“L’Iran non ha altra scelta che ottenere una bomba nucleare per rimuovere le minacce militari contro il paese durante la transizione verso un nuovo ordine mondiale”. Un articolo pubblicato sull’agenzia iraniana Fars news ha messo i piedi nel piatto della contraddizione fin qui rimossa nei negoziati sul futuro degli assetti in Medio Oriente.
L’articolo, non firmato, sostiene che l’Iran deve raggiungere la deterrenza nucleare per ottenere quella che ha definito la “calma necessaria” per garantire che altre controversie possano essere risolte tramite negoziati e che solo in tali condizioni sarebbero possibili negoziare dalla “posizione giusta”.
L’agenzia Fars ha spiegato che l’articolo era stato pubblicato su una piattaforma interattiva in cui gli utenti possono pubblicare i propri contenuti e che “non riflette la posizione ufficiale dell’agenzia”.
Quanto pubblicato su Fars news sottolinea inoltre come la deterrenza nucleare potrebbe creare un equilibrio di potere tra Iran, Stati Uniti e Israele e mantenere sotto controllo l’ampiezza di qualsiasi possibile conflitto.
L’articolo sembra mettere in discussione lo spirito dell’accordo preliminare recentemente firmato tra Iran e Stati Uniti, secondo il quale Teheran si è impegnata a non perseguire l’uso di armi atomiche permettendo però agli ispettori internazionali di tornare gradualmente a ispezionare le sue strutture nucleari. Un trattamento che però non viene nè ancora preso in considerazione nè attuato verso l’unica potenza nucleare del Medio Oriente: Israele.
L’articolo della Fars sostiene che l’ambiente di sicurezza iraniano lascia poche alternative se non perseguire un deterrente strategico paragonabile ad altri stati dotati di armi nucleari. Secondo la pubblicazione, l’Iran dovrebbe studiare l’esperienza della Cina durante la Guerra Fredda, sostenendo che Pechino abbia ottenuto negoziati significativi con Washington solo dopo aver sviluppato con successo armi nucleari. Ha inoltre affermato che gli Stati Uniti avevano precedentemente minacciato la Cina con attacchi nucleari prima di impegnarsi diplomaticamente dopo che Pechino aveva acquisito armi atomiche.
L’articolo sostiene anche che le armi nucleari avrebbero stabilito un equilibrio di potere con paesi come Stati Uniti e Israele, entrambi descritti come dotati di capacità nucleari.
“La deterrenza nucleare significa che si può raggiungere un equilibrio di potere contro America e Israele… non affinché la guerra non avvenga, ma affinché l’entità del conflitto rimanga controllabile,” ha aggiunto il commento.
Sebbene l’articolo non rappresenti una dichiarazione politica ufficiale del governo, la sua pubblicazione su un importante mass media iraniano segnala l’aspra dialettica politica interna e le diverse opzioni in campo sulle scelte strategiche.
La pubblicazione contrasta infatti con la storica posizione ufficiale dell’Iran secondo cui il suo programma nucleare è inteso esclusivamente a scopi civili pacifici.
Teheran e Washington hanno recentemente concordato un quadro volto a ridurre le attività nucleari dell’Iran, mentre l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) si sta preparando a riprendere i lavori di ispezione nei siti iraniani.
Ma è evidente che fino a quando l’arsenale nucleare israeliano non entrerà nei negoziati generali sugli assetti della regione, questa asimmetria sul campo e il doppio standard degli organismi internazionali e dei governi occidentali lascerà sempre aperta una contraddizione insostenibile che, può manifestarsi prima come crisi e poi, di conseguenza, come conflitto.
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paolo regolini
“Una delle ultime volte in cui il respiro e il cuore pulsante dell’ebraismo – quello portato dal profeta Mosè – sono esistiti e si sono manifestati, è stata ad Auschwitz, quando i sionisti ebrei erano già impegnati a costruire quella che sarebbe diventata la colonia ebraica di sterminio, “Israele”.
Resta da stabilire se un’eco del giudaismo di Mosè possa ancora esistere o sia recuperabile, ma posso affermare con certezza: non mi interessa, non è per questo che sono qui, non ho la volontà né il desiderio di prendere in considerazione la possibilità di una continuità del giudaismo finché l’entità sionista non sarà ridotta in cenere e la Palestina non sarà libera.”
(Amanda Gelender, substack)