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Via libera ai 90 miliardi per Kiev, ma senza unanimità

Dopo settimane di stallo e trattative serrate, l’Unione Europea imprime una decisa accelerazione al sostegno finanziario per Kiev. La presidenza cipriota del Consiglio UE è riuscita, il 5 febbraio, a stendere un accordo che scioglie alcuni nodi politici, e a ottenere una larga intesa. Ma non l’unanimità: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca rimangono fuori dal contributo.

Il fatto che Bruxelles si fosse arresa al debito comune, per tenere in piedi l’Ucraina e far continuare la guerra, era un tema che avevamo già analizzato al momento del primo annuncio del prestito da 90 miliardi, lo scorso dicembre. Così come la formula di cooperazione rafforzata che aveva aggirato il problema dell’unanimità, dando la possibilità ai tre paesi dell’Europa orientale di non partecipare alla spesa.

Quel che c’è in più nell’intesa del Consiglio è l’integrazione, almeno in parte, dei desideri di Parigi, che premeva affinché i fondi fossero spesi esclusivamente per l’industria bellica europea, mentre altri partner temevano che i tempi di produzione continentali fossero troppo lenti per le necessità del fronte.

La soluzione approvata prevede che le attrezzature militari debbano essere acquistate prioritariamente da aziende dell’UE, dell’Ucraina o dei Paesi SEE-EFTA (Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein). Tuttavia, ci sono anche deroghe: sarà possibile acquistare da paesi terzi in caso di urgenze, e il ricorso all’esterno è ammesso se prodotti equivalenti non sono disponibili in Europa in quantità sufficiente o con tempi di consegna rapidi.

Potranno partecipare alla fornitura anche Paesi che hanno stretto partenariati di sicurezza con l’UE e che contribuiscono finanziariamente al sostegno di Kiev. Una clausola che sembra pensata per garantire l’inserimento del Regno Unito in questo sforzo guerrafondaio, dopo una prima intesa del genere lo scorso maggio, che dovrebbe essere ampliata ulteriormente.

Ricordiamo che la struttura del prestito, garantito dal bilancio comunitario, sarà composto da due filoni: 30 miliardi di aiuti per la stabilità finanziaria, vincolati al rispetto dello stato di diritto e alla lotta alla corruzione; 60 miliardi di investimenti nell’industria bellica e acquisto di equipaggiamento militare.

Rimane la nota secondo cui il rimborso sarà dovuto solo al momento in cui la Russia avrà versato i risarcimenti di guerra. Una possibilità che è solo nelle fantasie dei più strenui russofobi, e che significa, di fatto, un ulteriore impegno finanziario nel riarmo europeo che verrà stornato dalle spese sociali, senza che ci sia possibilità di rivedere quei soldi.

Il percorso del prestito non è ancora concluso. Il Parlamento Europeo ha già messo in agenda il voto per il 24 febbraio. Se verrà incassato il via libera anche lì, inizieranno i negoziati finali tra Consiglio e Parlamento per l’attuazione operativa della decisione. Non bisogna però dimenticare che servirà una modifica dell’attuale quadro finanziario pluriennale per garantire l’uso del bilancio UE per tale assistenza finanziaria: altro terreno di fibrillazione di una UE che affronta profonde tensioni interne.

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1 Commento


  • ugo

    Se vogliamo salvare i nostri portafogli dobbiamo pregare perché Kiev crolli il prima possibile. Il nazismo non è solo moralmente sbagliato, è anche costoso. Ai nostri politici piace: da una parte hanno ottenuto il debito comune, una battaglia durata anni, dall’altra più della metà dei contributi ritornano da loro sotto forma di tangenti e corruzione; il popolo, però, l’ucro-nazismo non se lo può proprio permettere.

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