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Roma-Milano. Piazza Fontana è ancora una ferita aperta

In varie città italiane si stanno tenendo gli incontri e le presentazioni organizzate dalla Rete dei Comunisti e da Noi Restiamo per la riedizione del libro “Piazza Fontana. Una strage lunga 50 anni”. Il libro è un un aggiornamento del testo curato da Contropiano e Libreria Quarto Stato, uscito originariamente per i quarant’anni dell’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura il 12 dicembre 1969 a Milano, arricchito di alcuni nuovi capitoli sulle reti e il ruolo dei fascisti oggi.

Anche a distanza di tempo, nella narrazione dominante aleggia ancora molto fumo sulla Strage di Stato di Milano. Viene imposta una visione della storia che mira tuttora a stendere una spirale di confusione.

Da una parte si impone a un immaginario criminoso da appiccicare a chi in quegli anni ha tentato genuinamente di rivoluzionare lo stato di cose presenti ed a offuscare il ruolo giocato dalla controparte, Stato e fascisti e servizi Usa, nella guerra a bassa intensità scatenata negli anni precedenti e successivi alla strage di Piazza Fontana.

Dall’altra, la narrazione dominante adotta addirittura un passo ulteriore per screditare e provare a gettare nel cassetto della storia il significato profondo di quella fase storica tra la fine degli anni Sessanta e metà degli anni Ottanta con tutti i suoi nomi, rivendicazioni e battaglie.

Per questo, le partecipate iniziative andante in scena tra mercoledi e giovedi alla Casa della pace di Roma e al CFUP di viale Monza e alla Statale Milano sono la certificazione di come, a dispetto del tentativo di dannatio memoriae, la voglia di sapere e di non ripartire da zero sia ancora presente nella nostra società. Questo è infatti il senso dato dalle nuove generazioni politiche al recupero delle esperienze di lotta e di memoria storica che, tra il pubblico presente, ha circoscritto la presenza dei militanti “più stagionati” e visto prevalere quella di giovani e giovanissimi, un evento, crediamo, piuttosto inusuale quanto positivo rispetto a iniziative di questo taglio.

Sinteticamente, a Roma Roberto Mander, il più giovane anarchico incarcerato nella montatura approntata subito dopo la Strage di Stato, ha sottolineato il ruolo attivo dello Stato e dei suoi apparati interni nella macchinazione sia dell’attentato, sia delle vicende che hanno caratterizzato il depistaggio successivo, con l’arresto dei compagni anarchici e il tentativo di costruzione di una storia ad hoc, incentrata sulla finzione del doppio Stato volto a scaricare le responsabilità su una serie di presunte “mele marce”, evitando perciò la responsabilizzazione delle istituzioni e delle sue braccia armate nella lotta all’alternativa messa in campo, e presente, nella società di quegli anni.

Roberto Gargamelli, anche lui militante anarchico allora come oggi, ha portato invece  i giovani presenti nell’emozione di essere presente e attivo in quegli anni, raccontando la voglia di far parte di un movimento generale che credeva realmente di poter cambiare le cose, così come delle difficoltà e del prezzo pagato per aver osato mettere in discussione un’organizzazione sociale basate sull’ingiustizia e sulle diseguaglianze.

Presente anche Enrico Di Cola, anche lui giovanissimo militante dell’epoca perseguito nella montatura contro gli anarchici e costretto a riparare all’estero per anni, e che si trovava in Italia in questi giorni e non è voluto mancare l’appuntamento, il quale ha ricalcato il senso dell’intervento di Gargamelli, in un clima di crescente empatia verso il significato profondo che la lotta di classe poteva significare in anni di partecipazione massiva ala cambiamento.

Francesco Piccioni per la redazione di Contropiano ha invece sottolineato il collegamento con la situazione odierna, soffermandosi sul tipo di ruolo che le forze della reazione arrivarono a ricoprire allora quando la lotta- e quindi la posta in gioco – crebbe di livello, e la necessità di avere chiaro del tipo di avversario che anche oggi si trova ad affrontare chi volesse avere un ruolo attivo nella costruzione di un’alternativa alla condizione lavorativa, studentesca, pensionistica, ecc., in una parola, sociale, odierna.

A Milano c’è stato invece un doppio appuntamento. La sera di mercoledi al Circolo Familiare di Unità Proletaria in viale Monza con la presenza anche qui di Roberto Mander, Mauro De Cortes dello storico circolo anarchico del Ponte della Ghisolfa (quello di Pino Pinelli per intendersi), Sergio Cararo di Contropiano e gli attivisti di Noi Restiamo.

E’ stato un dibattito nel cuore di una Milano per la quale la Strage di Stato di Piazza Fontana continua ad essere oggetto di divaricazione tra chi vorrebbe stendere intorno a quell’atto di guerra una melassa politica e narrativa, e chi invece ha tenuto il punto sul fatto che la Strage era di Stato e Pinelli fu assassinato nella Questura di Milano. Il fatto che nella stessa Piazza Fontana ci siano due lapidi diverse a ricordare Pino Pinelli (una messa dal Comune l’altra dai compagni) spiega meglio di ogni altro ragionamento come i tentativi di creare una memoria condivisa siano tuttora irricevibili.

Il giorno dopo il dibattito è stato replicato in un’aula dell’Università Statale e mirato soprattutto agli studenti universitari e medi. In entrambe gli incontri ha prevalso la presenza di giovani, ed anche giovanissimi in particolare all’università. Gli autori del libro e della campagna ci hanno tenuto a chiarire, ed anche a conformare a questo la discussione, che il libro e gli incontri pubblici hanno cercato in ogni modo di interlocuire e farsi capire da chi all’epoca non era ancora nato. La curiosità e l’interesse delle nuove generazioni politiche, dopo trenta anni di buco e di rovescismo storico, stanno diventando altissime nel cercare di sapere e capire cosa sia avvenuto in quel quindicennio che le classi dominanti, gli apparati statali, i testi scolastici e universitari di storia e l’informazione ufficiale continuano a rimuovere, a manipolare, rovesciare o demonizzare.

La “grande paura” della borghesia italiana e degli Stati Uniti per un ciclo storico di lotte che li ha visti sulla difensiva, fu la causa scatenante della guerra di bassa intensità avviata allora in Italia contro il movimento operaio, i comunisti e la sinistra rivoluzionaria, ma che non ha cessato neanche oggi di essere agita quando la “ragion di Stato” viene posta come una priorità che non esclude mai il “lavoro sporco”, è sufficiente andare con la memoria ad un fatto assai più recente come Genova 2001.

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