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Voto per la Duma, i commenti dei comunisti russi

I risultati definitivi del voto per il rinnovo della Duma russa verranno presentati venerdì prossimo, ha dichiarato lunedì scorso la presidente della Commissione elettorale centrale Ella Pamfilova: «Per ora, finché non tracciamo il bilancio definitivo, non mi congratulo con nessuno».

A tutt’oggi, dunque, i risultati sono quelli ufficiosi già diffusi il 20 settembre, a scrutinio ultimato di oltre il 99% delle schede: affluenza al 51,68%; voti: Russia Unita (ER) 49,82%, KPRF 19%, LDPR 7,49%, Russia giusta 7,42%, Nuove persone 5,35%. Altre nove formazioni non hanno superato la soglia del 5%.

L’analista dell’ufficialissima RIA Novosti, Irina Alksnis, scrive che ER ha perso meno di cinque punti percentuali nel voto di lista, smentendo le tetre previsioni di chi parlava di 20% di voti in meno rispetto al 2016, mentre i risultati nei collegi uninominali «hanno permesso al partito di conservare la maggioranza costituzionale».

Così che «punto focale, comune a tutte le discussioni sui risultati, è la tesi sulla significativa vittoria di ER, da alcuni definita addirittura un trionfo».

Come sia stato possibile raggiungere una tale vittoria, stante la politica antipopolare, a esser magnanimi,  del partito di governo (due punti per tutti: la riforma che ha innalzato l’età pensionistica e la frantumazione del sistema sanitario pubblico, esasperata ora dalla pandemia) questo è invece il “punto focale” di discussione, comune pressoché a tutte le forze comuniste e di sinistra russe.

E la parola che più ricorre in queste discussioni è “falsificazione”: definizione per l’appunto ripetuta soprattutto dal più “sistemico” dei partiti di sinistra, leale sostenitore di Vladimir Putin, quanto avversario totale del governo: il KPRF di Gennadij Zjuganov.

Il Fronte unito del lavoro (ROTFront) scriveva lunedì che già alla vigilia del voto (quello elettronico ha preso il via il 17 e 18 settembre, mentre il 19 settembre ci si recava ai seggi) erano ricominciate le lamentele dei lavoratori di imprese pubbliche, o comunque dipendenti statali, “molto esortati” a optare per il voto elettronico a distanza.

Ecco il risultato, scrive ROTFront, «l’affluenza alle urne registrata col sistema di voto elettronico ha raggiunto a Mosca un vertiginoso 93%, mentre l’affluenza diretta ai seggi alle 16 di domenica era solo del 36,37%».

Imporre ai dipendenti delle aziende di stato o agli impiegati degli uffici pubblici di “esprimere la propria volontà” e non astenersi dalla partecipazione al voto, è una pratica usata da molto tempo, scrive ROTFront.

Ora, lo sviluppo delle tecnologie informatiche permette di «facilitare tale processo e il controllo dell’esecuzione. Nella primavera del 2021, per creare l’apparenza di un “sostegno nazionale” alle primarie di ER, anche i dipendenti pubblici delle regioni di Mosca e Kaluga sono stati costretti a registrarsi ai “servizi statali”; mentre gli insegnanti di Piter sono stati esortati a registrarsi sul sito web di ER».

Lo stesso Zjuganov, nella conferenza stampa del 20 settembre, ha squalificato il voto elettronico, affermando che ad aver risposto all’appello del KPRF è stata soprattutto la “Russia profonda”, che è andata di persona ai seggi il 19 settembre; in particolare, ha detto, i giovani fino a trent’anni di età hanno rifiutato il voto elettronico.

Il KPRF ha ottenuto rilevanti risultati soprattutto nelle repubbliche e regioni dell’estremo oriente e della Siberia: per la prima volta da molti anni, ha detto Zjuganov, in pratica da Sakhalin fino a Tomsk, «ER, che da 20 anni conduce una politica assolutamente nefasta per la Russia e in queste elezioni non era un semplice opponente, ma il nostro principale nemico, ha perso il primo posto e ora siamo praticamente alla pari. Negli ultimi cinque anni, ER ha approvato una serie di leggi che affossano il paese e lo condannano all’estinzione. Hanno distrutto 80.000 imprese industriali e 50.000 kolkhozy».

Nella stessa Mosca, dice Zjuganov, la disparità di redditi tra il 10% dei più ricchi e il 10% dei più poveri è di 18 volte, mentre continua lo smantellamento dei settori di istruzione e sanità pubblici: nei 3 anni precedenti la pandemia il personale sanitario era stato ridotto del 40%.

