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Eurovirus. L’Unione europea non è la cura ma la malattia

Lo stress-test pandemico ha messo a nudo la realtà dell’edifico politico-economico dell’Unione europea. Tutti gli Stati che lo compongono, in diverso grado e misura, si sono dovuti confrontare con la pandemia di Covid-19 con sistemi sanitari inadeguati.

Questa è la diretta conseguenza del processo di integrazione europeo che ha imposto tagli alla sanità pubblica e processi di privatizzazione nel settore, facendo diventare i Sistemi sanitari nazionali, che erano eccellenze riconosciute a livello internazionale, organismi prossimi al collasso ben prima dell’attuale emergenza sanitaria.

La desertificazione industriale prodotta dalla divisione del lavoro imposta in ambito europeo ha svuotato i singoli sistemi-paese delle capacità produttive necessarie per fabbricare beni in funzione ai bisogni della popolazione, come per esempio i più elementari dispositivi sanitari utili all’emergenza.

L’ambito della ricerca tecnico-scientifica, ormai proiettato verso le imprese private, non è in grado, così come il sistema economico, di rispondere alle correlate necessità pandemiche.

L’unica risposta delle élite economiche continentali è stata la volontà di far continuare a far girare l’economia andando contro la salute dei lavoratori, e fare pressione affinché si torni anche in piena pandemia alla “normalità” economica, senza tener conto del costo di vite umane che questo potrebbe comportare.

È tuttavia sulla risposta politica complessiva che l’Unione europea ha mostrato la più palese incapacità di reazione e coordinamento, facendo emergere tensioni mai sopite tra le classi dirigenti continentali. Due riunioni fiume, di cui l’ultima dell’Eurogruppo di sedici ore, non hanno prodotto nessuna convergenza tra gli interessi, allo stato attuale, fortemente contrari come quelli dei rappresentanti dei vari membri aderenti.

Le profonde spaccature che sono emerse tra i governi dei paesi del Nord – in particolare Germania e Olanda – e una folta schiera di Stati non solo “periferici” rispetto alla gestione economica comune dei costi della pandemia, aprono la strada ad una possibile bancarotta dell’Ue, o saranno elemento di rafforzamento di una delle ipotesi in campo?

Nessun paese è immune allo choc e alle conseguenze che deriveranno dall’attuale emergenza, e occorre ripensare radicalmente una prospettiva continentale che si sganci dalla gabbia dell’Unione e riconfiguri l’apparato economico in funzione dei bisogni della popolazione e non del profitto delle oligarchie.

Occorre un programma di transizione adeguato e forze politiche che lo facciano proprio a livello continentale.

Ne parliamo sabato 11 aprile, dalle ore 19, in diretta facebook dalle pagina di Contropiano.org e da tutte quelle locali della Rete dei Comunisti, assieme a Giacomo Marchetti (Rete dei Comunisti), Bénédicte Monville (militante ecologista, La France Insoumise) e Sergio Cararo (Contropiano).

rete dei comunisti eurovirus

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