volta a rafforzare la cooperazione strategica tra i due Paesi per gli interessi comuni in Medioriente, in particolare in Libia, e contro le ambiziose mire espansionistiche dell’avversario comune, il Presidente turco Erdogan.

Proprio quest’ultimo, qualche giorno fa, ha ravvivato la tensione con il Presidente Macron, gettando benzina sul fuoco della crisi diplomatica apertasi con il ritiro da parte dell’Eliseo dell’ambasciatore francese ad Ankara. Erdogan ha affermato che “Macron è un problema per la Francia; con lui, la Francia sta attraversando un periodo molto pericoloso. Spero che la Francia si liberi al più presto del problema Macron”.

Dalla destituzione del Presidente della Fratellanza Musulmana Mohamed Morsi da parte dell’esercito, nel 2013, e con l’arrivo al potere l’anno successivo di al-Sisi, una crescente repressione si è abbattuta contro tutte le forme di opposizione in Egitto.

Per questo motivo, diverse forze politiche e sociali, insieme a numerose ONG per i diritti umani, chiedono alle autorità francesi di mettere in discussione il partenariato strategico tra Parigi e il Cairo in nome della lotta al terrorismo, in un momento in cui l’Egitto sta abusando della legislazione anti-terrorismo per sradicare il lavoro legittimo in materia di diritti umani e reprimere ogni dissenso pacifico nel paese, come scrive in un comunicato la Fédération Internationale pour les Droits Humains (FIDH).

Un tappeto rosso – quello srotolato dal Presidente Macron – steso sulle gravi violazioni dei diritti umani in Egitto, con più di 60.000 prigionieri d’opinione, le torture diffuse, le sparizioni forzate, le deplorevoli condizioni di detenzione, le morti in carcere, gli attacchi ai diritti delle donne, gli attacchi ai diritti delle persone LGBTQI+, oltre che alla libertà di associazione, d’espressione, di riunione, di manifestazione, la corruzione diffusa.

Queste accuse sono respinte dall’Eliseo, che in tale materia ha deciso di non adottare una politica di aperta critica e denuncia, ma piuttosto una valutazione caso per caso. In questo modo, quelli più ‘scomodi’ possono essere tralasciati e dimenticati in fondo alla lista; come quello di Ramy Shaath, attivista egiziano-palestinese, il quale denuncia l’occupazione israeliana dei territori palestinesi e le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

Inoltre, tra il 15 e il 19 novembre, le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato Gasser Abdel-Razek, direttore esecutivo della Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR), nonché Mohamed Basheer e Karim Ennarah, rispettivamente direttore amministrativo e capo del programma di giustizia penale dell’ONG.

Il pubblico ministero ha ordinato la loro detenzione preventiva sulla base di accuse illecite legate al “terrorismo”, derivanti esclusivamente dal loro lavoro in materia di diritti umani.

Proprio ieri, mentre era in corso l’incontro bilaterale tra Macron e al-Sisi, è arrivata la notizia del prolungamento della detenzione in Egitto di Patrick Zaky, studente dell’università di Bologna arrestato lo scorso 7 febbraio al suo rientro al Cairo, per le sue ricerche e il suo attivismo in materia di diritti umani.

Durante la conferenza stampa, il Presidente Macron ha affermato: “Non condizionerò la nostra cooperazione in materia di difesa, come in campo economico, a questi disaccordi perché, in primo luogo, credo alla sovranità dei popoli e al rispetto dei nostri interessi legittimi e reciproci. Inoltre, perché ritengo che sia più efficace avere una politica di dialogo esigente che una politica di boicottaggio la quale ridurrebbe l’efficacia del nostro partenariato nella lotta contro il terrorismo e per la stabilità nella regione”.

Difficile anche solo immaginare Macron come paladino della “sovranità dei popoli”, a partire da quello francese: la repressione contro il movimento dei Gilets Jaunes, il rigetto degli scioperi contro la riforma delle pensioni, la condanna delle mobilitazioni contro la Loi Sécurité Globale.

La sostanza è chiara: si può chiudere un occhio sulle violazioni dei diritti umani, se gli interessi e gli affari economici sono sufficientemente cospicui, tanto per il governo quanto per le aziende francesi.

Per cercare di placare l’indignazione pubblica, il Presidente Macron ha detto ai giornalisti: “Ho avuto l’opportunità di discutere la questione dei diritti umani, come si fa tra amici, in confidenza e con totale franchezza”. Inoltre, “rimango un costante sostenitore dell’apertura democratica e sociale e del riconoscimento di una società civile dinamica e attiva”, ha aggiunto, riprendendo il suo discorso al Cairo nel gennaio del 2019, durante il quale aveva affermato che la partnership con l’Egitto si sarebbe dovuta basare sulla protezione della società civile come “miglior baluardo contro l’estremismo e una condizione per la stabilità del Paese”.

Non solo la diplomazia francese ha assecondato a lungo, senza batter ciglio, la brutale repressione del presidente al-Sisi contro ogni forma di dissenso, ma ha anche proprie responsabilità dirette, avendo permesso alle aziende francesi di fornire al Cairo strumenti di controllo e sorveglianza della popolazione, sia durante le manifestazioni che su Internet.

In spregio all’art. 6 della legge 185 del 1990, che prevede il divieto di commercio di armi verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, la Francia vende una grande quantità di armi all’Egitto, tanto da aver superato gli Stati Uniti ed esser diventata il principale fornitore di armi del, Paese tra il 2013 e il 2017. Solo nel 2017 ha consegnato più di 1,4 miliardi di euro di attrezzature militari e di sicurezza, fornendo navi da guerra, aerei da combattimento e veicoli corazzati.

Potere al Popolo Parigi ha commentato la visita del Presidente al-Sisi a Parigi denunciando “gli affari militari sul tavolo e i diritti umani sotto i piedi”.

Stessa critica del resto rivolta all’Italia, che lo scorso febbraio ha dato il via libera alla vendita di due fregate FREMM, alla marina egiziana. Un’operazione dal valore di circa 1,5 miliardi di euro, per la quale l’Egitto ha ottenuto un prestito finanziario da parte di alcuni dei principali istituti di credito e banche europee, tra cui anche la Cassa Depositi e Prestiti.

Inoltre, Potere al Popolo Parigi ha attaccato l’immobilismo da parte del governo Conte sul caso di Giulio Regeni, per il quale chiede verità e giustizia, al di là della retorica diplomatica e delle roboanti dichiarazioni pubbliche.

Inoltre, invita a partecipare al presidio che si terrà martedì pomeriggio (8 dicembre) all’Assemblée Nationale in solidarietà al popolo egiziano.

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