Ringraziando per il sostegno elettorale il Partito del Nuovo socialismo di Nikolaj Platoškin e il Fronte della sinistra di Sergej Udal’tsov, Zjuganov ha ribadito la propria lealtà al Presidente, accusando invece ER e la compagine di governo di “sabotare” le direttive di Putin per adeguare i ritmi di sviluppo a quelli mondiali, mentre oggi sono di 3 volte inferiori.

Per cui, ha detto, è necessario rimediare alla situazione, perché la violenza contro il sistema elettorale, la violenza contro i cittadini, il furto dei loro voti non aggiungono nulla né all’autorità del Presidente, né alla sua politica, mentre «noi siamo pronti per un dialogo normale».

Zjuganov ha parlato di risultati più che positivi, con il KPRF davanti a ER, ad esempio nel territorio di Khabarovsk, o in Jakutija. A proposito di quest’ultima, Zjuganov ha ricordato la politica boschiva di ER, con servizio forestale liquidato, interi specchi d’acqua prosciugati, sette milioni di ettari di bosco bruciati il mese scorso: «i risultati del voto in Jakutija esprimono lo stato d’animo reale della società».

In altre aree, la distanza tra ER e KPRF è stata di appena 1-3 punti “nelle regioni di Irkutsk, Omsk, Novosibirsk, Sakhalin, Territorio di Altaj, Kamčatka, Primor’e, Repubblica Marij-El. Ma ci sono stati anche episodi “singolari”, ha detto Zjuganov.

«In Estremo oriente e Siberia, alle ore 19 del 19 settembre, i risultati di ER e KPRF erano in media quasi allo stesso livello, entrambi tra il 25 e il 30%. Poi, nel corso degli scrutini della notte, ER è inspiegabilmente passata avanti, mentre KPRF è sceso di 6 punti».

Nessuno ha bisogno di elezioni falsificate”, titolava lunedì Sovetskaja Rossija, organo ufficioso del KPRF e riportava la testimonianza del vice presidente del KPRF, Dmitrij Novikov, secondo cui il presidente e un componente del seggio 803 a Piter avevano messo a soqquadro il locale, rompendo le urne e disperdendo le schede, sicuri che «non avessero dato i risultati dovuti»; più o meno la stessa cosa al seggio 1641.

Un altro dei vice presidenti del KPRF, Jurij Afonin ha parlato di «pericoloso arbitrio» del potere. Dmitrij Novikov ha dichiarato che nelle elezioni a vari livelli, «non solo i dati digitali vengono falsificati, riscritti, la mostruosità della situazione sta nel fatto che il processo elettorale viene falsificato in quanto tale fin dall’inizio. Giudicate voi stessi: se 5 dei nostri compagni non possono partecipare affatto alle elezioni dei capi di regione, si tratta di una procedura elettorale?

È molto comodo vincere le elezioni per governatore quando i tuoi principali avversari non partecipano affatto alle elezioni. È molto comodo vincere quando i candidati del partito di governo non escono dagli schermi televisivi da mattina a sera, mentre gli avversari non vi compaiono affatto».

In queste elezioni, ha detto Novikov, ER ha «cessato di essere un partito. Sinora, poteva esser considerato un partito con forte presenza in tutte le strutture di potere, in particolare nell’esecutivo. Oggi è chiaro che non esiste affatto un tale partito, ma esiste una corporazione di potere, che si camuffa da partito per vincere un certo numero di seggi a favore dei propri padroni alla Duma».

Nel corso della conferenza stampa del 20 settembre, il KPRF ha mostrato anche brevi video girati da propri scrutatori: dal minuto 0,52 a 1,15 ci sono immagini su personale di seggio che mette nelle urne schede votate – si presume a favore di ER.

Il buco nella ciambella è solo diventato più largo, con l’avanzata del KPRF; ma è pur sempre la solita “ciambella”, dicono al Partito comunista operaio russo (RKRP). Il Segretario, Stepan Malentsov constata che i risultati del voto erano «noti in partenza a ogni persona pensante dunque non sorprendono minimamente nessuno».

Per dirla in breve, insomma, quella minoranza di persone che «credono nelle elezioni, una minoranza di elettori, ha scelto chi ne assicurerà lo sfruttamento generale per i prossimi cinque anni. Non un solo partito, tra quelli che veramente si oppongono al capitalismo, che lottano per cambiare il sistema sociale e organizzano la lotta dei lavoratori, ha potuto anche solo avvicinarsi alle elezioni. Anzi: non ha nemmeno potuto accedere alla registrazione, per avere anche solo l’opportunità risultare nei sondaggi».

