Menu

La crescita è un taglio

Il testo c’è, Appare persino divertente vedere come la lettura dei media diverga a seconda della misura della vicinanza al governo.

La crescita è un taglio

Nove ore di consiglio dei ministri senza alcun provvedimento, ma con una promessa agghiacciante: per poste, beni culturali e sanità sarà «creato spazio» all’iniziativa privata. Riducendo la pubblica

Francesco  Piccioni
L’idea migliore del governo sembra essere stata l’aver chiamato il consigli dei ministri di ieri un «seminario». Una consultazione quasi informale per individuare le idee adatte a far ripartire «la crescita». Ma anche un modo di dire «non aspettatevi molto».
In effetti, una sola decisione è uscita fuori dal conclave: le tasse dei terremotati emiliani potranno aspettare fino al 30 novembre. Un (piccola) proroga che non cambia nulla, ma evita le accuse di insensibilità. Il resto è individuabile solo con atti di fede. E tre righe del comunicato finale sollevano molte più preoccupazioni che speranze: «nuove liberalizzazioni per «creare spazi nuovi per la crescita di autonome iniziative private attualmente bloccate o rese interstiziali da una presenza pubblica invadente e spesso inefficiente (settore postale, beni culturali e sanità)».
Il significato è inequivoco: la «crescita» è opera dell’iniziativa privata (se vuole), al governo spetta solo il compito di «fare spazio», abbattendo il «pubblico». I settori di espansione possibile sono indicati in calce: poste, beni culturali e sanità. E finalmente tornerà «moderno» il Totò che voleva vendere la fontana di Trevi…
Il resto è affidato a una «road map» che suona altrettanto inquietante di quelle diplomatiche. Del resto, bisogna agire «nel rispetto delle compatibilità finanziarie e dei vincoli europei». La linea viene dall’alto, ed era già nota. Per esempio, «armonizzare la disciplina del mercato del lavoro privato con quella del lavoro pubblico». Traduzione facile: togliere l’art. 18 anche per i dipendenti pubblici.
Il protagonista più atteso del cdm di ieri era comunque il ministro di uno «sviluppo» che non si vede: Corrado Passera. Ma anche lui, all’uscita da una riunione fiume durata nove ore, ha offerto solo suggestioni. È noto che il governo non sa dove trovare le risorse per finanziare iniziative. Anzi, il primo problema è trovare 6,5 miliardi per evitare di innalzare l’Iva – come già deciso – dal 21 al 23%. Una mazzata recessiva, altro che «crescita».
Passera ha giurato che non ci sono stati conflitti con il ministro dell’economia Vittorio Grilli, il «custode» della cassaforte e che – come Giulio Tremonti, di cui era peraltro il braccio destro – deve respingere le «pensate» dei suoi colleghi. Il sermone ideologico è sempre lo stesso: «non c’è possibilità di crescita se non c’è tenuta dei conti». I provvedimenti per ora solo nominati, per titoli senza testo, sono quelli già noti: «agenda digitale» (implementazione della banda larga per Internet, che richiede comunque risorse finanziarie), «facilitazione della nascita di nuove imprese» tramite un’altra raffica di «semplificazioni burocratiche» al limite dell’avventuroso (come la semplificazione dell’iter per i certificati antimafia). Ma anche per attirare investimenti stranieri.
L’idea più vicina alla possibilità di attuazione – sempre che si reperiscano le risorse – sembra essere il «fondo unico per le start up», le nuove imprese. Pochi soldi e molte pratiche burocratiche in meno; tutto lì. Il «piano città» e quello per gli aeroporti sono ancora nominati; ma specie il secondo sembra ridursi a una semplice «razionalizzazione» degli scali esistenti, con la chiusura di quelli palesemente inutilizzati già ora.
Non si trova traccia, almeno verbale, delle numerose iniziative promesse il giorno precedente dai microfoni di Radio Anch’io dal ministro del welfare, Elsa Fornero. Del resto lei stessa aveva anticipato che le «misure per i giovani» erano di fatto una formula retorica senza alcun impegno concreto. «Pochi soldi spesi bene», aveva precisato. I dettagli di ieri parlano di «incentivare gli spostamenti di manodopera da dove c’è surplus a dove c’è carenza». Anche per la riduzione del «cuneo fiscale» – parola d’ordine di un governo Prodi, realizzata diminuendo il prelievo solo sulle imprese e lasciando inalterato quello sul lavoro dipendente – non si prevedono fatti nuovi: non ci sono soldi.
Stesso discorso per la «crescita» trainabile dall’ambiente. Il ministro Clini aveva anticipato un «piano» in cinque capitoli decisamente ambizioso rispetto ai mezzi: «decarbonizzazione dell’economia», incentivi per le energie rinnovabili, bonifica dei terreni industriali inquinati, tutela del territorio. Tutte misure che richiedono grandi investimenti (tranne forse il potenziamento della raccolta differenziata). Al punto che quella più realizzabile appare l’aumento dei pedaggi autostradali in base al livello delle emissioni di anidride carbonica degli automezzi. Possiamo scommettere che sarà la prima.
L’architrave della «crescita» saranno dunque ancora una volta… i tagli. Il piatto pronto parla di almeno 20 miliardi ricavabili dalla vendita del patrimonio di Comuni e Regioni. Bisognerà convincerli, ma Grilli troverà la chiave per farlo.

