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L’incontro Meloni-Netanyahu tra gas e cooperazione strategica

L’incontro che si è svolto due giorni fa tra i vertici dei governi italiano e israeliano, Giorgia Meloni e Benjamin Netanyahu è stata la conclusione di una serie di confronti internazionali dirimenti. In una cornice che vede in Palestina una pesante escalation delle violenze sioniste, il primo ministro di Tel Aviv è arrivato in Italia per discutere di alcuni dossier centrali nei rapporti con Roma.

Inizialmente si pensava che in discussione ci sarebbe stato anche il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, ma almeno pubblicamente non se ne è fatto accenno. Così come non si è parlato del nucleare iraniano, considerata una minaccia critica, tanto più ora che Iran e Arabia Saudita sembrano voler normalizzare le proprie relazioni, grazie anche al lavoro diplomatico cinese.

Nella conferenza stampa conclusiva i due capi di governo hanno invece sottolineato altri temi su cui vogliono rafforzare la cooperazione tra i due paesi. Innanzitutto, il commercio del gas, dato che l’Italia sta cercando di azzerare in ogni modo la sua dipendenza da quello russo.

L’impianto di nuove navi rigassificatrici, così come le missioni in Algeria e nel resto dell’Africa servono a questo, ma anche a dare alla penisola un ruolo nuovo nello scenario geo-economico e del Mediterraneo allargato. In mattinata Netanyahu ha incontro Adolfo Urso al Forum economico per le imprese, e il ministro del made in Italy, ha ribadito la volontà di rendere l’Italia un hub del gas europeo.

Già Draghi, nel giugno scorso, era andato in visita in Israele per parlare di energia e del progetto del gasdotto Eastmed. Si tratta di 1.900 km di tubi sottomarini che collegherebbero i giacimenti del Mediterraneo orientale con la linea Poseidon, che già unisce Grecia ed Italia.

Lo sviluppo di questa infrastruttura strategica è sostenuto, tra gli altri, dall’italiana Edison, controllata dalla francese EDF, e da ENI, che può vantare la partecipazione nelle attività di esplorazione ed estrazione di fronte alle coste del Medio Oriente. Area in cui la corsa al gas ha inoltre riacceso contenziosi sui diritti di sfruttamento, che macinano da tempo in particolare con la Turchia.

Come capitato in molti dei tavoli diplomatici di questi mesi, anche in questo caso ENI è il campione imprenditoriale di cui gli interessi guidano gli accordi. Citato direttamente da Netanyahu stesso, avrà certamente un posto d’onore al vertice intergovernativo che Italia e Israele vogliono organizzare entro qualche mese, a dieci anni dall’ultimo.

Il primo ministro israeliano ha dunque invitato Meloni a Gerusalemme, “accompagnata da 50 o 100 aziende leader”, con obiettivi ambiziosi non solo sul gas. I settori in cui si vuole ampliare la cooperazione strategica sono anche quelli dell’intelligenza artificiale e di quella che è stata definita “l’agricoltura 4.0”, con particolare attenzione ai problemi di siccità.

Questo riferimento specifico rafforza l’idea, lanciata da alcuni analisti ad esempio su Formiche.net, per cui il governo Meloni stia lavorando per diventare la terza I del Forum intergovernativo I2U2. Questo accordo unisce Israele, India, Emirati Arabi Uniti e USA, e nel primo comunicato congiunto del luglio 2022 si legge lo scopo di “investimenti congiunti e nuove iniziative in materia di acqua, energia, trasporti, spazio, salute e sicurezza alimentare”.

Tutti nodi che hanno tenuto banco nell’incontro tra Meloni e Netanyahu e anche nelle missioni diplomatiche di questi ultimi giorni proprio in India e negli EAU. L’idea che l’Italia voglia giocarsi nella dimensione euroatlantica questo ruolo, di hub del gas per l’autonomia energetica UE e terminale europeo di una cintura politico-militare che stringa la Cina dal Mediterraneo allargato all’Indo-Pacifico, prende sempre più piede.

Che questa operazione riesca dipende da tanti fattori, e anche dal livello di conflitto e di ipotesi di alternativa strategica che riusciremo a sviluppare. Per evitare che il nostro paese diventi un corridoio infrastrutturale devastato dalla fame di fossili e venga rilanciata ulteriormente la sua funzione già evidente di avamposto militare di interessi NATO e USA.

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