Ci vuole poco, ormai, per far incazzare “l’Amerika”. E’ questo, senza dubbio, uno dei segnali più chiari della crisi fenomenale che sta attraversando. La vicenda di Pix – spiegata nell’articolo che segue – è paradigmatica. Un sistema di pagamento pubblico in un paese con oltre 200 milioni di abitanti toglie una fetta di business in fondo piccola alle carte di credito e alle piattaforme statunitensi (come Paypal e altre). Ma fa da apripista oer un più generale svincolo dei pagamenti elettronici dal signoraggio Usa…
Peggio ancora: limita la possibilità di esercitare “sanzioni arbitrarie” bloccando gli account che effettuano versamenti “politicamente sgraditi” (l’esempio esplicito è quello di Paypal che blocca ogni trasferimento che abbia come motivazione o destinazione “Francesca Albanese” ed altri consimili).
Un banale sistema pubblico diventa così un nemico politico degli Stati Uniti, perché trattiene piccole ma infinite quote di valore che andrebbero al capitale finanziario “basato negli Usa”, ma soprattutto ne limita in proporzione il “potere politico” imperiale.
E questo nonostante che il potere di rapina dei sistemi di pagamento privati sia ormai tale da costringere lo stesso Trump ad ipotizzare, appena una settimana fa, “l’introduzione di un tetto del 10% ai tassi di interesse sulle carte di credito per un anno“. Segno che guadagnano molto di più e senza fare assolutamente nulla, al di là di sorvegliare il traffico…
Ma quando sei così debole da infuriarti per queste “cosette” diventa complicato fare la voce grossa in qualsiasi angolo del mondo. Certi esempi sono contagiosi anche perché economicamente vantaggiosi e politicamente “liberatori”. Non serve neanche contrapporsi militarmente allo zio Sam per scavargli il terreno sotto i piedi. E la vecchia talpa è sempre al lavoro…
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Le relazioni tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva sono tese da tempo. Nell’estate del 2025 il governo di Washington ha imposto un dazio superiore al 50% sulle merci importate dal Brasile, una cifra superiore alla media mondiale. La ragione non era commerciale, come nel caso delle tasse alla frontiera sui beni europei, ma politica. Trump voleva in questo modo costringere il governo brasiliano a scarcerare l’ex presidente Jair Bolsonaro, alleato di Trump e condannato per un tentato golpe ai danni dello stesso Lula. L’esecutivo latinoamericano ha rifiutato di cedere alle pressioni e ha parlato di ingerenze sulla sovranità nazionale.
Negli stessi mesi, lo scontro tra i due leader si è allargato fino al piano strettamente finanziario. L’oggetto del contendere è Pix, un sistema di pagamento che per il Brasile è un punto di orgoglio e, per gli Stati Uniti, un affronto inaccettabile. Si tratta di un braccio di ferro ancora in corso e che, in futuro, potrebbe allargarsi fino al nostro continente, se l’Unione europea porterà avanti i suoi progetti relativi all’euro digitale.
Cos’è e come funziona Pix
«Paga con contante o con Pix?» è una domanda che è facile sentirsi rivolgere nei negozi brasiliani. Pix è un sistema di pagamento digitale. Permette di trasferire denaro in modo istantaneo, online e quasi sempre gratuito sia tra privati cittadini sia tra aziende.
Da un paio di anni, tramite Pix è anche possibile prelevare denaro contante. Per usarlo è necessario avere un conto corrente brasiliano, e funziona tramite le app delle banche locali. Le attività commerciali espongono quasi sempre un QR code alla cassa: inquadrandolo è possibile pagare con Pix. Le persone, invece, possono passarsi soldi le une con le altre tramite un alias – tipicamente, il numero di telefono.
La meccanica del servizio non è unica. In Spagna e ad Andorra è molto diffuso Bizum, un sistema quasi identico creato dall’unione delle banche dei due Paesi. Piattaforme statunitensi e diffuse in tutto il mondo come PayPal o Stripe offrono funzionalità simili, anche se passando da un’app a parte. In Italia sta incontrando una grande diffusione Satispay, creata da tre giovani a Cuneo nel 2013 e con oggi più di un milione di utenti attivi.