da “il manifesto”


Patetica Repubblica, irriconoscibile imitazione del giornale pensante che fu.

Emergenza crescita, le misure del governo
di Alberto D’Argenio
Il governo ha fatto i compiti per l’estate. Ieri si è tenuto un consiglio dei ministri di nove ore durante il quale tutti i suoi componenti hanno presentato al premier Monti le proprie idee per rilanciare l’economia. Spunti che sono confluiti in una nuova agenda che accompagnerà l’esecutivo fino alle elezioni. Un comunicato di Palazzo Chigi spiega che sono state “mobilitate tutte le energie per raggiungere l’obiettivo della crescita”. A introdurre la discussione Monti, poi Passera (co-regista dell’operazione), Grilli (relazione sui conti) e Moavero (quadro europeo).
A fine giornata arriva un documento di 18 pagine (titolo: Obiettivo crescita, l’agenda del governo) con “spot” su quanto fatto da ogni ministro e sintetiche proposte per i prossimi mesi. Per Palazzo Chigi è “una strategia coerente di misure”. Niente taglio del cuneo fiscale e piano per i giovani annunciati dalla Fornero. Tra le novità l’intenzione di aiutare le famiglie disagiate anche con il rifinanziamento della social card. Da Grilli arriva l’ok alla sospensione dei versamenti fiscali e contributivi per i terremotati dell’Emilia Romagna fino al 30 novembre.
C’è l’impegno ad approvare nuove misure contro la corruzione (nessuna traccia invece di norme sul conflitto di interessi). Al termine della riunione Passera assicura che “non c’è nessuna contrapposizione con Grilli, abbiamo sempre trovato il modo di collaborare efficacemente” per coniugare crescita e risanamento. Catricalà annuncia la decisione di anticipare la direttiva Ue per i pagamenti alle imprese da parte della Pubblica amministrazione. Nel comunicato il governo si dice “consapevole di avere richiesto ai cittadini, alle parti sociali e ai partiti sforzi considerevoli nell’accettare cambiamenti anche radicali nel funzionamento del rapporto pubblico-privato esercitando il predominante interesse pubblico rispetto ad esigenze particolari”. E riconosce che “la risposta è stata un’ampia assunzione di consapevolezza e responsabilità segnalando uno scatto di orgoglio nazionale e la volontà di rinascita del Paese”. Per rilanciare l’immagine dell’Italia si punta anche al “rispetto delle regole”. Si ricorda infine l’efficacia di una politica europea “di iniziativa e di proposta attiva piuttosto che di europeismo passivo o di protesta tardiva contro decisioni sgradite”.
Il rigore. Più di 80 provvedimenti per ritrovare la giusta rotta
Con una contabilità che ricorda quella di precedenti governi, nel comunicato di Palazzo Chigi si mette nero su bianco l’adozione in questi mesi di 84 provvedimenti, di cui 26 decreti, 17 disegni di legge, 41 ratifiche di accordi internazionali “con frequente ricorso al voto di fiducia imposto dalle circostanze eccezionali”. Il governo si autodefinisce di “impegno nazionale” che ha agito per far tenere i conti, ridurre il debito e aggredire i fattori di debolezza strutturale dell’economia per una crescita sostenibile. Si ricorda che la bussola alla quale si è ispirato il governo è quella di rigore, crescita ed equità. Nella parte dedicata ai singoli dicasteri, ogni ministro ricorda quanto fatto fino ad oggi e propone (in modo ben più stringato) le misure per completare il proprio programma. 
Le tasse e i sussidi. Fisco amico per favorire le nascite sarà rifinanziata la social card
