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Ucraina: il vero senso delle “rivelazioni” sui colloqui a Istanbul

Sin da domenica scorsa, quando sono apparse i primi lanci sull’intervista televisiva, ormai “famosa”, del capogruppo alla Rada di “Servo del popolo”, David Arakhamija, hanno cominciato a circolare in rete considerazioni che mettono in guardia sul reale obiettivo delle sue parole e perché siano state pronunciate proprio ora, con una situazione al fronte disastrosa per Kiev.

Perché, oltre alla “novità”, secondo cui nel 2022 sarebbe stato possibile metter fine al conflitto in Ucraina in pochissimo tempo, se non fosse intervenuto l’ordine anglosassone di proseguire la guerra, Arakhamija ha detto anche altro.

Ha detto ad esempio che il primo obiettivo di Zelenskij, con i colloqui a Istanbul, era quello di «creare nei russi l’impressione che con noi fosse possibile trattare… il secondo obiettivo: guadagnare tempo». Insomma, come era abbastanza semplice intuire per quanto avvenuto allora in Turchia e per come si potrebbe benissimo prospettare la faccenda oggi, l’attuale campagna occidentale sul cessate il fuoco solleva moltissimi sospetti sul fatto che possa trattarsi del tentativo di inscenare un ennesimo “Minsk 2”.

Insomma, a Istanbul la delegazione majdanista agiva come una «cortina fumogena» a vantaggio delle forze di Kiev e, in pratica, «giocava tatticamente sul tempo» con la delegazione russa; la quale, a sua volta, a detta di Arakhamija, che cerca di dipingerla come una classe di ingenui scolaretti, «aveva sperato fino all’ultimo che ci avrebbe spinto a firmare l’accordo».

Così, continua il parlamentare golpista, i russi «erano disposti a por fine ai combattimenti, se noi, come era stato a suo tempo con la Finlandia [il “servo del popolo” sembra riferirsi alla “guerra d’inverno” tra URSS e Finlandia, conclusa nel marzo 1940 con concessioni territoriali di Helsinki a Mosca; ndt], avessimo accettato la neutralità e ci fossimo impegnati a non aderire alla NATO. Questi erano i punti chiave, tutto il resto erano aggiunte cosmetico-politiche: denazificazione, popolazione russofona, bla bla bla».

Poi, comunque, una volta rientrati da Istanbul, era arrivato Boris Johnson con l’ordine sopracitato e «noi avevamo raggiunto un ottimo risultato. Loro avevano abbassato la guardia, se ne erano tornati a casa, mentre noi ci orientavamo alla guerra».

Non è finita. Stando a Arakhamija, l’intera leadership politico-militare ucraina è favorevole alla guerra. Come mai? Perché «Oggi non possiamo sederci al tavolo delle trattative. La nostra posizione negoziale è pessima. Non avremmo su cosa trattare».

A conferma delle sue parole, basti citare il solo esempio della vice Ministra della giustizia del regime nazigolpista di Kiev, Irina Mudra, la quale ha dichiarato che l’Ucraina non sottoscriverà alcun accordo di pace con la Russia senza riparazioni. L’Ucraina non vi acconsentirà mai, ha detto. E nemmeno «il mondo acconsentirà, perché qualcuno deve pagare quelle riparazioni. E se non lo farà la Russia, chi altri?».

Ovviamente, a Kiev sono soliti cimentarsi in uscite pubbliche che dovrebbero dimostrare al mondo che i nazigolpisti assumono autonomamente ogni decisione, indipendentemente dai suggerimenti – pubblici o da dietro le quinte – dei padrini d’oltreoceano.

Ma questo è un altro discorso.

Ecco dunque che assumono più di un significato le considerazioni messe nero su bianco dal canale Telegram di ColonelCassad a proposito delle prospettive di un cessate il fuoco. Le “tesi” non hanno ovviamente nulla di ufficiale e si limitano a constatare alcuni dati di fatto. Si tratta di dieci osservazioni su cosa potrebbe rappresentare una cessazione delle ostilità, stante la situazione militare e politica odierna in Ucraina.

