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L’Ucraina denuncia i divieti alle importazioni di grano… imposti dai suoi «alleati»

Questo lunedì il ministro del Commercio ucraino, Taras Kachka, ha esplicitato al giornale statunitense Politico l’intenzione di aprire una procedura legale presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio contro i divieti all’importazione di grano e altri prodotti alimentari da parte di Polonia, Ungheria e Slovacchia.

Kiev sostiene che gli obblighi dovuti dalla partecipazione all’OMC non sono rispettati.

Il tema della vendita dei cereali prodotti in Ucraina riemerge periodicamente dall’intervento militare russo e dalla chiusura delle rotte del Mar Nero. È stato al centro dell’accordo sul grano non rinnovato a metà luglio, e su cui gli imperialisti euroatlantici hanno giocato la retorica del «malvagio Putin» che affama i paesi poveri, quando il quadro è ovviamente più complesso, con pesanti responsabilità occidentali.

Ma è stato anche motivo di scontro nel blocco NATO alleato, a causa dei bassi prezzi dei prodotti ucraini, riversatisi attraverso i canali di terra verso gli altri paesi dell’Europa orientale. L’UE aveva permesso a Bulgaria e Romania, oltre ai tre paesi citati in giudizio, di limitare le importazioni, ma il 15 settembre questa autorizzazione è scaduta.

Eppure, Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno affermato che non hanno intenzione di cancellare le misure che considerano imprescindibili per tutelare la propria economia dalla competizione ucraina.

La reazione è stata appunto il ricorso legale, con la vice prima ministra ucraina Yulia Svyrydenko che ha però affermato che l’obiettivo è avviare delle consultazioni tra i paesi per evitare di giungere davvero in tribunale.

Sempre Kachka ha detto: “Penso che il mondo intero dovrebbe vedere come si comportano gli Stati membri dell’UE nei confronti dei loro partner commerciali e della loro Unione, perché ciò può influenzare anche altri stati”.

Il solito atteggiamento di superiorità delle autorità ucraine che sembrano voler sempre dare una lezione al mondo, dall’alto della loro corruzione e connivenza col nazismo.

Parole che considerano Kiev come già parte della UE, quasi una risposta al presidente polacco Duda, il quale il 14 agosto aveva ribadito il sostegno all’Ucraina, ma anche che per “proteggere il mercato interno e il mercato dell’UE, dobbiamo iniziare da noi”. La Polonia ha sparato alto, minacciando anche di porre il veto sull’ingresso dell’Ucraina nella comunità europea se le restrizioni non saranno rinnovate.

Ancora più drasticamente, Duda ha annunciato il blocco totale dell’invio di armi a Kiev. “L’Ucraina – ha detto il primo ministro polacco – si sta difendendo da un brutale attacco da parte della Russia, e capisco questa situazione, ma, come ho detto, difenderemo il nostro Paese. Non trasferiamo più armi all’Ucraina, perché ora stiamo armando la Polonia“.

Del resto, il 15 ottobre in Polonia ci saranno le elezioni legislative in un paese in cui il 40% della popolazione è legato al mondo agricolo. Se prima della metà del prossimo mese non possiamo aspettarci flessibilità da parte di Varsavia per motivi interni, dall’Ucraina sembrano intenzionati a rispondere con un embargo su pomodori, cipolle, cavoli e mele polacche.

Anche Orban ha affermato pubblicamente che prorogherà le limitazioni, e si è spinto oltre accusando la UE di “rappresentare gli interessi americani”.

Un’altra dichiarazione che pesa come un’ipoteca sulla concreta capacità dei centri europei di perseguire un proprio indirizzo strategico in relazione ai propri interessi economici e di divisione del mercato internazionale.

Dal Consiglio sull’agricoltura degli stati membri, il ministro spagnolo Luis Planas, che detiene la presidenza di turno UE, ha criticato la scelta di prendere misure unilaterali. Ma oltre a questi rimproveri, rimane il fatto che il fronte orientale della UE agisce in competizione con Bruxelles e Berlino.

E l’Ucraina è sempre più uno strumento che sta facendo il suo tempo, con le contraddizioni da essa esacerbate che hanno più effetti negativi che positivi. Da settimane e settimane si sta preparando il terreno per uscire da questa situazione di sostegno incondizionato, è probabile che questi eventi non faranno che accelerare l’arrivo di quel momento.

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2 Commenti


  • Alessandro iraci

    sarebbe ora che anche l’Italia interrompesse le importazioni di cereali ukraino.I prezzi pagati ai nostri agricoltori sono scesi del 30%dallo scorso anno.E Meloni e Lollobrigida zitti….


  • Andrea Vannini

    Sarebbe ora…la lista é lunga: fuori dalla nato e dalla ue per esempio.

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