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Eurostat: l’export UE verso gli USA diminuisce, ma è più interessante il caso cinese

I dazi commerciali imposti dall’amministrazione Trump sembrano cominciare a sortire qualche effetto sull’economia europea. Secondo gli ultimi dati rilasciati da Eurostat, nei primi tre mesi del 2026 il valore dei beni scambiati tra la UE e gli USA è crollato di circa il 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Una contrazione che equivale a quasi un terzo delle esportazioni europee verso gli States e che rappresenta uno dei peggior trend commerciali degli ultimi anni per Bruxelles. Bisogna però comprendere i dati, non solo riportarli. Nel primo trimestre dell’anno scorso c’è stata un’impennata delle esportazioni, soprattutto di prodotti chimici e annessi, proprio perché era scattato l’allarme sulla guerra commerciale trumpiana.

Effettivamente, il valore delle merci esportate negli USA è diminuito velocemente, con una brusca frenata dopo l’accordo negoziato dalla Commissione Europea con Washington nell’agosto del 2025, che prevedeva l’introduzione di una tariffa del 15% su diverse categorie di merci. Il rialzo del primo trimestre del 2026 non ha fatto recuperare il terreno perso rispetto ai livelli dell’export raggiunti dal 2023 in poi.

Ma stando alle informazioni dell’Eurostat, l’aumento del deficit commerciale statunitense negli ultimi anni era già stato parzialmente riequilibrato dall’esplosione delle importazioni europee di beni energetici in seguito alla rottura con la Russia. In sostanza, bisogna prendere con le pinze qualsiasi faglia che sembri emergere nel rapporto consolidato tra i mercati delle due sponde dell’Atlantico.

Ci sono comunque elementi da tener presenti. La Casa Bianca aveva giustificato la stretta protezionistica citando un deficit commerciale superiore ai 300 miliardi di euro a favore dell’Europa, anche se i dati della Commissione lo attestano intorno ai 200 miliardi per il 2025. E ovviamente, i numeri sparati da Trump non considerano l’esportazione di servizi verso la UE, che riduce il surplus a favore di quest’ultima a soli 21 miliardi di euro.

Ciononostante, la linea dura di Washington ha prevalso, colpendo i pilastri dell’export europeo. Auto e semiconduttori hanno registrato forti rallentamenti, così come il settore farmaceutico. Le eccellenze alimentari del Vecchio Continente sono state tra le più colpite, con una drastica riduzione delle quote di mercato oltreoceano, anche se rimangono marginali rispetto a veicoli, macchinari e prodotti chimici.

Gli Stati Uniti rimangono ad ogni modo il principale mercato per l’export UE, con un volume d’affari di circa 120 miliardi di euro (pari a circa il 19% del totale delle merci esportate dai suoi membri). Tra il primo trimestre del 2025 e il secondo dell’anno corrente le esportazioni europee verso l’Indonesia volate, grazie alla finalizzazione del CEPA (Comprehensive Economic Partnership Agreement), e sono cresciute verso altri partner (Australia, Canada, e altri).

Bisogna però sottolineare che l’export europeo è diminuito verso altri importanti attori. Con la Cina, il Giappone e la Turchia la flessione per lo stesso periodo si aggira intorno all’8%. A mostrare un trend che sembra davvero attestarsi in maniera strutturale in senso discendente sono le esportazioni verso il Dragone, mentre l’import è tornato a salire.

La frammentazione del mercato globale è la cornice entro la quale vanno comprese queste dinamiche, che è evidente si trovino ancora in una fase di assestamento, e dunque ampiamente soggette a cambiamenti. Tuttavia, bisognerà vedere come avanzerà il braccio di ferro tra Washington e Bruxelles.

La presidenza USA ha accusato l’UE, lo scorso mese, di non contrastare efficacemente il commercio di merci prodotte tramite lavoro forzato, minacciando nuovi dazi. Non è un moto umanitario, quello della Casa Bianca: ciò viene considerato come un danno per gli interessi della produzione stelle-e-strisce, che subisce così una concorrenza sleale.

L‘accusa del tycoon è legata, in realtà, alle lamentato sui ritardi europei nell’attuazione degli impegni presi con l’accordo del 2025, di cui l’implementazione finale dovrà avvenire entro la scadenza tassativa del 4 luglio. L’Europarlamento dovrà dare la ratifica decisiva il prossimo 16 giugno.

Ma l’eliminazione di molti dazi europei su vari prodotti è vista come un pericolo sostanziale per molti settori già in affanno nel Vecchio Continente, e dunque l’esito non è scontato. La Cina, nel caso in cui si approfondisse la rottura con Washington, potrebbe rappresentare davvero l’unica àncora di salvezza di Bruxelles.

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