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Gran Bretagna. Le elezioni sono state un referendum su Starmer, e lo ha perso clamorosamente

Le elezioni locali tenutesi in Gran Bretagna sono state un vere e proprio referendum sulla leadership del primo ministro laburista Starmer e ne hanno restituito una sua bocciatura clamorosa.

Le consultazioni hanno riguardato circa 5 mila seggi in 134 consigli comunali e i Parlamenti nazionali di Scozia e Galles.  Ma hanno anche interessato i 32 distretti della Grande Londra, e una combinazione di distretti metropolitani settentrionali, consigli di contea e autorità unitarie.

I sondaggi già prima dello spoglio parlavano della perdita di migliaia di seggi per i laburisti, sia nei grandi centri che nei piccoli paesi. E i risultati hanno confermato i pronostici.

Keir Starmer nel corso del suo mandato ha proposto una politica di riarmo a tappe forzate, nonostante un deficit di bilancio che rischia di far saltare i conti e una situazione sociale nel paese in via di regressione. La sua politica filoisraeliana e la repressione contro i movimenti solidali con i palestinesi gli hanno alienato poi molti consensi nella base elettorale laburista.

La sconfitta di Starmer potrebbe essere così forte da accelerare la resa dei conti sia dentro il partito Laburista che dentro il governo. Se a Westminster Keir Starmer ha una maggioranza di ferro, ma è anche vero che la resa dei conti avverrà probabilmente dentro il partito.
Gli analisti del partito Laburista parlano della perdita di quasi 2.000 seggi complessivamente. Anche se il danno potrebbe addirittura essere ben peggiore.

Infatti non c’è solo o tanto la sconfitta laburista quanto la consistente vittoria di Nigel Farage – l’uomo che volle la Brexit – e quindi degli odiati sovranisti di “Reform UK”.

In tutta l’Inghilterra – riferisce la BBC – ‘Reform UK’ spera di trasformare la rabbia pubblica per l’immigrazione, il tenore di vita e la sfiducia nei confronti di Westminster, in potere a livello locale. Nelle città progressiste, i Verdi credono che gli elettori siano pronti a punire i laburisti da sinistra, mentre in alcune zone di Blackburn, Birmingham e della parte orientale di Londra, i candidati indipendenti continuano a capitalizzare sulla rabbia per Gaza”.

Secondo la BBC non c’è solo l’Inghilterra ma anche in Galles e Scozia, dove sono state previste ingenti perdite, che potrebbero innescare “una profonda crisi politica all’interno del Partito Laburista, dato che quest’ultimo ha potuto contare sul sostegno dei suoi elettori in queste regioni per decenni”.

Proprio in queste due componenti del Regno Unito la sfida portata al governo di Starmer è duplice, perché alle generali rivendicazioni sociali ed economiche si mischiano anche forti sentimenti di indipendenza, che affondano le loro radici in una storia millenaria.

A Edimburgo, sarà completamente rinnovato il Parlamento nazionale con i suoi 129 membri, che ha ampliato le sue funzioni con la riforma del 1999. I sondaggi dicono che lo Scottish National Party (SNP) indipendentista e socialdemocratico è in testa con il 37%. I laburisti perdono poco (circa il 3%), ma sono appaiati dai sovranisti di Reform UK. Entrambi i partiti vengono dati al 18%. Crollano decisamente i Conservatori (meno del 12%).

Anche in Galles, dove sono state ridisegnate nuove circoscrizioni elettorali e il Parlamento nazionale è passato da 60 a 96 deputati, gli exit poll catastrofici per il Labour, dato al 13,5%. In testa risultano gli autonomisti di “Plaud Cymru” con oltre il 31%, seguiti dai sovranisti di Farage, con “Reform UK” accreditato di oltre il 28%.

C’è attesa per i risultati del Your Party, il nuovo partito fondato dall’ex leader laburista di sinistra Jeremy Corbyn. Il suo posizionamento verso il governo di Starmer – ma anche verso l’intero sistema politico britannico – è piuttosto chiaro: “Il sistema è truccato. Il sistema è truccato quando 4,5 milioni di bambini vivono in povertà nel sesto paese più ricco del mondo. Il sistema è truccato quando le grandi corporazioni fanno fortuna con le bollette in aumento. Il sistema è truccato quando questo governo dice che non ci sono soldi per i poveri, ma miliardi per la guerra. Risolveremo le crisi della nostra società solo con una redistribuzione di massa di ricchezza e potere”.

Vedremo se questo manifesto di sfida ha convinto settori importanti della società britannica.

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