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Dalla Gran Bretagna l’assalto finale al welfare

Parte l’assalto finale a ciò che resta del welfare novecentesco, del “patto tra le classi” che ha caratterizzato l’occidente capitalistico. All’avanguardia, su questa stradaorrenda, ha deciso di collocarsi la Gran Bretagna del conservatore David Cameron.

L’idea sottoposta alla sua attenzione, peraltro confermata al Guardian dalla sua portavoce ufficiale, è tanto radicale quanto semplice: ogni lavoratore sarebbe costretto ad accantonare mensilmente una somma da cui attingere in caso di malattia o periodi di disoccupazione.

La proposta di “riforma” arriva direttamente da Iain Duncan Smith, ministro del lavoro e delle pensioni, che si è detto “molto entusiasta” e vuole lanciare un dibatttito pubblico per incoraggiare “le persone” a utilizzare questo tipo di conti individuali, anche se non è (ancora) la politica ufficiale del governo.

“Dobbiamo sostenere il tipo di prodotti assicurativi che possono permettere alle persone, nel corso della loro vita, di versare risparmi e attingervi quando hanno bisogno di soldi per i periodi di malattia, le spese per le cure o la disoccupazione”.

“Abbiamo bisogno di incoraggiare le persone a risparmiare fin dal primo giorno, ma devono sapere che possono ottenere una parte del denaro quando le circostanze cambiano. Questa non è politica del governo, ma io sono molto ansioso di vederla in funzione, come soluzione a lungo termine, per il futuro per il 21° secolo “.

In pratica si tratterebbe di abolire sanità e pensioni pubbliche, istituendo una sorta di assicurazione contro la disoccupazione o la malattia, analogamente a quanto accade negli Stati Uniti o a Singapore, con i cosiddetti prodotti denominati “conti Fortune”.

Interrogata sul tema, la portavoce ufficiale di Cameron ha confermato che il governo è pronto a valutare un modello del genere.

“Penso che il Primo Ministro condivida il punto di vista del ministro del lavoro e delle pensioni, e quindi che noi dovremmo fare di più per incoraggiare le singole persone ad assumersi la responsabilità personale su come gestire i propri affari”, ha detto. Torna dunque prepotente e radicalizzata la visione thatcheriana per cui “la società non esiste, esistono solo gli individui”.

Fonti vicine a Duncan Smith hanno detto che è ancora presto per la proposta di legge e che nessun lavoro concreto è stato fatto da parte del ministero, ma che c’è l’intenzione politica di approfondire.

Una proposta molto simile era stata studiata in modo approfondito, nel 1995, dal thinktank ultra liberista Adam Smith Institute e poi formalizzata poi in un paper. In quel caso veniva ipotizzata la creazione di un “provider” unico, naturalmente privato, per fornire assicurazione sanitaria a lungo termine, copertura in caso di invalidità, gestione del risparmio e assicurazione contro la disoccupazione. In cui far confluire insomma tutto ciò che rientra normalmente nel concetto di welfare pubblico.

Nel documento sono ipotizzate anche soluzioni per garantire assistenza a coloro che per quelche ragione “accettabile” non possono accantonare nulla nel corso della loro vita, come i disabili. In questi casi la copertura finanziaria arriverebbe direttamente dallo Stato, che “dovrà semplicemente pagare provider privato al posto di quella persona” (al singolare, per sottolineare che si tratta di di casi singoli, da valutare attentamente uno per uno).

Anche per i lavoratori a basso redito sarebbe prevista un’integrazione pubblica, in modo da raggiungere un minimo considerato vitale. 

Emma Lewell-Buck, membro laburista del Commissione lavoro e pensioni, ha detto che si tratta dell'”ultimo segnale che i conservatori sono determinati a smantellare ciò che resta della rete di sicurezza sociale nel nostro paese”.

“David Cameron e Iain Duncan Smith sono in grado di affrontare bene la situazione economica anche anche indennità di malattia, ma per milioni di cittadini britannici questa rappresenta un supporto essenziale e li fa vivere nella tranquillità. Come sempre, i più svantaggiati sono in fila sotto il tito dei Tories”.

Non c’è bisogno di fare troppi esempi per verificare che un sistema del genere tutto è meno che un’”assicurazione” in grado di fornire una copertura simile al welfare pubblico. In caso di periodi di disoccupazione “involontaria” molto lunghi è abbastanza facile che un lavoratore esaurisca il bonus sul proprio conto. Così come può avvenire in caso di incidenti gravi, terapie costose, ecc.

Questa idea, proiettata – come fa il ministro conservatore – “su tutto il 21° secolo”, rappresenterebbe un vero e proprio salto di qualità nel programma capitalistico che va prendendo ormai forma evidente: dovete morire prima. Noi lavoratori, sottinteso…

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