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L’Istat valuta il costo della crisi di Hormuz sulla lista della spesa

In Italia, l’inflazione torna a correre a livelli che non si registravano dai picchi del 2023, trasformando la spesa quotidiana in una sfida per le tasche dei lavoratori e dei pensionati. Secondo gli ultimi dati certificati dall’Istat, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato una variazione del +1,1% su base mensile e del +2,7% su base annua (in netta accelerazione rispetto al +1,7% di marzo).

A spingere la fiammata sono principalmente i beni energetici e gli alimentari non lavorati. I prezzi dei beni ad alta frequenza d’acquisto – il termometro dei consumi quotidiani – fanno segnare un balzo del 4,2% (dal precedente +3,1%). Il “carrello della spesa”, che include alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, sale al +2,3%.

L’Istat fotografa una dinamica chiara nel suo report mensile: “la dinamica dell’inflazione riflette principalmente la netta risalita dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da -2,0% a +9,6%), di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,3%) e dell’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%)“.

I numeri freddi della statistica si traducono in un vero e proprio shock per i bilanci familiari. Stando anche alle elaborazioni del Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), il gasolio per riscaldamento ha registrato un balzo bimestrale del +38,4%, il carburante diesel del 23,0%. Più contenuto, ma comunque significativo, il rialzo della benzina, pari al 6,3%, e degli altri carburanti per mezzi di trasporto privati: +9,4%.

Un importante rincaro ha colpito anche i beni agricoli. La crisi energetica si è riversata immediatamente sul comparto non solo per i costi del trasporto. Il gas naturale è fondamentale nella produzione di concimi azotati, e dallo Stretto di Hormuz, oltre al petrolio e il gas, transitava anche un terzo del commercio globale di fertilizzanti. L’interruzione dei flussi è arrivata proprio in coincidenza della stagione delle semine primaverili, con possibili ripercussioni disastrose sulla situazione alimentare mondiale nei prossimi mesi.

Tornando all’Italia, il Codacons ha lanciato l’allarme per una stangata da 893 euro annui per la “famiglia tipo”, e da 1.233 euro per un nucleo con due figli (di cui fino a 269 euro solo per la spesa alimentare). Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, ha fatto appello all’esecutivo per prorogare il taglio sulle accise, le agevolazioni per gli autotrasportatori, e per rafforzare la vigilanza sulle speculazioni.

Misure tampone, che arrivano a valle di meccanismi che garantiscono, ad ogni modo, gli extraprofitti, su cui la UE non vuole imporre nessun prelievo per trovare ulteriori risorse da spendere. E a completare il quadro, inoltre, arrivano i dati di Bankitalia sul debito pubblico, che tocca il nuovo record storico a 3.158,8 miliardi di euro, crescendo di ben 19,5 miliardi in un solo mese.

Che di per sé potrebbe non essere un “problema”, se non ci fossero dei vincoli europei strozzanti, e la procedura di infrazione di Bruxelles a pendere sulla testa del governo. Giorgia Meloni ha inviato una lettera a Ursula von der Leyen chiedendo di estendere la clausola del Patto di Stabilità riguardante l’aumento delle spese militari anche alle misure contro il caro-energia.

In assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile per il governo italiano spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma SAFE alle condizioni attualmente previste“, ha scritto la Prima Ministra. Ed è un’affermazione di rara onestà, che però si scontra con la contraddizione di fondo: il carattere reazionario e, inoltre, disfunzionale dei vincoli europei.

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