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Fabbriche aperte, parchi chiusi: l’ipocrisia borghese nella crisi sanitaria

Da qualche giorno, ormai, il leitmotiv di giornalisti e politici sulla crisi sanitaria in corso è l’attacco nei confronti di una percentuale di italiani “irresponsabili”, che non si adeguano alle misure di contenimento proposte. La difficoltà di fermare il virus, ci dicono e ci ripetono, dipenderebbe proprio da questi comportamenti individuali incuranti della salute pubblica. Dalla Gruber a Briatore (Briatore!) il coro è unanime e accalorato, il virus si continua a diffondere perché gli italiani vanno al parco!

Qui non vogliamo assolutamente difendere un diritto “al parco” o ad uscire di casa nel nome di un’idea astratta di libertà individuale. Se l’emergenza impone di chiudersi in casa e non uscire, pensiamo che sia giusto farlo, per tutelare la salute di tutti. Né vogliamo invitare chicchessia ad infrangere i decreti: lo ripetiamo, è giusto stare a casa per tutelare la collettività.

Il punto, però, è la schifosa ipocrisia di un sistema mediatico, economico e politico che fa la voce grossa contro i suoi cittadini e non ha il coraggio di imporre il blocco della produzione alle industrie non essenziali. Opinionisti da due soldi, che trovano sempre il tempo di sbraitare contro il cittadino che fa una corsetta ma che stanno muti di fronte alla colossale ingiustizia insita nel tenere aperte le fabbriche: il profitto di pochi industriali, difeso da Confindustria, vale sempre di più della salute collettiva. Poi, se le cose vanno male, c’è sempre la possibilità di prendersela contro il popolo “irresponsabile”.

Tutto questo ci sembra tanto più sgradevole se ci si rende conto che, a livello scientifico, l’effetto sulla diffusione del virus portato dalle attività produttive potrebbe essere decisamente più grande di quello delle uscite individuali, e che quindi, se si vuole veramente contenere l’epidemia, giornali e politicanti nostrani forse dovrebbero svegliarsi e far valere le ragioni collettive nei confronti di Confindustria.

Proviamo a quantificare, con un modellino idealizzato, l’importanza relativa dei due effetti. Questo chiaramente non è un vero modello della diffusione del virus, ma ci serve semplicemente a confrontare l’importanza relativa di due fattori in termini numerici. Supponiamo che, quando due persone interagiscono a distanza minore di 2 metri per un tempo superiore ai 5 minuti, ci sia una certa probabilità P di contagiarsi. Questa probabilità cresce linearmente con il tempo, quindi se siamo in contatto con una persona per 5 minuti la probabilità di contagio sarà P, per 10 minuti sarà 2P, per 15 minuti 3P e così via.

Bene, vediamo alla luce di questo conto quanto pesa la famigerata corsetta. Immaginiamo che una persona corra per un’ora e, pur mantenendo le distanza, non possa fare a meno di incrociare almeno una persona a distanza minore di 2 metri per cinque minuti (ci sembra già una sovrastima, sia chiaro!). Supponendo che tutte le persone, vadano a fare una corsetta di un’ora, il contributo totale all’infezione in un giorno sarebbe:

fabbriche aperte parchi chiusi formula1

Ma, lavorando, ogni persona che è costretta in una fabbrica tendenzialmente deve a stare a contatto minore di 2 metri con almeno una decina di persone. Ed è costretta a farlo per otto ore. Questo senza contare gli spostamenti inevitabili per raggiungere il luogo di lavoro, per i quali molti devono prendere i mezzi pubblici, o della pausa pranzo in mensa. Ora non abbiamo il dato esatto di quanti italiani stiano lavorando non in forma di telelavoro oggi, ma solo gli operai che lavorano nell’industria in senso stretto, sono circa 4,5 milioni, che su una popolazione di 60 milioni significa (approssimando) il 7,5% del totale!

Alla luce di questo la probabilità di infezione per il lavoro diventa:

fabbriche aperte parchi chiusi formula2

Quanto vale il rapporto fra i rischi generati dai due casi?

fabbriche aperte parchi chiusi formula3

Cioè, il rischio dovuto dal tenere aperte le fabbriche è 6 volte più grande rispetto al rischio che si correrebbe se TUTTI gli italiani (vecchi, giovani, malati compresi) corressero per un’ora al giorno.

La conclusione che dovrebbe essere chiara a livello numerico è che misure più dure di quelle che già applichiamo sulla mobilità dei singoli cittadini NON possono avere un effetto serio nell’arginare il virus se non sono accompagnate da una chiusura delle attività produttive non essenziali.

