Come volevasi dimostrare, senza neanche dover immaginare uno scenario “dietrologico”.
L’attentato contro l’oligarca ucraino Vadim Yermolayev, addirittura nell’enclave ultra-esclusiva di Montecarlo (mai toccata da certi eventi, se non nei romanzi di 007), è stato deciso dalla junta di Kyev ed eseguito dai servizi segreti del paese. Come per il Nord Stream…
La donna individuata come “esecutrice materiale” – Anastasiia Berezovska, forse con precedenti contatti con la malavita locale – è stata ritrovata stamattina nei pressi della capitale ucraina. Morta, naturalmente, uccisa a colpi d’arma da fuoco, come in ogni noir di terz’ordine, per eliminare preventivamente una possibile testimone su mandanti e complici. Sia in patria che in mezza Europa.
Anastasiia Berezovska era infatti ufficialmente residente a Berlino e da lì era arrivata nel Principato a bordo di un’auto noleggiata in Germania. Subito dopo l’attentato era stata vista dalle telecamere attraversare la frontiera con l’Italia e di lì se n’erano perse le tracce.
Abbastanza scontato che si sia avvalsa di contatti nelle comunità di profughi ucraini in diversi paesi – non è stata registrata in nessun albergo né in alcun b&b – fino a poter rientrare in Ucraina (volontariamente o meno, si vedrà), che non è propriamente una frontiera a là Shengen.
Lì la sua breve avventura da agente segreto si è conclusa per “fuoco amico”. Come confermano gli arresti di un agente in servizio allo Sbu e quello di un ex membro dello stesso servizio. Evidentemente anche lì dentro convivono “fedeltà” differenti…
Cronaca nera a parte, diventa evidente che la “diaspora ucraina” non è composta solo di profughi in cerca di pace e sicurezza, ma anche da “supporti logistici” e/o spionistici a favore della junta di Kyev. Un piccolo esercito segreto – al pari dei sionisti che sono andati a combattere a Gaza o in Libano – che dovrebbe preoccupare i governi dei paesi che li ospitano.
Sappiamo benissimo che, al contrario, questi governi li hanno fin qui accolti, protetti, forse in alcuni casi addirittura “formati e supportati”, anche se palesemente obbediscono agli ordini di “potenze straniere” considerate ufficialmente “alleate”. Ma che, altrettanto palesemente, si muovo per finalità proprie non mediabili, mettendo così a rischio anche i loro supporter europei.
Lo ha sperimentato Montecarlo, ma anche l’Italia, la Grecia e la Germania. E stiamo soltanto citando i casi ufficialmente riconosciuti.
Interrompere i rapporti e gli aiuti, a cominciare da quelli militari, con questo tipo di “alleati” è una misura di profilassi minima.
Altrimenti avremo “il nemico in casa” il giorno che altre maggioranze di governo decideranno magari anche solo di “attenuare” il sostegno alle loro guerre senza fine.
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