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Propaganda e memoria: Pina Picierno nel museo che esalta i nazisti contro i sovietici

Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, ha appena effettuato un viaggio in Lituania, in occasione di quello che è stato chiamato il “Giorno dei Difensori della Libertà”. Una commemorazione, che cade il 13 gennaio, degli scontri avvenuti al momento della dichiarazione di indipendenza del paese dall’Unione Sovietica, nel 1991.

A ridosso di questo anniversario, l’europeista che tiene alto il nome dei guerrafondai italiani a Strasburgo ha viaggiato per il paese baltico, per una missione diplomatica volta a confermare la totale vicinanza delle istituzioni europee all’Ucraina. Durante i colloqui con Juozas Olekas, presidente del Parlamento lituano, e Sigitas Mitkus, viceministro degli Esteri, la rappresentante UE ha sottolineato la centralità dei confini che il paese condivide con Russia e Bielorusia nei progetti di sicurezza dell’Unione.

Picierno ha visitato la postazione di frontiera (con la Bielorussia) di Padvarionys e il Centro di gestione delle crisi di Vilnius, ponendo l’accento sulla necessità di rafforzare le capacità di guerra ibrida.

La visita ha previsto anche l’incontro con le opposizioni di Mosca e Minsk: con Yulia Navalnaya ha puntato a coordinare azioni contro le influenze esercitate dagli oligarchi russi, mentre a Svetlana Tsikhanouskaya (riconosciuta da Bruxelles come la guida legittima della Bielorussia) ha ribadito il supporto europeo contro Lukashenko.

Ma questa sarebbe la normale amministrazione bellicista della UE, se solo Picierno non si fosse adoperata per lavorare anche sul terreno della battaglia ideologica, attraverso manipolazione storica e propaganda di guerra. Il fulcro simbolico della missione è stato l’omaggio reso al cosiddetto “Museo delle Occupazioni e delle Lotte per la Libertà”, situato negli ex uffici del KGB, prima ancora del comando delle SS.

In questo contesto, Picierno ha detto “l’Europa ha bisogno di una memoria storica comune, che non sia un capitolo chiuso ma una bussola per il presente. Dobbiamo costruire percorsi europei con le scuole, perché le nuove generazioni vengano qui a vedere i crimini e le ferite che l’Unione Sovietica ha inferto ai cittadini europei. La memoria non è solo commemorazione, è un presidio contro il ritorno dell’autoritarismo“.

La solita narrazione sul “pericolo sovietico” – ora riciclato per la sola Russia – da inculcare nei giovani a scuola, mentre l’autoritarismo, per trovarlo, basta cercarlo negli arresti in Germania e in Italia degli attivisti pro-Pal, o nell’uso politico della legislazione antiterrorismo fatto nei confronti di Palestine Action nel Regno Unito.

E questo sorvolando sul problema di come si possa costruire una “memoria comune”, con tanto di manuali di Storia da imporre nelle scuole, in un continente attraversato per migliaia di anni da guerre al suo interno (andate a dire agli inglesi che in fondo Napoleone non era così cattivo, e viceversa…).

Quelle europee sono ormai “democrature” a tutti gli effetti, dove dietro una “spruzzata” di democrazia vengono implementati misure di pesante restrizione del diritto a manifestare e ad esprimere dissenso, come denunciato da organizzazioni non governative, esperti ONU e persino dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty. Picierno non dovrebbe andare a cercare l’autoritarismo fin in Russia.

Ma ciò che risalta in maniera particolare nella foga bellicista della vicepresidente UE è la scelta di esaltare sui social la propria visita al museo. Infatti, l’impostazione di questo spazio museale è da tempo oggetto di dure contestazioni internazionali. Molti critici, tra cui lo storico Dovid Katz, cittadino statunitense di religione ebraica residente a Vilnius, accusano la struttura di manipolare la storia e di riabilitare varie figure coinvolte nelle epurazioni razziali condotte dai nazisti.

L’istituto è nato col nome di “Museo delle Vittime di Genocidio”, e sotto questa dicitura ha riportato le storie dei lituani che sarebbero stati vittime di purghe e deportazioni successivamente alla fine della Seconda guerra mondiale. Decine di migliaia di persone, secondo i dati riportati, ma che questi fantasiosi esegeti della definizione di “genocidio” non hanno contestato per l’attuale genocidio – questo sì – del popolo palestinese.

Katz ha sostenuto che “definire genocidio ciò che hanno fatto i sovietici è solo un sofisma ambiguo per trasformare tutte le vittime in criminali e tutti gli assassini in eroi“. Ovvero, per inquinare la storia dell’unica pulizia etnica che è avvenuta in Lituania nell’ultimo secolo, quella degli ebrei ad opera dei nazisti, e dei collaborazionisti lituani.

Il museo, su tre piani, solo dopo esser stato bersaglio delle critiche internazionali, nel 2011 ha aggiunto – in una piccola cella nel seminterrato – una mini-esposizione riguardante l’Olocausto. E questo nonostante in Lituania l’occupazione tedesca abbia portato allo sterminio del 90% dei circa 250 mila ebrei che vi abitavano. Spesso, il genocidio venne perpetrato dai collaborazionisti locali.

Questi ultimi, invece, diventano dei “combattenti per la libertà” nelle sale del museo. Come ha evidenziato in passato il Time, sono tanti i responsabili dell’Olocausto che nel museo “sono lodati come vittime della lotta dei loro paesi contro l’occupazione sovietica“. I carnefici nazisti vengono elevati, in questa narrazione istituzionalizzata, al rango di eroi della resistenza nazionale.

In linea con questa manipolazione, nel 2018 è stato infine rinominato come “Museo delle Occupazioni e delle Lotte per la Libertà”. Libertà non dai nazisti, ovviamente, ma da chi i nazisti li ha sconfitti. L’iniziativa della Picierno si inserisce quindi nell’opera che le istituzioni europee hanno portato avanti per equiparare prima nazismo e comunismo (ma con una forte “comprensione” per il primo), e poi l’Unione Sovietica alla Russia di oggi, nonostante quest’ultima sia il risultato del suo abbattimento e rifiuto (Putin era stato scelto da Eltsin, ricordiamo).

La visita della Picierno è, insomma, un’azione di propaganda utilizzata in chiave anti-russa per legittimare il riarmo e la costruzione della Difesa Europea. Il terreno cardine su cui si cerca di costruire un soggetto imperialista a pieno titolo viene venduto all’opinione pubblica come una necessità per difendersi dai russi “autoritari”.

E in generale, è parte del tentativo di continuare a demonizzare l’esperienza socialista, di un mondo nuovo fondato su cardini differenti. In questa palese crisi economica ed egemonica dell’imperialismo, lo spauracchio della rivoluzione socialista rimane una delle preoccupazioni principali delle centrali imperialiste.

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2 Commenti


  • Matteo

    Una macchietta.


  • giovannaantifa

    mamma mia che ridicoli pur di accontentare i loro padroni arrivano persino ad esaltare chi combattè allora a fianco dei nazisti pero ricordiamo che sono veri antifascisti e dobbiamo votarli se no sale la destra fascista al governo eh!

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