E se anche la partecipazione è stata più alta di qualche punto rispetto al 2016, è dovuto al fatto che hanno «prolungato il voto su tre giorni e il voto elettronico si è trasformato in un’arma di potere. Nelle grandi città industriali, con una percentuale maggiore di lavoratori industriali, come Piter, l’affluenza è stata di circa il 30%. Questo parla di insoddisfazione per le politiche della borghesia e di sfiducia nei suoi partiti».

Anche il risultato del KPRF, balzato dal 13,5 al 19%, «cambia poco o nulla. ER, come prima, avrà una maggioranza costituzionale per approvare qualsiasi legge. E non sto nemmeno a parlare della composizione dei deputati del KPRF: signori, capitalisti e milionari, ex membri di ER, parlamentari di lunga data; mancano però lavoratori e organizzatori del movimento operaio».

Lo spettacolo chiamato “elezioni per la Duma di Stato” è giunto nuovamente al termine, scrivono al VKPB, il partito della defunta Nina Andreeva; «Internet è di nuovo pieno di video che documentano numerose violazioni e brogli elettorali ai seggi. I “risultati” ufficiali non sono sorprendenti ed erano abbastanza prevedibili. ER tiene, grazie sia al voto dei burocrati di stato e della borghesia (e delle loro famiglie), sia a spese degli strati più arretrati della popolazione».

Per quanto riguarda il KPRF, che ha ottenuto il secondo posto con il 19% nella “circoscrizione unica”: si tratta di un «partito essenzialmente socialdemocratico, che raccoglie i voti di una parte dei lavoratori insoddisfatti del regime politico e della situazione socio-economica.

I leader del KPRF, come sempre, esprimono insoddisfazione per le macchinazioni nel voto. Ma questo malcontento non dura a lungo: faranno rumore e poi si calmeranno, e andranno a sedersi alla Duma, riceveranno stipendi parlamentari e “regalie” dalla borghesia per fare da lobbisti delle aziende private».

I media borghesi tacciono però sull’esito principale: la «maggioranza degli elettori non è andata a votare, o ha cancellato dalle schede tutti i candidati. Se l’affluenza ufficiale è stata del 51% e sapendo che un gran numero di voti viene “attribuito”, si può concludere che solo una minoranza di cittadini russi è andata alle urne».

La maggior parte dei cittadini ha capito da tempo che «nella Russia borghese di oggi le elezioni non influiscono su nulla; tanto più le elezioni alla Duma, le cui decisioni, secondo la Costituzione, possono essere annullate dal Consiglio della Federazione o dal Presidente. La maggioranza dei lavoratori dimostra una posizione più cosciente degli attivisti di molte organizzazioni di sinistra, che ogni cinque anni impazziscono e esortano tutti ad andare alle urne: parliamo non solo del KPRF, ma anche dei suoi satelliti, come il “Fronte di sinistra”, o i neo-trotskisti del “Partito rivoluzionario dei lavoratori”.

E se i leader di queste organizzazioni agiscono in modo abbastanza razionale, negoziando con il KPRF alcuni Geschäft per se stessi, gli attivisti di base “si sacrificano per l’idea”: prima chiedono a tutti di andare alle urne, e poi piangono sulle frodi ai seggi o si lamentano delle persone “poco coscienti”».

Per concludere, a proposito dei supposti voti dell’opposizione naval’niana confluiti sul KPRF e che ne avrebbero consentito l’avanzata, non è possibile confermare o escludere con certezza tale ipotesi, prospettata per altro non solo dalla stampa liberale occidentale, che piange ancora per il proprio eroe “ingiustamente incarcerato”.

E non è possibile escludere la congettura, sia per la politica dello stesso KPRF, sia per le semplice constatazione che moltissime persone, tra coloro che a parole sostengono Aleksej Naval’nyj, appoggiano non tanto lui o gli adepti della sua setta, quanto sono stanche della oligarchia finanziaria e della politica che ne è espressione.

Da Facebook: «Dopo le manifestazioni e i cortei dal 2000 in qua, agli inizi degli anni ’20 i liberali sono rimasti senza nulla in mano: il leader in prigione, gli attivisti sparpagliati; così, per la disperazione, quei ragazzi hanno sputato su tutto e hanno invitato a sostenere chiunque, tranne ER. In una parola, la Russia ha fatto un passo verso un sistema borghese “normale” (scherzo)».

Tanto basti.

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