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Le ingerenze israeliane contro il movimento pro-Pal: i casi di Francia e Canada

Dalle elezioni municipali francesi ai corridoi della politica canadese, emerge un quadro inquietante di manipolazione digitale e “guerra cognitiva” orchestrata da entità legate allo Stato di Israele. Al centro delle inchieste c’è una macchina del fango costituita da account falsi alimentati dall’intelligenza artificiale e operazioni di sorveglianza mirate a colpire i movimenti pro-Palestina e i partiti politici critici verso le politiche di Tel Aviv.

Le autorità francesi stanno indagando su una massiccia operazione di ingerenza straniera che ha preso di mira La France Insoumise (LFI) durante le scorse elezioni locali. Secondo fonti dell’intelligence citate da Reuters, i sospetti ricadono su un’azienda israeliana chiamata BlackCore.

L’azienda si autodefinisce sul proprio sito – ora offline – come una “un’azienda d’élite specializzata in influenza, sicurezza informatica e tecnologia, creata per l’era moderna della guerra dell’informazione“. Le sue attività avrebbero preso di mira candidati di spicco di LFI, tra cui Sébastien Delogu (Marsiglia), François Piquemal (Tolosa) e David Guiraud (Roubaix).

La strategia di BlackCore, secondo quanto ricostruito, includeva siti web ingannevoli che diffondevano false accuse di condotta sessuale inappropriata contro Delogu, una rete di account rimossa da Meta, che aveva la sua origine in Israele e violava le regole delle piattaforme sui “comportamenti inautentici coordinati”, puntando specificamente alla Francia, e infine dei QR code affissi per le strade delle città che rimandavano a contenuti denigratori (potendo dunque anche contare su una rete materiale sul territorio).

Clémence Guetté, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale francese, ha denunciato apertamente l’accaduto su X: “l’azienda israeliana BlackCore ha effettivamente tentato di influenzare le elezioni francesi diffondendo notizie false per screditare i candidati di La France Insoumise“. Jean-Luc Mélenchon, in un intervento pubblico, ha chiesto una legge per combattere questo tipo di ingerenze straniere in vista delle presidenziali del prossimo anno.

Mentre a Parigi si indaga su BlackCore, un rapporto dell’organizzazione Canadians for Justice and Peace in the Middle East (CJPME) lancia l’allarme su un sistema di interferenze forse ancora più stratificato. Il documento accusa Israele di condurre operazioni segrete, nel paese nordamericano, che vanno ben oltre il “normale” lobbying diplomatico.

Tra i casi più eclatanti, il finanziamento occulto di sondaggi d’opinione attraverso società di pubbliche relazioni canadesi, costruiti con domande tendenziose per favorire la narrativa israeliana e influenzare il governo di Justin Trudeau. Ad aumentare la gravità del caso sarebbe il coinvolgimento diretto del Ministero israeliano per gli Affari della Diaspora.

Nel 2024, il ministero avrebbe coordinato una campagna online composta da centinaia di account social gestiti dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo era inondare il web di contenuti islamofobi e messaggi ostili ai movimenti studenteschi e agli attivisti pro-Palestina, spacciandoli per opinioni di cittadini comuni.

Il rapporto descrive inoltre una vera e propria opera di repressione transnazionale: raccolta di informazioni personali su attivisti canadesi per delegittimarli e interventi su questioni giudiziarie, come la controversia sulle etichette dei prodotti provenienti dagli insediamenti illegali in Cisgiordania.

Questi casi non sono né i primi e probabilmente non saranno gli ultimi, finché ci sarà un clima di totale impunità per Israele. Queste operazioni possono essere infatte facilmente inquadrate in una vera e propria “dottrina di sicurezza nazionale” che considera il sostegno alla causa palestinese all’estero come una minaccia strategica da abbattere con ogni mezzo.

Israele, ovviamente, nega ufficialmente ogni coinvolgimento, mentre anche i colossi tecnologici, spesso coinvolti in questo tipo di azioni, sono restii a limitarle e a cercare i colpevoli. E tuttavia, le prove che sono stati costretti a fornire, accanto a quelle delle agenzie di intelligence, mostrano un mosaico di interferenze difficile da ignorare.

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