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Vallo della Lucania ricorda Franco Mastrogiovanni

Per non dimenticare bisogna farsi coinvolgere”. Con queste parole don Marco Di Benedetto, cappellano del carcere di Rebibbia, ha concluso la serata dedicata a Francesco Mastrogiovanni a tre anni dalla sua morte avvenuta per opera di infermieri e medici del reparto di Psichiatria dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania. “Fin da subito ho sentito un legame con questa tragica storia – ha detto ai presenti in piazza il sacerdote – perché ascoltare la sofferenza della nipote di Franco, Grazia, lasciata sola ad affrontare questa battaglia mi ha fatto male. Così come mi ha fatto pensare il ruolo della Chiesa che è stata in silenzio su questa ingiusta morte”. Il prete ha poi continuato: “Dobbiamo uscire dai nostri piccoli orticelli e farci coinvolgere perché ci dobbiamo sentire indignati come uomini dinanzi a un nostro fratello che è morto in questo tragico modo. Infatti se vogliamo che la nostra dignità non sia calpestata, dobbiamo prima di tutto difendere l’onorabilità di chi si trova in una posizione svantaggiata come lo poteva essere Franco Mastrogiovanni”. Nel corso dell’iniziativa, che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini provenienti anche da diverse parti d’Italia, hanno preso la parola pure Grazia Serra, nipote del “maestro più alto del mondo”, che ha letto alcune lettere che sono pervenute al Comitato Verità e Giustizia per Franco Mastrogiovanni, tra cui quella scritta da Ilaria Cucchi sorella di Stefano deceduto durante la custodia cautelare. Ha preso la parola pure l’editore Giuseppe Galzerano, membro attivo del Comitato, che ha rivisitato tutta la vicenda giudiziaria che vedrà una conclusione nel mese di ottobre con la sentenza di primo grado. Il momento più emozionante si è vissuto però con l’intervento di Mariema, ex alunna di Franco e attualmente studentessa liceale, che ha voluto ricordare il suo maestro.

Fonte: redazione di “Buco1996”

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Da Reti Invisibili, riportiamo qui di seguito il lungo interrogatorio in cui il tenente Lamanna della polizia municipale, rispondendo alle domande prima del PM, dr. Renato Martuscelli, e poi dei legali delle parti civili e degli imputati, dà la seguente versione dei fatti:

*- Notte del 30 luglio 2009, ore 23,30 circa: pur non essendo in servizio viene contattato telefonicamente dal sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, che gli riferisce di una persona nervosa e in escandescenza che “sfreccia” con l’auto nell’isola pedonale di Acciaroli. Per il sindaco, riferisce il tenente, forse bisognava fare il TSO. Il Tenente anche in udienza continua a riferire di uno “sguardo assente” tenuto da Francesco Mastrogiovanni come già scritto nelle annotazioni di servizio. E’ senz’altro molto bravo, perché di notte riesce a vedere un imprecisato sguardo assente… Sottolinea che l’isola pedonale era affollatissima di persone anziane e bambini e questo folle che guida velocemente riesce a non investire nessuno dei numerosi astanti. Comunque nonostante la sua pericolosità se lo lasciano sfuggire.

*- Mattina del 31 luglio 2009, ore 8,30: riferisce che la persona della sera prima – che non ha mai conosciuto, anche se Mastrogiovanni ha insegnato per un anno nella Scuola Elementare di Pollica – continua a sfrecciare con una punto bianca nell’area portuale e sempre con lo sguardo fisso nel vuoto e per poco non investe un operaio intento a rifare la segnaletica. Dà notizia dei fatti al sindaco e chiama il 118. Per catturare Francesco, la cui auto ha un’andatura “veloce e costante”, chiede l’intervento dei carabinieri di Pollica, che insieme alla polizia urbana di Pollica seguono Mastrogiovanni, che fugge con la macchina alla volta di Agnone, località marina del comune di Montecorice. La polizia urbana di Pollica sconfina tranquillamente sia nel comune di San Mauro Cilento e nel comune di Montecorice, violando la sovranità territoriale di ben due comuni per catturare un maestro elementare, accusato di avere lo sguardo assente…

