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Rovereto. In piazza dopo la morte di Carmine alla Marangoni

Oltre 150 persone hanno sfidato il caldo torrido e sono scese in piazza a lottare contro il dio profitto che contando sulla complicità di istituzioni e sindacati confederali sta strangolando la vita di milioni di lavoratori e che alla Marangoni di Rovereto ha causato la morte di Carmine.

Una manifestazione nata dalla condivisione comune di gruppi, associazioni sindacati di base uniti da un unico convincimento: basta morire per i padroni, basta morire di lavoro.

Un nuovo movimento sta nascendo in Trentino, un movimento trasversale che guarda ai contenuti e non alla forma, capace di unire sensibilità diverse sotto un unico obiettivo: quello di non rassegnarsi, a non subire passivamente questo cappa di paura che incombe sulla società e quindi di non piegarsi ai voleri dei poteri forti dei quali Marangoni è un alto esponete.

Gli interventi, i manifesti, gli slogan ma anche il chiacchierare dei partecipanti al corteo hanno indicato chiaramente che la morte di Carmine, come quella di Miodrag hanno mandanti ed esecutori ben individuabili: il profitto e la compressione dei diritti dei lavoratori.

Hanno denunciato come la morte di Carmime non sia stata soltanto una morte annunciata ma anche una morte che segna, deve segnare, uno spartiacque fra che decide di lottare e di opporsi alle logiche del profitto ed allo strapotere padronale e chi per convenienza e/o per codardia decide di stare alla finestra inconsapevole che questo suo atteggiamento remissivo lo rende complice del padrone.

I manifestanti hanno denunciato all’intera città che Olivi ed i sindacati Cgil Cisl e Uil con la firma dell’ultimo accordo aziendale – un vero accordo capestro con taglio della mezzora di mensa, delle pause, aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro, sabati aggiuntivi e riduzione del salario – hanno dato il via libera al peggioramento delle condizioni di lavoro causa della morte di Carmine.

A poco oggi servono le loro lacrime di coccodrillo e/o i finti proclami contro il ricorso alla cassa integrazione anticamere di 50 licenziamenti.

Il corteo ha denunciato chiaramente che questa uscita sulla stampa di Marangoni è un vero e proprio ricatto che il cavaliere di Rovereto fa ai suoi dipendenti e all’intera città.

In nome della produzione (leggasi profitto) lui pretende di poter inquinare e ricattare i lavoratori e l’intera città.

Contro questa logica aberrante ma reale, il corteo di ieri ha voluto essere un momento di lotta e di denuncia del potere economico e politico che sta strangolando i cittadini, di espressione della nostra dignità di cittadini, ma anche un appello caloroso alla città, ai lavoratori tutti per dire che esiste una possibilità reale di combattere questo sistema produttivo capitalistico che tutto distrugge e tutto mercifica.

Un segnale forte ed ambizioso per ora patrimonio di una minoranza ma che siamo convinti potrà divenire un grande movimento di popolo capace di travolgere i baluardi di questo potere iniquo e classista per costruire un mondo che abbia al centro la persona e non il dio profitto.

Commovente e nello stesso tempo emblematica è stata la partecipazione della moglie di Carmine, la quale, seppur afflitta dall’immenso dolore per la perdita del suo caro congiunto, ha voluto essere in piazza con noi per dire alla città che non bisogna, non ci si deve rassegnare e che nonostante le difficoltà, bisogna lottare perché nessuno deve più morire di lavoro.

In questo suo agire, in questi suoi ideali e non nei numeri sta la grandezza della manifestazione di ieri a Rovereto.

P USB Trentino

Ezio Casagranda

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