L’ultimo annuncio è incerto come i precedenti. L’altroieri erano stati gli iraniani a dare per fatto il “Memorandum of understanding” (MOU) che dovrebbe aprire la fase della trattativa diretta vera e propria, pur sempre con la mediazione del Pakistan e sotto gli auspici dei Paesi del Golfo, che si ritrovano da tre mesi con le economie semi-bloccate.
Oggi le fonti delle indiscrezioni sono principalmente statunitensi, secondo il sito che ha dato la notizia: Axios.
E qui c’è già il problema che aumenta l’incertezza, perché il “giornalista” dedicato dal sito alla guerra contro l’Iran è Barak Ravid, un (ex?) ufficiale israeliano della famigerata “Unità 8200”, ossia la principale e più famosa unità di intelligence informatica e intercettazione delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), considerata l’equivalente israeliano della NSA statunitense.
Prendere per oro colato i suoi “scoop” – come fanno tutte le testate occidentali – è quanto meno problematico.
Secondo il suo articolo, comunque, i negoziatori statunitensi e iraniani avrebbero raggiunto un accordo su un memorandum d’intesa di 60 giorni per estendere il cessate il fuoco e avviare negoziati sul programma nucleare iraniano. Mancherebbe ancora l’approvazione definitiva di Trump, mentre l’Iran non ha confermato la sua accettazione.
“Questo è un accordo per portare tutti al tavolo. Elaboreremo i dettagli nei negoziati“, avrebbe detto uno dei funzionari statunitensi sentiti da Axios. In realtà i termini dell’accordo sarebbero stati per lo più concordati a partire da martedì – quando la tv iraniana aveva dato la notizia poi smentita dall’amministrazione Usa – ma anche lì mancava l’ok dei rispettivi vertici.
Trump avreebbe ora ricevuto i dettagli finali dell’accordo, ma “Il presidente ha trasmesso ai mediatori che vuole un paio di giorni per pensarci“, ha detto un funzionario americano.
Nel frattempo ha fatto bombardare Bandar Abbas e lasciato campo libero ad Israele nell’invasione del Libano (e Netanyahu ha dato in queste ore l’ordine di “occupare il 70% di Gaza“). Ossia l’esatto opposto di quanto dovrebbe essere premesso nel memorandum. Qualcosa insomma sta avvenendo anche nello scambio triangolare di messaggi che costituiscono per ora la “trattativa”, ma che il percorso sia in pianura non si può proprio dire…
I funzionari statunitensi avrebbero detto che il MOU vale per 60 giorni, durante i quali l’attraversamento dello stretto di Hormuz dovrebbe avvenire “senza restrizioni“. Come prima della guerra scatenata da Usa e Israele, insomma. Non proprio un “successo” quello di ottenere una condizione che già esisteva…
In più l’Iran dovrebbe rimuovere tutte le mine entro 30 giorni.
Da parte loro gli Stati Uniti revocherebbero il proprio blocco navale, ma in proporzione al ripristino del trasporto marittimo commerciale.
Tra i punti centrali del conflitto, dicono le fonti statunitensi, sarebbe incluso un impegno iraniano a non costruire un’arma nucleare. Mentre la questione dell’uranio arricchito in mano a Tehran dovrebbe essere affrontata nel corso dei dei 60 giorni.
Idem per quanto riguarda l’alleggerimento delle sanzioni Usa e il rilascio di fondi iraniani congelati.
Come si vede, siamo ancora completamente nel campo vaghissimo degli impegni futuri, affidati a discussioni da fare.
Il tutto, peraltro, tenendo conto che la “fonte primaria” – l’ex ufficiale israeliano riciclato come giornalista-analista – è tutt’altro che deontologicamente insospettabile.
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