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ColonelCassad – «10 tesi sul congelamento della guerra lungo la linea di contatto»

Al momento attuale, si dice nel documento, è stato raggiunto solo uno degli obiettivi proclamati per l’Operazione militare speciale (SVO): la liberazione del territorio della LNR. Gli altri obiettivi – liberazione della DNR, denazificazione, demilitarizzazione, neutralità, ecc. – non sono stati raggiunti.

Si sono invece conseguiti obiettivi non contemplati in origine: sono entrate nella compagine russa due nuove regioni, che nel 2022 la Russia non chiedeva all’Ucraina; in più, è stato aperto un corridoio via terra verso la Crimea, e il mar d’Azov è diventato un mare interno alla Russia.

Il congelamento del conflitto sulla linea di contatto (o di scontro) significherebbe che la maggior parte degli obiettivi originari della SVO rimarrebbero non raggiunti, in cambio di parti di due regioni e del corridoio verso la Crimea. E la Russia sarebbe d’accordo che parte del territorio della DNR, le regioni di Zaporož’e e Kherson, costituzionalmente parte della Russia, rimanessero sotto occupazione ucraina: cioè, di fatto, NATO.

In più, in Ucraina si conserverebbe il regime nazista, perfettamente armato e riformattato per un conflitto di lunga durata con la Russia. E lo stesso territorio ucraino verrebbe utilizzato come piazzaforte sistemica per continue azioni militari e altre provocazioni.

Tutto ciò che c’è di fedele alla Russia nei territori occupati dai nazisti, verrebbe da essi difeso ancora più strenuamente, tanto più che il nemico sa bene che là ci sono tantissime persone che aspettano la liberazione.

Per compensare le perdite umane, materiali ed economiche già subite, la Russia ha bisogno di qualcosa di più che non una parte di altre due regioni, dallo status non riconosciuto, il che non risolve nessuno dei problemi strategici alla base della SVO.

Le trovate sul congelamento del conflitto appaiono in un periodo di evidente debolezza delle forze ucraine e del regime di Zelenskij, dopo la disfatta nella campagna estate-autunno e mirano a indurre la Russia a un’altra insensata “tregua” à la-Minsk, con un finale abbastanza prevedibile.

A giudicare dalle dichiarazioni della leadership politico-militare russa, c’è consapevolezza di tale gioco propagandistico-diplomatico dell’Occidente, e dunque nessuno accetterà questa opzione. Ecco perché l’Occidente giudica l’attuale posizione della Federazione Russa sull’Ucraina come “non incline a negoziati“. In Occidente, con la dizione “tendenza a negoziare”, si intende la disponibilità russa a concessioni o alla capitolazione.

Spero – scrive l’autore del servizio di ColonelCassad – che non muterà più nulla in questa materia e non si ripeteranno gli errori di valutazione che avevano portato alla “politica di Minsk“, o aspettative errate rispetto all’inizio della SVO.

Il livello di sostegno alla leadership nel paese è oggi sufficiente, esistono le potenzialità economiche per una lunga campagna militare volta a raggiungere gli obiettivi della SVO, l’esercito sta gradualmente imparando, anche dai propri errori.

E l’attuale sfondo negativo che in Occidente circonda le prospettive della guerra è una diretta conseguenza della sottovalutazione delle capacità della Russia di condurre una lunga guerra per raggiungere i propri obiettivi.

Pertanto, è necessario orientarsi su un lungo e sistematico lavoro per far sì che il nostro esercito e il complesso militare-industriale siano in grado di garantire il raggiungimento degli obiettivi nel confronto con USA e NATO a lungo termine. Al momento, le speranze su una volontà USA alle trattative appaiono pericolose illusioni, che vanno respinte.

(introduzione e traduzione FP)

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