Sistemi di controllo autostradali in Veneto e traffico di materiali nel porto di Marghera. La longa manu delle aziende e degli apparati israeliani sta emergendo anche in questa regione, ma il lavoro di inchiesta e monitoraggio delle realtà antimilitariste e solidali con la Palestina ormai è diventato sistematico ed efficace.
La rete di complicità con uno Stato genocida non passa più inosservata, al contrario viene portata alla luce del sole e denunciata con decisione, chiedendo la cessazione di ogni rapporto di collaborazione con entità israeliane.
E’ stato denunciato infatti che la società Concessioni Autostradali Venete (CAV), che gestisce le tratte autostradali della regione (tra cui il Passante di Mestre e la A4 Venezia-Padova), ha avviato una collaborazione scientifica e tecnologica con la startup israeliana Gadfin.
L’iniziativa punta a introdurre l’uso di droni a decollo verticale alimentati a idrogeno per il monitoraggio in tempo reale della rete autostradale, l’ispezione delle infrastrutture e il trasporto urgente di farmaci o beni di prima necessità in caso di emergenza.
Dietro l’approdo di questa tecnologia in Italia ci sarebbe la Atid (Advanced Technology Innovation Distribution), un’organizzazione che si occupa di favorire il trasferimento tecnologico e l’ingresso di innovazioni scientifiche israeliane nel mercato italiano.
Sempre in Veneto, il Coordinamento No armi a Porto Marghera, sull’onda di quanto avvenuto nel porto di Ravenna, ha chiesto l’accesso agli atti sulla movimentazione di merci da e per Israele nel porto.
In una lettera al Sindaco, all’Autorità Portuale e ai consiglieri comunali, il Coordinamento denuncia di sapere che il porto di Venezia è uno snodo di passaggio di merci, componenti dual-use e materiali militari verso varie destinazioni, tra cui Israele, nel pieno di un conflitto nel quale sono documentati crimini di guerra e il genocidio in Gaza accertato da Commissioni d’inchiesta ONU e da organizzazioni internazionali di tutela dei diritti umani.
Nella lettera sottoscritta da una trentina tra associazioni, sindacati, reti sociali si denuncia che “Come evidenziato dai dato raccolti su Econdb, Israele risulta la 4° maggiore destinazione dell’export in partenza dal porto di Venezia. Quali garanzie e controlli ci sono, su merci che potrebbero alimentare sia il genocidio che gli attacchi israeliani nella regione, che hanno provocato la crisi petrolifera e quindi il carovita?
Sappiamo altresì che, a partire dallo scorso anno sono state importate dallo Stato di Israele enormi quantità di rottami metallici, come documentato da recenti inchieste giornalistiche di Altreconomia (in allegato), e che non è possibile stabilire se questi materiali provengano o meno dalle zone illegalmente occupate o soggette a demolizioni forzate: i criteri con cui le autorità preposte certificano la provenienza dei rottami non vengono infatti divulgati”.
I promotori dell’iniziativa chiariscono poi che “Insieme a tutte le componenti sindacali presenti al porto e in città, chiediamo ai lavoratori e alle lavoratrici dei moli di interrogare formalmente l’Autorità di Sistema Portuale e le compagnie operanti sul traffico con Israele sul carichi in transito, di denunciare ogni anomalia o violazione delle norme italiane o comunitarie e di sostenere il diritto di chi lavora a non essere impiegato nella movimentazione di armi e componenti militari dirette in zone di conflitto, per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori portuali, e quella degli/delle abitanti dei quartieri limitrofi al porto”.
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