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Salari cinesi? Magari li avessimo noi…

Spesso in Italia si dice che quando un lavoratore guadagna pochissimo, è pagato una miseria, ha “salari cinesi”.

Ma come sono i livelli del salario in Cina?

Nel libro “Piano contro Mercato” racconto che il governo – tramite il salario sociale globale di classe – negli ultimi anni ha deciso in diversi tempi di istituire e poi estendere le detrazioni per spese mediche, abitative, oltre ad altre detrazioni fiscali.

Da una recente ricerca risulta che in una media metropoli i salari, se rapportati al costo della vita, non sono affatto bassi. Ovviamente con la premessa che in Cina i salari si differenziano notevolmente per province e che a Pechino e Shanghai risultano i più alti, e che il costo della vita – altrettanto differenziato – è ancora lontano da quello europeo, anche se la distanza va diminuendo.

Andiamo a verificare i salari di una media metropoli posta nell’Est del Paese. Un operaio guadagna 576 euro, un impiegato 1088 euro, netti. Il suo salario ha delle trattenute: fondo pensione 54 euro, assicurazione medica 14 euro, disoccupazione 2 euro, Fondo per la casa 34 euro. Il suo salario lordo è 681, al netto di queste trattenute fa 576.

A sua volta il datore di lavoro paga per il lavoratore 123 euro il Fondo Pensione, 61 euro assicurazione medica, 5 euro disoccupazione, 7 euro la maternità e 34 euro di Fondo Casa, oltre a due euro per l’assicurazioni infortuni.

Abbiamo detto che per la casa il governo dà detrazioni fiscali. In Cina un lavoratore può usufruire parzialmente del Fondo Casa – per cui paga sia lui che il datore di lavoro – per pagarsi l’affitto. Il quale, in una media metropoli, costa (se la casa è nuova) 347 euro, 111 per una casa che ha diversi anni.

Il Fondo Casa può essere utilizzato dal lavoratore al 100% per l’acquisto casa (costo medio mq 1.800 euro) o può essere, se non utilizzato, liquidato a fine lavoro come liquidazione. 

Per quanto riguarda il costo della vita, un’ottima cena in un ristorante che non sia di lusso costa 6,87 euro a persona. Le utenze domestiche – acqua luce gas – 28 euro, la corsa della metro 0,69 euro.

Questi dati sui salari si riferiscono a 5 giornate lavorative a settimana e non contemplano gli eventuali straordinari.

Diversa la situazione a Pechino e Shanghai, qui un operaio guadagna 873 euro nette e un impiegato 1296. Nella media metropoli i salari possono sembrare bassi, ma occorre rapportarli al costo della vita.

La reflazione salariale cinese, partita 20 anni fa e ancora in pieno svolgimento, ha così avuto forti effetti sulla domanda interna, che costituisce ormai il 70% del pil, e sul benessere dei cinesi, i quali, unici al mondo, hanno la prospettiva, e così pensano, di migliorare sempre più la loro condizione di vita.

Come si vede, nella busta paga ci sono tutti gli istituti del Welfare, solo parzialmente a carico dei lavoratori, a cui corrispondono costo della vita e costo utenze domestiche basse.

Tra salario diretto e salario globale di classe, garantito dal governo – pensiamo agli alloggi popolari con prezzi calmierati o alla copertura dell’assicurazione media tramite detrazioni – i salari cinesi mostrano un livello di tutto rispetto.

Siamo noi che abbiamo salari da fame, non loro. L’epoca dei salari bassissimi in Cina è finita da un pezzo.

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