Mastrogiovanni nella sua fuga prima “striscia” un auto presso un distributore di benzina e poi, una volta giunto ad Agnone, tampona leggermente una Mercedes (ndr non sarà mai presentata richiesta risarcimento danni alla compagnia assicuratrice). Infine giunge (ovviamente sempre seguito da CC e polizia urbana) con la sua auto in un campeggio di Acciaroli (dopo si chiarisce che trattasi di un campeggio ubicato nel territorio del Comune di S. Mauro Cilento!) e si rifugia a mare (“entra in acqua”) su uno scoglio (procurandosi dei sassi, che per il tenente Lamanna diventano “pietre” che colloca nelle tasche del pantaloncino), situato a settanta metri dalla spiaggia. Eppure la spiaggia di Acciaroli è sabbiosa e difficilmente si trovano pietre, meno che meno su uno scoglio, perché le onde del mare – se pure ci fossero – le avrebbe insabbiate e non si capisce come il Mastrogiovanni sia riuscito a procurarsi queste maledette pietre, che poi non usa e non le lancia contro nessuno, come lo stesso Lamana è costretto a testimoniare. A questo punto il solerte tenente chiede l’intervento della Guardia costiera e arriva un gommone. Un’operazione costosissima…

Poi interviene il personale sanitario del 118. Viene contattato il sindaco Vassallo.

*- Verso mezzogiorno Francesco Mastrogiovanni, forse per stanchezza, per il sole, spontaneamente esce dall’acqua e avviene la sua sedazione. Imprecava contro il governo, contro la dott.ssa Di Matteo e i sanitari dell’ospedale di Vallo della Lucania. E cantcchiava delle canzoncine. Nel frattempo giungeva l’ordinanza del sindaco disposta dal sindaco di Pollica. Messo su una barella, e in compagnia dell’amico Gino, con ambulanza – dove dopo pochi minuti Francesco si addormentava – veniva condotto all’ospedale di Vallo della Lucania.

Il tenente della polizia locale di Pollica all’epoca dei fatti nel rispondere alle domande prima del P.M. e poi dei legali continua a riferire di un “sguardo assente”, ma aggiunge anche che l’andatura dell’auto condotta da Mastrogiovanni è “veloce e costante”, che l’operaio non viene investito non perché è l’operaio a scansarsi ma è Francesco a schivarlo, che non c’è stata nessuna aggressione, non ricorda di preciso se minacciava quando entrava in acqua, per “sola fortuna” non si sono verificati incidenti (aggiungiamo in piena stagione turistica in un località frequentatissima!) né quando sfreccia nell’isola pedonale e né quando percorre il tragitto Acciaroli – Agnone – campeggio Mezzatorre di S. Mauro Cilento.

L’avvocato Giacchino Di Palma di Telefono Viola chiede al tenente della polizia urbana: “Chi ha portato i certificati al sindaco di Pollica? Il sindaco ha visto i certificati prima di firmare il TSO?” Nessuna risposta esaustiva da parte del S. Tenente. Nessuno ha portato i due certificati del dott. Pellegrino e della dott.ssa Di Matteo al sindaco, che ha emesso un TSO senza aver preso visione dei certificati medici.

Insomma Franco Mastrogiovanni per un reato da codice della strada viene punito con l’emissione del TSO e con la conseguente morte. Nel corso dell’udienza sono stati sentiti tre ricoverati del reparto di psichiatria. Una paziente ha riferito di essere stata, appena arrivata, contenuta per l’intera nottata e un’altra paziente alla quale – orrore – è stata spaccata la testa, mentre Francesco Mastrogiovanni è stato barbaramente contenuto per 82 ore riacquistando la libertà solo da morto. Perché?
Il Comitato verità e giustizia per Francesco Mastrogiovanni – che ha presentato un esporto denuncia contro i soggetti coinvolti nell’emanazione ed esecuzione del TSO – dopo la deposizione del tenente Graziano Lamanna, chiede con maggior forza alle autorità inquirenti che siano svolte le opportune indagini per l’accertamento di eventuali responsabilità a carico delle persone coinvolte nei fatti.

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