Novità in arrivo per le famiglie disagiate. Nell’agenda del governo per gli ultimi mesi della legislatura si prevede di “rivedere le detrazioni fiscali a vantaggio della famiglia e favorire la natalità”. Non solo, l’idea è di “rifinanziare anche per il 2013 la “carta acquisti” a sostegno delle famiglie colpite da disagio economico”. In particolare si punta a “riformare l’Isee per modificare i criteri di selezione dei soggetti da ammettere alle prestazioni sociali a condizioni agevolate”. Infine durante l’autunno ci sarà il tentativo di “migliorare la qualità della spesa sociale attraverso il completamento della realizzazione del sistema informativo nazionale sulle prestazioni sociali”.
L’ambiente. Più protezione del suolo dalle frane i siti archeologici saranno valorizzati
Nel piano del governo ci sono una miriade di proposte da parte di tutti i ministeri. Dalla preparazione del programma 2014-2020 per l’uso dei fondi strutturali Ue, all’ambiente con la riduzione del Co2, la gestione del suolo contrastando il dissesto idrogeologico. Oppure la legge quadro per lo spettacolo e i progetti sui siti di maggior interesse culturale, come Pompei. La lotta alla discriminazione delle donne, quella al crimine, la protezione delle banche dati, una migliore gestione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. La Fornero invece si ripropone di monitorare gli effetti della riforma del lavoro e di promuovere la stabilizzazione dei contratti a termine o di apprendistato.
Le norme sul lavoro. Armonizzare pubblico e privato, mobilità per gli impiegati in surplus
Ancora tagli, con la seconda fase della spending review, l’attuazione della revisione degli assetti organizzativi e dei programmi di spesa delle amministrazioni pubbliche centrali con la riduzione degli organici (-20% per gli uffici dirigenziali, -10% per il personale non dirigenziale). Sarà attivato il processo di mobilità del personale in eccedenza. Si punta anche a sviluppare sistemi di valutazione della performance per valorizzare le risorse. Infine si parla di armonizzazione delle riforma Fornero sul mercato del lavoro privato con quella del pubblico, anche se dal ministero di Patroni Griffi si punta ad escludere l’estensione della riforma dell’articolo 18. 
La sindrome Nimby. Opere pubbliche ad alto impatto parola ai territori contro la paralisi
Si cresce anche diminuendo il tasso di conflitto sociale. Da un lato si annuncia una legge per i lobbisti. Dall’altro Passera valuta la possibilità di introdurre, “senza incidere in modo rilevante sul costo e sui tempi di realizzazione delle opere”, il “dibattito pubblico”, prevedendo cioè procedure di consultazione delle popolazioni locali e delle associazioni nell’ambito di una rivisitazione dell’intero processo decisionale per la realizzazione delle grandi opere. Il dibattito “permetterebbe la partecipazione delle collettività alla scelta di eventuali soluzioni alternative e alla ponderazione di interessi pubblici di rilevanza nazionale con riferimento alle scelte che presentano un impatto significativo sotto il profilo socio-economico, ambientale e dell’assetto del territorio”. 
Le dismissioni. All’asta le quote in Sace e Fintecna fondi per cedere mattoni e spa di Stato
Crescita, certo, ma nel pieno rispetto del risanamento dei conti pubblici, con la conferma del pareggio di bilancio nel 2013. Ergo, si prevede la revisione delle agevolazioni fiscali e contributive e la razionalizzazione dei trasferimenti in favore delle imprese. Lotta all’erosione fiscale, all’evasione e all’elusione. Poi l’abbattimento del debito con il programma di Grilli per le dismissioni “attraverso fondi di investimento ai quali verranno conferite proprietà mobiliari ed immobiliari pubbliche”. Ci sarà anche la cessione delle partecipazioni azionarie dello Stato in Sace, Fintecna e Simest. Ovviamente ci saranno approvate anche la Legge di bilancio e quella di stabilità.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *