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Sigonella. Capitale dei voli-killer statunitensi

Il primo drone è arrivato nella base militare Usa di Sigonella nel settembre 2010. Adesso ce ne sono tre, e presto diventeranno cinque. I Global Hawk sono i più sofisticati e potenti strumenti di sorveglianza del mondo. Hanno un’apertura alare di 40 metri e possono rimanere in volo fino a 36 ore. Grazie a un sistema di radar e telecamere a infrarossi sono attivi anche di notte, a un’altezza superiore ai 20 mila metri. Tutti i dati raccolti durante le perlustrazioni dei droni vengono inviate nel centro di controllo di Beale, in California. Da qui, parte l’ordine di colpire se i dati analizzati confermano la presenza di un obiettivo sensibile, come ad esempio un “rifugio di terroristi”. A quel punto entrano in azione altri due tipi di droni, i Predator e i Reaper, anch’essi di stanza a Sigonella, dotati di missili e bombe a guida laser. In Pakistan e Afghanistan sono già decine le vittime civili rimaste sotto le bombe e i missili lanciati dai droni.
La base di Sigonella, da decenni centrale nel sistema di sicurezza Usa, assume dunque un ruolo ancor più strategico in questa particolare delicata fase caratterizzata dalla rivolta che infiamma il mondo islamico, dallo Yemen all’Egitto. Per questo, Sigonella è destinata a essere sempre più la “capitale” dei droni.
Questa inquietante investitura, sta però creando diverse difficoltà alla vita normale della gente, ai servizi e al territorio. I vertici dell’Aeronautica non intendono ospitare nello scalo di Sigonella i voli civili dell’aereporto di Catania- Fontanarossa che per un mese dal 5 novembre prossimo chiuderà per riparazioni alla pista.  Già in tempi di relativa calma i droni, che hanno fasi di decollo e di atterraggio complesse, rappresentano un problema per gli aerei civili. In un momento così caldo e turbolento, come quello attuale, sarà davvero complicato far coesistere le esigenze militari americane con quelle dell’aviazione civile.
Sigonella probabilmente sarà aperta ai passeggeri, ma il decollo e l’atterraggio degli aerei civili sarà condizionato dai droni. Se un Boieng incrocerà un Global Hawk o un Predator piuttosto che un Reaper dovrà attendere prima di poter decollare o atterrare.
Durante l’intervento militare in Libia, a Sigonella l’US Air Force aveva schierato due “Global Hawk” e un imprecisato numero di droni MQ-1 Predator, utilizzati in particolare per individuare gli obiettivi e dirigere i bombardamenti dei caccia della coalizione a guida Nato. Nei programmi del Pentagono, la base siciliana è destinata diventare la “capitale mondiale” dei velivoli senza pilota: entro il 2015 dovrà ospitare un reparto di Us Air Force con 4-5 “Global Hawk”, più altri 4 droni in via di acquisizione della Marina Usa.
Un accordo di massima per la trasformazione di Sigonella in “principale base operativa” del sistema AGS era stato raggiunto a Cracovia il 19 e 20 febbraio 2009, durante il vertice dei ministri della difesa della NATO. “Abbiamo scelto questa struttura dopo un’attenta valutazione e per la sua centralità strategica nel Mediterraneo che le consentirà di concentrare in quella zona le forze d’intelligence italiane, della Nato e internazionali”, dichiarò a margine dell’incontro l’allora capo di stato maggiore della difesa, generale Vincenzo Camporini.

Fonti: sulla vicenda dei droni a Sigonella vedi i numerosi articoli, usciti anche su Contropiano, di Antonio Mazzeo. Altre informazioni su blog.sicilia.it

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