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Prima il Financial Times, ora l’Economist, blindano Draghi al comando

Il Financial Times del 7 dicembre scorso ha scritto in prima pagina che “la prospettiva che Mario Draghi si dimetta da primo ministro italiano per assumere il ruolo di presidente minaccia di far piombare il paese nella instabilità politica proprio mentre il governo intraprende ambiziose riforme strutturali e un piano di ripresa dal coronavirus sostenuto da quasi 200 miliardi di euro di fondi UE“.

L’analisi del Financial Times ricorda che Draghi era già considerato un possibile successore di Mattarella, ma la sua chiamata alla guida del governo ha reso “più complicata una possibile transizione” perché se è vero che le elezioni anticipate non sarebbero necessariamente l’esito dell’elezione di Draghi al Quirinale, è vero che “funzionari e analisti ritengono che senza Draghi, è improbabile che il governo sopravviva nella sua forma attuale“.

La preoccupazione del giornale dei poteri forti finanziari rileva che l’anno che arriva ha davanti importanti scogli che potrebbero far litigare i partiti, a cominciare dalla riforma fiscale, senza dimenticare la riforma del mercato del lavoro e delle pensioni, e secondo un ministro “Draghi è l’unico che può tenere a freno questa situazione“. Intanto, comunque, il lavoro dell’esecutivo è volto a mettere in sicurezza il Pnrr anche in caso di cambiamenti nell’esecutivo.

Adesso è il turno de l’Economist, che ha eletto l’Italia “paese dell’anno nel 2021” e che ricorda di aver spesso criticato i leader del nostro Paese, a partire da Silvio Berlusconi: “A causa della debolezza dei suoi governanti, gli italiani nel 2019 erano più poveri rispetto al 2000. Ma quest’anno l’Italia è cambiata“.

Secondo il settimanale di punta del neoliberismo mondiale, con l’ex presidente della Bce a capo del governo, l’Italia “si è dotata di un Presidente del consiglio competente e rispettato a livello internazionale. Per una volta – osserva l’Economistla maggioranza dei politici ha messo da parte le differenze per sostenere un profondo programma di riforme”, vanta un tasso di vaccinazione tra i più alti d’Europa “e la sua economia corre più di Francia e Germania“.

Ora Draghi “vorrebbe fare il presidente e potrebbe venire rimpiazzato da un primo ministro meno competente. Ma è impossibile negare” – conclude il settimanale – “che oggi l’Italia sia in un posto migliore rispetto a dicembre del 2020 e per questo è il nostro Paese dell’anno”.

Che due corazzate del pensiero ultraliberista come Financial Times e l’Economist si sbilancino con questi peana per Draghi, dimostrando che il capitale multinazionale europeo ha “finalmente” assunto la gestione diretta degli affari pubblici, dovrebbe dirla lunga su a chi è stato messo in mano il nostro paese.

Se il diavolo ti lusinga le domande diventano d’obbligo. E anche le contromisure da prendere.

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