Se ci si vuole preoccupare della diffusione del coronavirus, questo è il dato da cui partire, con buona pace di Confindustria e del mondo del giornalismo e della politica italiana.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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26 Commenti


  • Aldo S.

    Scusa, ma non è che “giornali e politicanti nostrani forse dovrebbero svegliarsi etc.”: sono già SVEGLI, sono in perfetta malafede; e tenere aperte le fabbriche con i lavoratori stipati nelle Metro non è solo/tanto “una colossale ingiustizia”, ma è proprio roba CRIMINALE! Per quanto riguarda quei 4 gatti che facevano jogging o passeggiate .. ma chi potevano mai contagiare??


  • Patrizia

    Il ragionamento più corretto che ho letto fin”ora…che sposa completamente il mio pensiero..sono parole che continuo a ripetere anch’io…e mi sgolo…voglio urlare!!! Sono un operaia metalmeccanica…e ho paura…come i miei colleghi!!


  • Pablo

    Purtroppo il popolino è sacrificabile non conta……. E si che la prima legge della democrazia cita che il Popolo è Sovrano 🤔


  • Flavia Fossati

    Grazie per questo interessante articolo. Sarebbe altrettanto valevole fare il conto sul numero di commessi di supermercati che quotidianamente scendono in campo. Essendo della categoria sono particolarmente accorata. Sono infiniti i contatti fra di noi e fra le centinaia di persone che vengono a comprare.
    Buona giornata e buon lavoro. Flavia da Genova


  • Maurizio

    In alcune fabbriche ci si doveva presentare gia vestiti poi non facevano usare le mascherine e vergognoso .


  • Claus

    Propongo una soluzione : chiudiamo le fabbriche non necessarie agli approvvigionamenti alimentari e farmaceutici, gli imprenditori odiati non guadagnano ma nemmeno i dipendenti .. stipendi congelati fino alla ripresa delle attività, blocco degli affitti , dei mutui, delle bollette badate bene non ritardo proprio eliminazione andiamo tutti in apnea per il tempo necessario a bloccare la propagazione rinunciamo tutti al proprio profitto in questo momento estremo , se gli operai sono disposti sono certa che anche gli imprenditori lo saranno .
    Si fa presto a criticare la scelta di far proseguire il lavoro delle aziende , ma se aprite gli occhi vi rendete conto che è da quello che derivano gli stipendi degli operai e aggiungo che anche gli imprenditori sono spaventati e preoccupati per le loro famiglie , ma con grande senso di responsabilità verso la comunità dei propri dipendenti stanno cercando di non fargli perdere stipendio e lavoro . Sinceramente delle corse me ne frego


  • Gaetano

    Per cambiare è necessario sradicare il nostro attuale perbenismo plasmato e inculcato da tempo nei nostri animi per far posto al genuino atteggiamento ribelle e impulsivo a difesa della propria libertà e integrità . Stanno esercitando una selezione naturale eliminando i più deboli e gli anziani ormai improduttivi e dispendiosi. È necessario un capovolgimento realizzabile attraverso un atteggiamento sovversivo che crea il caos e dopo di esso il silenzio con un clima di neutralità che porta ad un riordino razionale ed equilibrato alla conquista di integrità, libertà e dignità. Fissiamo un giorno X tutti insieme con la testa puntata contro il potere dei pochi. Non ho paura di morire per la libertà del prossimo.


  • Franco

    Concordo . Articolo interessante


  • SERGIO

    I POVERI disgraziati si a lavorare tanto se ti infetti chi sene fotte i PORCI dei nostri parlamentari sene stanno a casa sono 2 settimane che non si riuniscono in parlamento . QUESTA E LA NOSTRA POLITICA .


  • Giuseppe

    Allora si dovrebbe chiudere anche gli ospedali i commissariati i supermercati e tutte le strutture dove siano presenti più di una persona alla volta.Ci sono gli RSPP che tutelano e vigilano sulle corrette modalità di lavoro.Riconosciamogli la dovuta responsabilità e smettiamola di lamentarci per ogni cosa che non è in sintonia con i nostri interessi personali del momento.


  • Alberto

    La probabilità chiaramente non può essere lineare col tempo. Supponiamo che sia P=0,6 la probabilità di contagiarsi in 5 minuti di contatto ravvicinato. Allora, se fosse lineare col tempo, avresti probabilità 2P=1,2 per 10 minuti di contatto ravvicinato, ma ciò è impossibile perché il numero 1,2 è maggiore di 1 e quindi a priori non può corrispondere a una probabilità.


