Conoscete bene quel refrain “odio dire che ve l’avevo detto, ma l’avevo detto”…
Fin dall’inizio del genocidio dei palestinesi di Gaza – ben prima dei raid dei coloni in Cisgiordania (con l’appoggio esplicito dell’Idf), due anni prima della guerra all’Iran e dell’ennesima invasione del Libano, quando ancora della Sumud Flotilla si cominciasse a parlare o ad essere attaccata in acque rigorosamente internazionali… – avevamo spiegato che il sionismo genocida e impunito sarebbe stata la prima causa del risorgere dell’antisemitismo così come l’avevamo conosciuto nel secolo scorso.
L’”odio per gli ebrei in quanto ebrei” era stato sconfitto a caro prezzo grazie alla Seconda Guerra Mondiale, all’azione dell’Armata Rossa sovietica, ai movimenti operai e popolari di tutto il mondo, e ovviamente grazie ai grandi ebrei che hanno dato all’umanità avanzamenti enormi nella scienza, nella letteratura, in tutte le arti, dalla musica al cinema. Oltre a venerare e studiare Marx, Luxemburg e Einstein, siamo tutti cresciuti ammirando Dylan, Cohen, Kubrick, Sidney Lumet e centinaia di altri.
Ci siamo poi ritrovati davanti i Netanyahu, i BenGvir e gli Smotrich, i Gallant, i Barak, gli invasati che hanno adottato lo stupro sistematico come strumento di tortura sui prigionieri. Ci siamo ritrovati davanti a esseri di merda come Jeffrey Epstein, promossi “finanzieri” e incaricati di costruire favori e dossier per ricattare il gotha dell’establishment euro-atlantico. E non troppo indirettamente anche i popoli da questo governati.
Il sionismo militarizzato e genocida (sì, è necessario ripeterlo ad ogni passo) ha provato a rigettare la repulsione verso la propria azione criminale tacciando preventivamente di “antisemitismo” qualsiasi protesta, critica, distinzione, foss’anche appena velata.
Identificare antisionismo e antisemitismo sembrava la via breve e facile, gonfiando l’hasbara (e i suoi costi) e minacciando chiunque attraverso governi ricattati e un sistema mediatico asservito. In fondo, a qualcuno deve essere sembrato non troppo complicato estendere l’immensa solidarietà guadagnata dalle vittime di un genocidio agli “eredi” che ne mettevano in atto un altro verso una popolazione innocente.
Ma la voluta sovrapposizione di antisemitismo e antisionismo, davanti a un genocidio in diretta streaming, ha prodotto inevitabilmente il suo frutto cancerogeno: l’identificazione tra ebreo e assassino, che si sovrappone – distorcendola – alla realtà di Israele genocida. Ma, com’è noto, due errori non fanno un’affermazione giusta. Anzi…
Del resto, le uniche frasi intellegibili che provengono da Israele ogni giorno sono sempre le stesse: “ammazzeremo tutti quelli che ci ostacolano, perché noi siamo il popolo eletto da dio e tutti gli altri non contano nulla”. Anzi, non sono neanche del tutto umani, ma “goym”. Mezzi “animali”, come spiegato dal ricercato internazionale Yoav Gallant (ex ministro delle difesa). Leggetevi le dichiarazioni sui membri della Flotilla, se vi regge lo stomaco…
Difficile, ma non impossibile, mantenere la mente fredda e il cuore caldo davanti a simili bestialità. Serve però cultura, conoscenza della storia, delle ideologie e delle religioni, una profondità di pensiero che mal si adatta alle semplificazioni veloci della “comunicazione”, cioè della propaganda. O una civiltà alle spalle divergente dal degrado occidente.
Il sud del mondo, lontano dagli orrori compiuti dalla “civiltà occidentale” (ne è stato e ne è vittima, ma non li ha condivisi), sa cogliere più facilmente la differenza abissale tra sionista ed ebreo. In Iran, per esempio, in piena guerra con Tel Aviv, la comunità ebraica è riconosciuta e rispettata al punto da avere un posto da parlamentare riservato, per legge (il deputato in carica si chiama Homayoun Sameh). Non a caso l’aviazione israeliana, a marzo, ha bombardato anche la sinagoga di Tehran…
Il risorgere dell’antisemitismo vero e proprio, insomma, riguarda quasi esclusivamente l’Occidente, ossia l’area in cui si era sviluppato nei secoli scorsi. Riguarda insomma i Paesi i cui governi sostengono Israele con i soldi, le armi, il controllo dell’informazione e la copertura diplomatica.
Il problema sta diventando esplosivo, non stranamente, proprio nel caposaldo principale dell’imperialismo: gli Stati Uniti.
A lanciare l’allarme rosso – guarda un po’ la coincidenza – il sito di “informazione” Axios, che impiega diversi “giornalisti” in odor di Mossad o addirittura ex ufficiali dell’Unità 8200. Ma le conferme arrivano da decine di altre fonti, piuttosto univocamente.
