Ogni azione politica è intrisa di presunte narrazioni storiche. Lo saranno sempre per i seguaci di chi le pronuncia. I media al servizio di agende politiche – di destra e di sinistra – saranno responsabili della loro ripetizione. In definitiva, sanno bene quale impatto avranno su determinati pubblici. I politici e chi li influenza sono esperti in questo.
Sanno come rendere i loro discorsi gradevoli al pubblico. Con la dovuta abilità, riescono a inserire i punti chiave che hanno in mente. In breve, un oratore esperto e influente politicamente sa dove porre l’accento e cosa tralasciare. Questo spiega perché, nel caso di Delcy Rodríguez, ella utilizzi un forum multilaterale come le Nazioni Unite per illustrare al mondo politico internazionale la linea d’azione che intende seguire come capo di Stato, accrescendo così l’interesse straniero per la sua amministrazione.
La presidente, ora a capo della transizione a tempo indeterminato, ha tenuto un discorso di 20 minuti alle Nazioni Unite, come da tradizione.
Ha dedicato i primi 5 minuti a quelli che ha definito “i grandi temi, aspirazioni e preoccupazioni dell’umanità: pace, sviluppo, uguaglianza, crisi climatica, libero scambio, sicurezza energetica e intelligenza artificiale…”.
Nei successivi 15 minuti, ha delineato gli aspetti essenziali della sua amministrazione in qualità di nuova presidente.
Non si tratta di un capriccio o di un malinteso; è stata una decisione sua e dei suoi collaboratori pronunciare il discorso che ci si aspetta da una nuova leader che prende le distanze da tutto ciò che l’ha preceduta. Lo ha riassunto così: “Vengo a presentare le aspirazioni di un Paese che cerca di costruire il proprio destino dopo conflitti politici… che hanno chiuso gli spazi in cui le diverse fazioni potevano trovare un luogo per risolvere le proprie divergenze…“.
Ed annunciato che: “Quel capitolo deve chiudersi, per dare inizio a una nuova era politica fondata sulla verità, sulla giustizia e sulla capacità di guardare insieme al futuro…”
Ha poi proseguito: “Sono lieta di annunciare che il Venezuela ha avviato un processo di trasformazione democratica per la sua rinascita. Un processo ordinato, istituzionale e verificabile per costruire un Paese più libero per tutti, più prospero e più riconciliato con se stesso. Un processo di cambiamento politico, economico e spirituale…”
Infine ha condannato la Quinta Repubblica all’oblio: “Un processo di cambiamento politico, economico e spirituale… Voglio che ricostruiamo le fondamenta di una nuova Repubblica pluralista dalle macerie della divisione…”
Con o senza il sostegno nazionale – ora è impossibile misurarlo – il suo discorso ha lasciato di fatto Chávez morto e Maduro e sua moglie dimenticati nelle segrete degli Stati Uniti.
Ecco perché l’abbiamo vista ringraziare l’aggressore McDonald per la sua grande collaborazione: “Il presidente Donald Trump e la sua amministrazione per la loro disponibilità a riprendere il percorso delle relazioni diplomatiche e della cooperazione con il Venezuela…”.
Non c’è dubbio, è stato un discorso storico, che ha dimostrato in pratica la sua nomina a presidente senza mediazione elettorale. Per parafrasare il nostro perspicace Luis Brito: dietro ogni potere c’è un discorso; dietro ogni vuoto di potere, un non-discorso.
* L’autore di questa analisi, José Manuel Rodríguez, è un intellettuale venezuelano e militante chavista che è stato viceministro della cultura durante il governo di Hugo Chávez.
Fonte: Resumen Latinoamericano
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Paolo DP
se c’era bisogno di una prova del tradimento della Rodriguez, esso e’ servito.
la Rodriguez e’ stata corrotta dagli yankee prima del rapimento di Maduro ed e’ interessante sapere quando come e perche’.
l’altra domanda e’ sulla fragilita’ della rivoluzio e chavista, in cosa hanno sbagliato perche’ bastasse il rapimento di Maduro per smantellare il tutto impunemente e con facilita’?
Anna
A Delcy Rodriguez, che in altri tempi stimavo, va tutto il mio disprezzo. Anche lei a “baciare il culo” di Trump. Si vergogni davanti a tutti i chavisti del mondo
Pasquale
Maria Corina Machado, pseudonobel per la pace, ha fatto l’ariete. Il resto è toccato a Delcy Rodríguez e…addio chavismo.