  • Alberto

    L’approssimazione lineare può avere senso, però, per tempi “molto piccoli”, diciamo. Non so se corrisponde al caso realistico. Può darsi…


  • Paola Ricca Mariani

    Grazie, molto interessante. Vorrei solo una risposta sulla questione della produzione di beni essenziali, come alimenti e detergenti, tra cui rientrano energia e connettivita’: per questi ultimi, un’ attività di monitoraggio credo sia indispensabile. Vorrei sapere quanto incide in percentuale.


  • Mc

    Come nelle guerre i piccoli soldati vengono sacrificati come se la loro vita non valesse nulla…se vogliamo bloccare questo virus bisogno chiudere tutto adesso. Più si aspetta e peggio sarà….


  • Fabio

    A nessuno viene obbligato di lavorare con la frusta,.Non viene nessun Boia a prenderti a casa per i capelli. Diciamo solo che tanti non hanno i Coglioni di mettersi in Malattia o Ferie.Basta con questa falsità.Pensiamo che dobbiamo pagare il Mutuo, la macchina,le bollette; …..La verità è che se un giorno ( che non sia mai) il virus dovesse bussarci alla porta….Moriremo contenti perché almeno abbiamo pagato le nostre bollette per qualcosa che neanche usufruiremo. Questo è L’ITALIANO


  • Paolo Dei Giudici

    Ehm… Sulla probabilità, occorrerebbe avere studiato un po’ per parlarne.
    Nel caso in questione, non si sommano le singole probabilità (0,6+0,6 eccetera), ma la probabilità del contagio nel primo periodo (0,6) più la probabilità del contagio nel secondo periodo *posto che* non ci si stia contagiati nel primo periodo, e così via.
    Questa serie di probabilità converge, indovinate un po’? A 1 😉


  • Andrea B.

    Caro Giuseppe
    ospedali ed esercizi di vendita di alimentari sono vitali per le persone.
    Ti sembra altrettanto vitale continuare a costruire scafi di lusso, come si sta facendo in val Seriana? E’ proprio il caso di riempire le strade e i mezzi pubblici di persone che vanno avanti e indietro per stabilimenti del genere, dove lavorano gomito a gomito?
    E, per il lavoratore, non è una questione di “interessi personali del momento”: si chiama SOPRAVVIVENZA per lui, i suoi familiari e le persone che incontra.
    Gli unici che stanno facendo valere i loro interessi personali a fronte di questa sopravvivenza sono Bonometti e scagnozzi.
    E sei pure ignorante: il RSPP, perdonami, NON ha responsabilità in merito alla sicurezza sul lavoro: la responsabilità è DATORIALE, cioè del datore di lavoro. La “R” di RSPP indica che è il Responsabile del S.P.P., non della sicurezza e salubrità dei luoghi di lavoro.


  • Paolo

    Certo, peccato che se nessuno lavora voglio vedere cosa trovi al supermercato fra due settimane, chi ti da l’energia per accendere la luce, chi ti fornisce i farmaci per curarti e tutto il resto. Il tuo ragionamento funziona a metà. tutto quello che serve è garantire gli standard di sicurezza. Non immaginare le fabbriche di oggi come quelle degli anni 50. L’automazione ha consentito un lavoro meno caotico e se serve le imprese, come stanno facendo, lavorano a regime ridotto proprio per consentire la maggiore sicurezza. Anche gli imprenditori hanno a cuore la sicurezza dei lavoratori, se non altro perché Così Possono continuare a fare profitto. Dietro a te 4,5 milioni di persone perderebbero il lavoro ma correrebbero tutti!!


    • Redazione Contropiano

      Se si vuole commentare, almeno bisogna òeggere. QUi nessuno nega che ci siano settori “essenziali” per la sopravvivenza della popolazione (agroalimentare, farmaceutica, parte della logistica, apparecchi elettromdicali, ecc). Andare a fare acciaio o automobili o lampadari o divani, adesso, è proprio un crimine. Per quanto riguarda le “distanze di sicurezza”, chissà perché Confindustria ha preteso deroghe le le lavorazioni in fabbrica… Si vede che sanno di non poterle far rispettare OVUNQUE (da qualche parte sì) e quindi cercano di mettere al riparo i propri iscriti )Le imprese…)