L’antisemitismo rilevato è praticamente quello “classico”, di matrice fascista, anche se i media mainstream provano a inserirci anche qualche rappresentante della “sinistra” statunitense che non sempre controlla bene il proprio linguaggio.
Sorvoliamo sui singoli messaggi enfatizzati invece da Axios ed altri media, prontissimi a raccogliere i lamenti dei numerosi parlamentari Usa di religione ebraica, proprio perché “sempre quelli” che si possono ancora ascoltare in qualche stadio o tra i “goliardi” col braccio teso.
Il fatto rilevante è che la “questione Israele” sta diventando dirimente per la scelta dei candidati in qualsiasi elezione, e soprattutto in vista di quelle di midterm, all’inizio di novembre. E si tratta quasi sempre di candidati o deputati uscenti repubblicani, trumpiani tutti d’un pezzo oppure “critici”.
Riferisce ad esempio la testata POLITICO – che nella versione europea è proprietà di Axel Springer, l’editore che ha invitato i propri giornalisti critici di Israele a cercarsi un altro lavoro – che nelle primarie repubblicane del Kentucky (ovvero le consultazioni interne ad un partito in un singolo stato, solo per scegliere il candidato) “L’American Israel Public Affairs Committee e altri gruppi di interesse filo-israeliani hanno stanziato oltre 9 milioni di dollari nel tentativo di spodestare il deputato repubblicano Thomas Massie martedì, in una primaria molto combattuta che ha già infranto ogni record di spesa.”
Massie è appunto un deputato di destra, noto come “libertario” e fuori dagli schemi, in carica da diverse legislature, in rotta con Trump proprio per la sua “eccessiva condiscendenza” con Tel Aviv.
Perfettamente consapevole di essere nel mirino di Trump e dei finanziatori pro-Israele delle campagne elettorali Usa, ci scherza persino sopra: “Quando questa corsa sarà finita, che io abbia vinto o perso, la storia sarà questa: saranno riusciti a eliminare un repubblicano scettico nei confronti delle politiche di Benjamin Netanyahu?”, ha detto a POLITICO qualche settimana fa. “Il mio avversario non sarebbe nemmeno partito dai blocchi di partenza se non fosse per quei soldi.” L’avversario è un militare dei Navy Seal, praticamente sconosciuto ma evidentemente “fedele alla linea”.
Il dato rilevante è che dall’altra parte non si fa mistero delle intenzioni.
“Per chi, come noi, ha a cuore queste tematiche, estromettere Massie è fondamentale“, ha affermato Gabe Groisman, ex membro del consiglio di amministrazione della Republican Jewish Coalition e donatore residente in Florida, neanche coinvolto direttamente nella campagna elettorale. “È importantissimo costruire e mantenere un muro, e fare in modo che quelle voci [critiche di Israele] rimangano fuori, non all’interno del dibattito politico di Washington, influenzando le decisioni e le politiche“.
Non serve bisogno di una traduzione, ci sembra. C’è un un’organizzazione vera e propria, col portafoglio gonfio, pronta a sostenere soltanto candidati pro-Israele (non importa se repubblicani o “democratici”) e determinatissima a far perdere quelli critici, in modo da garantirsi che chiunque diriga gli Stati Uniti continui a sostenere Tel Aviv senza se e senza ma.
Se questa non è un’ingerenza straniera nella vita politica altrui, nulla può esserlo (altro che gli “hacker filo-russi” che finiscono sui giornali di casa nostra). E anche il fatto che siano “paesi alleati” assume un altro aspetto, alla luce di questo potente condizionamento.
Al centro c’è chiaramente l‘AIPAC e il suo peso sulla politica estera statunitense. Il gruppo bipartisan, nel corso degli anni, ha raccolto centinaia di milioni di dollari per gli aspiranti legislatori di entrambi gli schieramenti, e non nasconde affatto di utilizzare le proprie risorse finanziarie per mantenere i repubblicani del Congresso allineati sulla questione israeliana.
Una volta che però questo condizionamento esplicito è diventato “senso comune”, scatenando contestazioni anche “da destra”, c’è voluto un attimo per far risorgere il vecchio antisemitismo. Non avendo cultura critica, del resto, chi aveva accettato nella propria testa la sovrapposizione tra antisemitismo e antisionismo trova logico continuare a farlo, rovesciando però a 180 gradi il suo atteggiamento politico.
L’evento chiave, da quel lato dello schieramento politico, non è naturalmente l’orrore per il genocidio dei palestinesi (ai razzisti bianchi Usa non gliene può fregare di meno; sono abituati a farli loro, di solito…), ma lo scoprirsi in varia misura “eterodiretti” o quanto meno vincolati ad interessi che non sono “Make America great again”. Come grossi deficienti nerboruti al guinzaglio di un piccolo furbastro…
Fascismo sionista e fascismo antisemita cominciano a guardarsi in cagnesco. Perché ogni suprematismo è razzista a modo suo…
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