Ma la particolarità di Pix sta nella proprietà. A gestirlo non sono infatti gli istituti di credito brasiliani né società private come nei casi sopra elencati, ma la banca centrale. Si tratta quindi di un servizio pubblico. L’idea di svilupparlo nacque nel 2016, sotto la presidenza di Dilma Roussef, progressista e delfina di Lula. È proseguita anche durante i governi di centro di Michel Temer e di ultradestra di Bolsonaro. Lanciato ufficialmente nel 2020, è stato subito un successo. Nel giro di un anno gli utenti attivi era già 110 milioni, e al 2025 l’80% della popolazione ne fa uso.
L‘amministrazione Trump prova a boicottare Pix
Il caso di Pix è considerato un successo, ma pochi mesi fa ha iniziato a scontrarsi con l’amministrazione Trump. A luglio del 2025 il governo statunitense ha annunciato un’indagine relativa «agli attacchi del Brasile alle società americane di social media e altre pratiche commerciali sleali».
Il contesto è quello che descrivevamo: uno scontro frontale tra i due Paesi. Meno di un anno prima il Brasile aveva ordinato l’oscuramento di X (ex Twitter), la piattaforma social di proprietà di Elon Musk. Nel mentre, Washington annunciava i suoi dazi monstre.
Le pratiche sleali a cui si riferisce il governo statunitense consistono proprio in Pix. Secondo Trump e i suoi, il sistema di pagamento brasiliano danneggia i concorrenti nordamericani. Un fatto che Lula ha in qualche modo rivendicato. «Non possiamo essere penalizzati per aver creato un meccanismo rapido, gratuito e sicuro che facilita le transazioni e stimola l’economia», ha scritto sul New York Times. «Trump è infastidito da Pix perché mette a rischio le carte di credito [statunitensi]» ha aggiunto parlando con la stampa nazionale.
Brasilia rivendica la propria sovranità, irritando Washington
In risposta all’indagine, il governo di Brasilia ha lanciato la campagna O Pix é do Brasil (Pix è del Brasile). Pix, argomenta Lula, è una piattaforma pubblica e nazionale che incoraggia l’uso della moneta brasiliana e del sistema bancario brasiliano. È questa sovranità, sostiene, a irritare gli statunitensi.
Dell’influenza che il controllo sul sistema finanziario globale garantisce a Washington si è scritto molto. Di recente, si è tornato a parlarne anche in Italia per il caso di Francesca Albanese. In virtù delle sanzioni del governo Trump alla relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, nemmeno le banche europee possono aprirle un conto corrente.
Il solo inviare denaro tramite PayPal indicando «Albanese» come causale può portare alla sospensione dell’account. Pix non elimina ovviamente l’egemonia di Washington, ma contribuisce a limitarla per i brasiliani. Fin troppo, secondo Trump.
o si sposterà in Europa?
In Italia non esiste un corrispettivo di Pix. Satispay, come spiegavamo, pur essendo italiano è un servizio privato. Bancomat ha annunciato nel 2024 un accordo col circuito spagnolo Bizum e il portoghese Multibanco per lanciare un sistema simile nei tre Paesi. Ma ancora non è disponibile e, nuovamente, è un’iniziativa non-statale. Quanto di più simile alle nostre latitudini all’idea brasiliana è il progetto, ancora in fase di sviluppo, dell’euro digitale.
La Banca centrale europea (Bce) ci lavora ormai da alcuni anni e il lancio potrebbe avvenire tra 2028 e 2029. L’idea è quella di offrire ai cittadini dell’area euro un conto virtuale, collegabile a un conto bancario classico, in cui possedere e trasferire denaro digitalmente e senza costi (ovviamente, in valuta europea). Sistemi simili esistono già in medie nazioni come Giamaica, Bahamas e Nigeria, ma il modello è lo yuan digitale cinese. Pechino ne ha promosso la sperimentazione in diverse regioni, coinvolgendo decine di milioni di persone e aprendo il servizio anche a chi non è cliente di nessuna banca.
Proprio il rapporto con le banche è il punto che rallenta i lavori a Francoforte. L’euro digitale dovrebbe avere una quantità massima di denaro depositabile sul conto, in modo da promuoverne l’uso come sistema di pagamento e non di risparmio. Gli istituti di credito tradizionali vogliono che questo limite sia il più basso possibile, così da evitare che una parte della popolazione possa usare direttamente e solamente il servizio offerto dalla Bce.
Se e quando entrerà in vigore, però, l’euro digitale potrebbe trovare l’ostilità anche degli Stati Uniti. Come Pix, rappresenterebbe un’alternativa alle piattaforme statunitensi, rafforzerebbe l’uso dell’euro e la sovranità finanziaria europea. Potenziale fumo negli occhi per Washington.
* da Valori
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