  • Sara

    Io sono molto combattuta sul senso di chiudere le attività. In primo luogo per la tenuta economica del nostro pease e poi per la garanzia di avere un posto di lavoro quando tutto questo sarà finito. Cerco di spiegarmi:
    circa la paura per la tenuta economica,
    se penso alle piccole-medie imprese che non possono permettersi DPI per i lavoratori è sacrosanto chiuderle.
    Ma quelle più strutturate, che possono investire in sicurezza, perché dovrebbero chiudere? Se non producono e vendono chi paga le tasse che servono anche per pagare i lavoratori pubblici (ad esempio infermieri e dottori)? Chi paga le tasse che servono a coprire le spese per la cassa integrazione?
    Abbiamo un debito spaventoso, non credo che chiudere tutto indiscriminatamente sia la soluzione.
    Per quanto riguarda invece il mantenimento del posto di lavoro, viviamo in sistema economico globale che non rispetta esattamente principi di onestà.
    Aziende che producono prodotti non indispensabili chiudendo corrono anche il rischio che sciacalli dei mercati facciano concorrenza sleale e si portino altrove i clienti e quindi il lavoro.
    Se solo i sindacati avessero una politica internazionale forte, dove i lavoratori di tutto il mondo scioperassero in caso di odore di slealtà allora sì! Ma se così fosse allora non esisterebbe concorrenza sleale perché ovunque (Cina in primis) dovrebbero lavorare in sicurezza, a costi più alti e non ci troveremmo in questa situazione assurda di dover anche solo pensare di dover scegliere.
    Le tematiche sono ampie, e spero di essere riuscita ad esprimere la mia opinione senza avvitarmi.


  • Giulio

    Per Alberto: si, chiaramente l’articolo non è esaustivo sulla parte scientifica, ma l’ipotesi è proprio quella che fai tu nel tuo secondo commento, cioè che per valori piccoli sia tutto lineare.. Questo è esatto in un certo limite e a me pare realistico nel caso di cui parliamo.
    In ogni caso sembra andare bene per confrontare i due effetti.. Nel senso che il rapporto nell’ipotesi di non linearità crescerebbe e quindi la. Necessità di chiudere le fabbriche sarebbe ancora più forte..


  • Duke Fleed

    Sara, ragionamento sensato, ma dimentichi una cosa: uno degli sport preferiti degli imprenditori italiani è quello di piangere miseria girando in Mercedes. Aggiungiamo il fatto che sono consapevoli che il lavoratore è una preziosa risorsa da profitto, ma lo trattano come mero costo e quando ti fanno lavorare, si auto celebrano come santi perché ti danno un salario e che sei un miracolato perché fanno lavorare proprio te. Parli di piccole aziende che non possono permettersi i DPI per tutti, ma quando quelle più grandi, più complesse e con fatturati più alti, che possono permettersi tranquillamente la messa in sicurezza dei dipendenti, non lo fanno per mera questione di costi, come la mettiamo?


  • Vinicio

    Sono assolutamente d’accordo! Tutte le produzioni NON essenziali andrebbero chiuse. Infatti è assurdo criminalizzare i runner e poi lasciare circolare il 43% dei milanesi per andare al lavoro ! O alla morte ?Vedi metro e distanza sul posto di lavoro. Forse ci arriveremo fra qualche centinaio o migliaia di morti in più.


  • sergio callegari

    concordo pienamente con Sara!


  • Sara

    Duke concordo, presso le attività che restano aperte dovrebbero esserci dei controlli serrati da parte dei dipartimenti delle Sanità Pubbliche per la verifica delle condizioni di lavoro in materia di sicurezza e salute.
    Chi non rispetta la salute e la sicurezza: chiude, multe salate e penale. Resto dell’idea che non sia corretto chiudere tutte le aziende produttive indiscriminatamente, per me potrebbero rimanere attive, seppur magari a regime ridotto, quelle che tutelano la salute e la sicurezza dei lavoratori.


  • angelo antonio spallino

    perfettamente d’accordo anche se mi sono perso,come al liceo,sui calcoli.sono stanco di sentirmi un untore se mi allontano da casa in piena solitudine piu’ di 200 metri o un criminale se solo sogno di andare sul mio terreno isolatissimo fronte mare dove, avendo 70 anni, sognavo di godere della vista del mare e delle isole pontine.E poi,la favola del metro…si vadano a vedere lo spettro di diffusione delle goccioline di Pflugge(di saliva) per mesi ci hanno fatto credere che si poteva stare a un metro di distanza e non hanno mai inserito nel protocollo di prevenzione l’uso di questo importante presidio preventivo.Come stanno minimizzando la concausa fattuale dell’inquinamento atmosferico.Io porto fuori il cane con il GPS cosi’ non incorro nei rigori della legge

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